mercoledì 29 marzo 2023

Lasi nuovo allenatore della Virtus: le ragioni del cambiamento e cosa porta

Filippo Franceschini non è più l’allenatore della Virtus. La notizia era nell’aria ed è stata annunciata ufficialmente dalla società nelle scorse ore. Una scelta forse inevitabile, per le dinamiche che si erano venute a creare in via Vivaldi, arrivata per cercare di invertire la rotta dopo le recenti sconfitte e dare uno scossone (soprattutto a livello mentale) a squadra e ambiente. Poi, per quanto riguarda la scelta del nuovo coach, questa  è ricaduta “all’interno” della società: è il coordinatore del settore giovanile Maurizio Lasi il nuovo allenatore della Virtus.


Il curriculum 

Presentare a Siena Maurizio Lasi è un’operazione quasi superflua. Playmaker giunto nel 1988 alla Mens Sana, in Serie B, è stato protagonista della cavalcata e della doppia promozione che condusse i colori biancoverdi fino alla massima serie sotto la guida di coach “Dado” Lombardi. Sempre in viale Sclavo, una volta appese le scarpette al chiodo, ha iniziato la sua carriera da allenatore (da assistente di Bianchini e Pancotto) e da coordinatore del settore giovanile. Un ruolo svolto anche in una prima tappa alla Virtus (dal 1996 al ’99) e ancora alla Mens Sana nel 2018 dove, nonostante il fallimento della società, riuscì a far concludere la stagione alle compagini giovanili. È coordinatore del settore giovanile della Virtus dal 2019, dopo aver avuto numerose esperienze come capo-coach in varie parti d’Italia. Lasi infatti ha allenato a Fabriano, Rieti, Pistoia, Imola e Jesi. Nel mezzo la parentesi più vittoriosa, con il basket femminile a Schio, con cui Lasi può annoverare un palmares con uno Scudetto, una Coppa Italia e una Supercoppa italiana (oltre che due finali europee). È stato anche vicecoach di Andrea Capobianco con la Nazionale under 18, sesta ai campionati mondiali di categoria nel 2015. Nella stagione in corso, Lasi guidava anche la prima squadra di Asciano.


Come si è arrivati a questa scelta? 

L’avvicendamento sulla panchina virtussina è inesorabilmente frutto degli ultimi recenti risultati negativi. Il derby drammaticamente perso contro la Mens Sana, così come gli scontri diretti con Spezia e Legnaia e il ko interno con Quarrata, hanno segnato il cammino rossoblù oltre che il “destino” di coach Franceschini. Prima di quei 5 minuti finali al PalaEstra la Virtus era virtualmente prima e di fatto lanciata verso la promozione diretta. Un crescendo che era stato il leitmotiv di tutta la stagione rossoblù: partita con l’obiettivo di rimanere a ridosso delle favorite, strada facendo la Virtus aveva acquisito considerazione e ambizione da grande. Lo switch a metà annata - via Cacciatori e Caridi, dentro Paunovic, Dal Maso e Lafitte – aveva fatto crescere ulteriormente le aspettative di tutti. Comprese quelle dell’ambiente virtussino e di un main sponsor – Stosa – che aveva spesso rimarcato come «l’appetito vien mangiando». I fatti sembravano dare ragione a tutti: la squadra aveva infilato 11 vittorie su 12 incontri prima dell’ultimo periodo nero che ha portato la Virtus fuori dai giochi per la promozione diretta e addirittura a doversi guardare le spalle per mantenere il vantaggio del fattore campo nei playoff.


Il perché della scelta? 

Ovviamente, in casi come questo, la decisione più immediata è quella di sollevare l’allenatore. Una scelta anche sofferta, secondo quanto trapela dagli ambienti di piazza Don Perucatti, ma oramai inevitabile. La volontà è quella di dare una scossa, soprattutto dal punto di vista psicologico, a una squadra apparsa un po’ scarica mentalmente nelle uscite che hanno fatto seguito al derby, Legnaia su tutte. Con Spezia e Quarrata non si è visto un crollo vero e proprio ma, al tempo stesso, è logico che lo sport segua dinamiche legate ai risultati. E le due sconfitte non hanno di certo aiutato né la scelta di puntare ancora su Franceschini, né tantomeno a sollevare il morale virtussino. Spetterà quindi a Lasi il compito di dare una scossa al team rossoblù. Con l’obiettivo, a questo punto, di farsi trovare pronti per i playoff e di capitalizzare al massimo questa scelta. Tradotto: in primis, finire la stagione regolare almeno al sesto posto e quindi con il vantaggio del fattore nei due turni di post season; in secundis, vincere il proprio tabellone playoff ed essere promossi in Interregionale.


Cosa cambia? 

Con sole 4 partite da giocare in stagione regolare si fa fatica a immaginare cosa possa inserire, sotto il profilo tecnico/tattico, un allenatore subentrante. Ciò che è certo è che se la scelta è ricaduta su Lasi è anche per le sue skills in ambito giovanile. La Virtus è squadra forte sotto il profilo tecnico ma è anche giovane come età media24.9 anni, per la precisione, coi tre trentenni Bianchi, Imbrò e Olleia che spostano il dato; la moda, cioè il dato che torna più volte, è 23 anni. Sulla base di questo, forse, le tante aspettative che si sono venute creare con il passare delle giornate hanno sovraccaricato la squadra, di fatto schiacciandola. Poi c’è anche da recuperare la migliore forma, discorso che acquisisce maggior significato se si parla dei vari Bartoletti, Calvellini, Costantini, e Olleia, tutti infortunatosi dopo il derby con la Mens Sana. Insomma, come si suol dire, «quando ha iniziato a piovere, ha grandinato», ed oggi la Virtus deve anche togliersi di dosso quest’aura di negatività.


Derby: back-to-back o sliding door? 

In tutto questo all’orizzonte c’è il derby con il Costone. L’ultima stracittadina della stagione regolare ma primo confronto di una serie che potremmo rivedere nei playoff. Un back-to-back, se si pensa al girone d’andata quando il Costone si presentò al PalaPerucatti all’indomani dell’esonero di coach Fattorini, o uno sliding door della stagione rossoblù? Se un derby, quello con la Mens Sana, ha minato il cammino virtussino, potrà un altro derby (questa volta con il Costone) rilanciarlo? La parola adesso spetta al campo, al PalaOrlandi, domenica alle 18.

Andrea Frullanti


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