mercoledì 12 luglio 2017

La Mens Sana dopo Bucarelli

Non è sbagliato costruire una squadra senza Lorenzo Bucarelli. Anzi, soprattutto a queste condizioni, separarsi era diventata la strada più sensata. Toglie tutti dall'impaccio poter dire che a prenderlo è arrivata una società di Serie A (Sassari, per girarlo al club satellite Cagliari) contro cui non si poteva competere. Ma quello che resta è mortificante. Sì, il bilancio si fa a roster chiuso, e mancano ancora la guardia e il pivot stranieri, e finché non arrivano si può anche sognare che siano Bootsy Thornton e David Andersen. Però per quanto fatto finora una valutazione si può avanzare: in queste quattro estati da quando è rinata, questo è il mercato più modesto che la Mens Sana abbia mai fatto.

Averlo visto crescere (a Siena dal 2012, con la sola parentesi di un anno alla Stella Azzurra dopo il fallimento della vecchia MSB) aggiunge affetto ed emotività nel valutare un ragazzo come Bucarelli già pronto all'uso a livello senior per difesa, fisico, testa ed etica del lavoro, e che in Nazionale in mezzo ai parietà sa far valere la maggior malizia e durezza grazie alle stagioni senior già alle spalle. Ma con limiti chiari (e quel che ne consegue nell'immaginarne i margini di crescita) che sarebbe da sprovveduti non considerare quando si ragiona di farne una pietra miliare per il futuro.

Non ha aiutato vedergli chiudere la scorsa stagione già a febbraio. Tirando una riga in quel momento, le sue aspirazioni di maggior spazio si sono scontrate coi numeri che lo hanno comunque visto in campo 19' di media, e soprattutto si sono scontrate con un riscontro tecnico che non lo ha visto fare visibili passi avanti rispetto all'anno prima: non è il talento il suo punto di forza, quando deve mettere palla a terra le cose si complicano e soprattutto il tiro - quello che ti dà o meno cittadinanza a un certo livello - è un calvario, dopo due stagioni rispettivamente da 17% e 14% da tre punti (!).

Il resto del pacchetto (i pregi, il passato radicato a Siena, l'età che rende il suo futuro ancora in gran parte da scrivere) ha reso combattute le valutazioni. Facile quella sul riscattarlo o meno, a fronte di un prezzo spropositato per passare dal 20 al 30% del suo cartellino, e dunque della percentuale dei premi da parte delle sue future squadre a cui si avrà diritto in futuro. Non riscattandolo si poteva comunque tenerlo proponendogli un contratto ai prezzi di mercato, come poi si è provato. Certo, provarci già nei quattro lunghi mesi in cui non ha giocato forse avrebbe aiutato a trovare un accordo conveniente. Ma sono stati mesi in cui la Mens Sana non ha avuto la minima certezza sul futuro, o sicuramente non l'operatività, e allora ha perso ogni possibile vantaggio.

C'era poi da capire: tenerlo, ma per fare cosa? Lo scenario più intrigante, provando a compensarne le caratteristiche col resto del quintetto e con qualcuno dalla panchina, era cucirgli addosso un ruolo da titolare. Lo scenario più sterile era tenerlo per riempire una casella, e quello a cui si è arrivati non è stato molto diverso: un posto da quinto esterno dietro un americano e Casella (con la c maiuscola), con margine di crescita ulteriore degli spazi praticamente inesistente. E se quello che serve è riempire una casella (con la c minuscola), muovendosi per tempo si potevano trovare giocatori più convenienti e/o più funzionali.

***

E' finita che il quintetto a Bucarelli gliel'hanno offerto altri, prima e dopo le prestazioni in Nazionale. E' finita che il rilancio mensanino su base triennale, figlio di valutazioni probabilmente di pancia e non più particolarmente tecniche (con l'input della proprietà di farne una bandiera del nuovo ciclo), è stato superato dagli eventi. E' finita che - ma è un'opinione personale discutibilissima - gli interventi esterni hanno salvato la Mens Sana da una decisione emotiva con cui avrebbe fatto i conti per anni non solo in termini economici (in tutta la vicenda i soldi ci sono entrati il giusto, anche perché non si parla di miliardi) ma tecnici, anche nella strutturazione del roster.

Giusto per fare un esempio, la controversa decisione di quattro estati fa di rinunciare al capitano Marco Carraretto (sul cui conto gli anni successivi hanno aggiunto diversi elementi alla valutazione) per prendere il più economico e funzionale Viggiano non ha impedito di rendere quella Mens Sana una delle più amate di sempre. Per questo, se anche fosse stata la Mens Sana a deciderlo, il problema non è di per sé separarsi da Lorenzo Bucarelli. Separarsi da un giocatore che è cresciuto cestisticamente a Siena, che stava continuando a crescere (di recente meno) e che era romantico (ma anche realistico?) vedere come pietra miliare del futuro. Anzi, come detto, ci sono varie ragioni per pensare che alla fine sia stato meglio così.

Ma è il resto del mercato della Mens Sana che l'ha messa in condizione di vivere come una sconfitta un'evoluzione non necessariamente negativa. Per quanto forse basata su presupposti tecnici sbagliati, trattenere Bucarelli per farne un uomo simbolo era stata almeno un'idea, l'unica rimasta perseguibile, di un'estate che si è appiattita attorno all'impossibilità di essere operativi. In cui si poteva immaginare appunto Bucarelli in quintetto, oppure Vildera in quintetto, oppure dare la regia a un americano che potesse giocare davanti e di fianco a Cappelletti per gestirne il rientro, oppure prendere entrambi gli stranieri sugli esterni, oppure prendere un lungo americano con caratteristiche per giocare accanto a Vildera e non solo davanti. Azzardando, certo, prendendosi rischi, certo, ma rischi in cui credere, scommesse attorno a cui far girare la stagione.

Ognuno poi la spiega prendendosela con chi vuole, risalendo a ritroso (a rischio di sbagliare obiettivi) la catena delle possibili responsabilità: la visione dei tecnici oppure le capacità dei dirigenti; il mercato partito troppo tardi per i tempi biblici nel passaggio di quote oppure i conti malati che sono stati la causa ultima di questi tempi allungati; il budget basso (leggermente inferiore all'anno scorso) deciso dalla nuova proprietà oppure i buchi degli anni scorsi che hanno costretto i nuovi soci a tenere la cinghia tirata. Era nell'ordine delle cose un cambio di passo manageriale passando da tifosi, anche di alto profilo, che amministravano soldi di tutti a imprenditori che chiamano professionisti a gestire soldi (in buona parte) messi da loro.

Arrivati operativi sul mercato così tardi e con queste risorse, prosciugati nelle idee, per inerzia si è finiti a fare una brutta copia della squadra dell'anno scorso, che peraltro non era mica andata così bene. Saccaggi non è un passo avanti rispetto a Saccaggi, Lestini con Flamini ha veramente poco a che fare, Casella è un rispettabilissimo giocatore di categoria ma solo per la delusione che ha lasciato Tavernari può non essere considerato un passo indietro (oltre a occupare esattamente gli eventuali margini di Bucarelli). Ah, e poi una rotazione che era a otto giocatori e che diventa a sette e mezzo, se sarà effettivamente battuta la strada che porta a Masciarelli per il dopo-Bucarelli. E di questi sette uno è Cappelletti, per il quale si ragiona su "quando" tornerà al top, non "se" tornerà al top, ma la cosa peggiore sarebbe mettergli pressione.

***

Per Masciarelli si stava ragionando anche sulla possibilità di mandarlo altrove ma non per giocare e basta: per lavorare soprattutto, in un posto laddove ci sarebbe stata la garanzia che avrebbe potuto impostare una crescita individuale come l'anno scorso non era stato possibile a Siena, all'impatto coi diversi ritmi della prima squadra. Ecco, quel posto in cui lavorare sul miglioramento individuale dovrà essere ora la Mens Sana.  Poi, prima ancora di chiederle di vincere le partite (non secondario), è con questa squadra che ci si presenterà alla gente per chiedere di fare l'abbonamento, o di comprare il biglietto al botteghino, dove già non è che il popolo facesse la fila di suo da un paio d'anni, con conseguente minore appeal anche con gli inserzionisti, e una spirale negativa che non vuole nessuno, finché si è in tempo a lanciare invece segnali diversi.

Resterebbero poi da riempire la nona e la decima casella del roster: per farlo con ragazzi dell'Academy, come era logico e forse preventivato (ma Campori che fa? va a Forlì?), bisogna che ci sia l'accordo con la Polisportiva che al momento non c'è, dopo un brutto primo approccio nell'incontro di martedì. Al momento in Federazione l'Academy non risulta più essere la società satellite della Mens Sana, che ora per le giovanili obbligatorie potrebbe guardare altrove, generando nuovi mostri. O magari con la settimana nuova dalle provocazioni si passerà a rapporti più costruttivi con atteggiamenti più adulti, come sarebbe nell'interesse di tutti.

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