martedì 18 aprile 2017

Tabula rasa

Il 18 aprile 2017 diventa sul calendario il giorno in cui la gente di Mens Sana vede tornare sulle maglie lo sponsor che mancava da 674 giorni oggi, dalla finale in Serie B, per apparire domenica per la prima volta sulle divise da quando il club è in A2. Non è originale ma... Soundreef sounds good. Entro la presentazione di venerdì ci sarà modo di riparlarne: di quello che porta di buono nell'immediato nei conti del club, e sul lungo termine per l'impatto dell'operazione - più ampia - dal punto di vista societario.

E' anche il giorno in cui la Mens Sana vede riapparire sull'albo d'oro gli scudetti 2012 e 2013, la Coppa Italia degli stessi anni e la Supercoppa 2013. E' sin dalla serata sulla bocca di tutti l'annullamento da parte del Collegio di Garanzia del Coni, terzo grado di giudizio sportivo, delle risultanze dei due gradi precedenti gestiti dalla Fip, e dunque anche delle revoche dei titoli e delle condanne dei dirigenti. Una decisione più unica che rara, dice chi se ne intende. Inattesa, visto che i vaticini dai corridoi ben informati erano altri. Con alcune spiegazioni già sotto mano, e altre per cui bisognerà aspettare al massimo entro 60 giorni le motivazioni. "Una grande vittoria", ha detto Qualcuno. Nel caso la vittoria di una battaglia, non della guerra, perché questo processo non vale ma un altro andrà fatto: con quali nuovi paletti si capirà proprio dalle motivazioni. Da analizzare nei dettagli, come sempre. Proviamoci ancora (ma brevemente non si può, sia chiaro).

Gli esperti di Coni valutano la decisione assunta in questo caso coerente con un orientamento recente (vedi canoa) in cui, anche visto il momento elettorale, per evitare di ergersi a Cassazione dello sport che smentisce le federazioni, certo il Comitato Olimpico ha anche dei motivi di opportunità nel rimandare le questioni alle singole federazioni, dando loro la possibilità di cambiarle invece di imporre dall'alto sentenze riformate.

Si è presto cominciato a giocare con le parole. "Non è corretto dire che gli scudetti sono stati restituiti/riassegnati alla Mens Sana, sono tornati dov'erano". I fatti: è stata annullato il procedimento che ne aveva deciso la revoca. La revoca non è mai esistita. Erano stati tolti dagli albi d'oro, ora ci sono, poi a questo fenomeno si può dare il nome che si vuole. Certo è così in attesa di un nuovo procedimento: nel caso starà alla Fip doverseli riprendere, se arriveranno nuove decisioni della portata delle precedenti. Ovvero il massimo della pena, neanche una pena intermedia pur non essendosi ancora celebrato il processo penale, per frode sportiva, che per la prima volta nella storia viene applicata per un caso del genere.

Ripartire dal primo grado significa ricominciare dalla tavola apparecchiata con i deferimenti del luglio 2016. Non una nuova inchiesta, il percorso che ha portato al deferimento viene salvato, e anche il deferimento forse anche per la consapevolezza che se il conteggio partisse oggi la prescrizione sarebbe lì a un passo: cinque anni per frode sportiva, quattro per lealtà e correttezza. Basterebbe questo per concludere, come hanno fatto alcune difese, che almeno scudetto e Coppa Italia 2012 rientrano già nella prescrizione anche in caso di frode sportiva, considerando che l'iscrizione (ciò che è considerato non regolare) è avvenuta entro il 30 giugno 2011 e il deferimento è avvenuto oltre cinque anni dopo. Ma sarebbe un mezzo risultato, e comunque a ben vedere l'iscrizione al campionato 2012/2013 avviene sulla base del bilancio chiuso al 30 giugno 2011, secondo l'argomentazione dell'accusa per cui a renderla irregolare sono stati i bilanci.

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Si torna al Tribunale Federale ma con qualche attore in più: alla Polisportiva e alla MSB 1871 è stato riconosciuto il diritto di esserci. Non a una sola, il dispositivo del Coni fa riferimento a entrambe nell'elencare i casi che ripartono dal via. Senza le motivazioni bisogna per ora andare per deduzione, ma secondo le ipotesi che vanno per la maggiore (anche da parte dell'accusa, che così non vedrebbe smontata la questione ma solo reiterata con qualche attore in più) una più che probabile causa di annullamento è la mancata integrazione nel contraddittorio delle due società, che avrebbe sanato quello che obiettivamente è un mostro giuridico: c'è stata un'accusa, forte, ma non c'è stata formalmente una difesa per il club fallito, i suoi titoli e la sua storia, che non ha avuto la possibilità di difendersi come invece i singoli dirigenti. Che non significa dire che non è successo niente, ma se ogni più elementare norma dei diritti umani prevede questo diritto anche per i delitti più turpi, un motivo ci sarà.

Polisportiva e MSB 1871 hanno chiesto (chi prima, la vituperata casa madre, e chi obiettivamente dopo, la nuova società...) di poter esercitare il diritto alla difesa in via surrogatoria rispetto al soggetto a cui faceva capo l'imputazione. Cioè quella curatela fallimentare a cui - per ricordare - il giudice delegato del tribunale fallimentare non ha dato il permesso ad accedere al patrocinio legale gratuito offerto dal Comune. A cui poi hanno attinto le due società. Si era già rilevato che in appello non si era praticamente neanche motivata l'esclusione delle due società dal dibattimento. Rispetto a chi vede in questo il motivo dell'annullamento, l'obiezione è che con tutte le memorie in mano dopo i due gradi in Fip il Coni aveva comunque gli elementi di contraddittorio per decidere, e invece ha rinviato alla Fip.

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Un secondo possibile vulnus, sicuramente più nel merito, riguarda la necessità, asserita dalle difese, di derubricare l'accusa da frode sportiva a violazione degli obblighi di lealtà e correttezza. Perché si configuri la frode sportiva, dicono gli avvocati, serve il criterio della soggettività: ovvero si dimostri che certe condotte siano state attuate volontariamente con il preciso intento di raggiungere l'illecito risultato. Il vantaggio sportivo illecito che si voleva raggiungere, secondo le argomentazioni dell'accusa in secondo grado, era la possibilità di iscriversi ai campionati per cui non si avevano i parametri a posto. E' stato invece rilevato sia in sede penale che sportiva che questa sarebbe una conseguenza oggettiva, non soggettiva, un effetto secondario di condotte che - quando dimostrate - erano mirate ad altro, non all'iscrizione ai campionati. Quindi senza soggettività, non ci sarebbe frode sportiva. Ma in generale la giurisprudenza è disseminata di casi in cui per violazioni di carattere fiscale ed economico l'accusa non sia mai stata frode sportiva, bensì violazione degli obblighi di lealtà e correttezza.

Nel calcio ci sono numerosi pronunciamenti, uno recente che riguarda club di prestigio, tanti meno recenti. Normale che il Coni voglia mettere sullo stesso piano i criteri di giudizio di tutte le federazioni che sono sotto il suo cappello. E quello della Mens Sana sarebbe comunque un unicum non solo all'interno del basket stesso (sanzioni sportive, al massimo livello, per illeciti amministrativi: sarebbe un precedente esplosivo), ma perfino all'interno della sua inchiesta: per aver pagato tesserati in nero (questa era la motivazione iniziale del deferimento), i tesserati sono stati squalificati per 20 giorni per violazione degli obblighi di lealtà e correttezza. Una pena simbolica (da scontare in estate...) e con un capo d'accusa diverso, mentre qui c'è il massimo della pena per frode sportiva: questi due lati non possono appartenere alla stessa medaglia... Cosa cambia se c'è una derubricazione? La revoca dei titoli è prevista per responsabilità oggettiva nei casi di frode sportiva, non in quelli di violazione dell'obbligo di lealtà e correttezza...

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C'è poi, tra le tante strade percorse dalle difese, un'altra con la forza per portare a questa decisione dell'annullamento: il cambio di "capo d'imputazione" che l'accusa, cercando di stabilire un nesso di causalità tra le condotte fiscali e un illecito vantaggio, secondo le difese avrebbe fatto in ogni passaggio dal deferimento iniziale al punto di partenza al Coni, ovvero la sentenza di secondo grado. Per gradi, si è passati dal perseguire il pagamento in nero dei tesserati nel deferimento iniziale, sulla scorta delle carte dell'inchiesta della Procura della Repubblica, lasciandosi sfuggire qua e là l'infelice formula per cui pagando tutte le tasse la Mens Sana non si sarebbe potuta permettere la squadra più forte (impossibile da dimostrare in un'aula), fino ad arrivare a sostenere che il citato illecito vantaggio per parlare di frode sportiva è l'iscrizione (secondo l'accusa impossibile senza pagamenti in nero) a campionati poi vinti ma a cui non si aveva diritto a partecipare.

Peraltro in sede di Collegio di Garanzia sono emersi numeri per cui dalla stessa perizia evocata dalla Federazione si quantifica che le spese sostenute per tenere in piedi il sistema ricostruito dall'accusa sarebbero stati comunque superiori di milioni di euro ai soldi di cui si discute la sottrazione all'erario. Ma anche senza approfondire un tema discutibile, comunque no, in giurisprudenza non si può fare: non si può cambiare il capo di imputazione.

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Agli occhi dei profani è l'ennesimo passo falso da parte dell'accusa, che aveva potenzialmente in mano elementi forti per una causa che poteva solo perdere, a patto di instradarla secondo quello che le carte le consentivano: giusto per fare un esempio, l'approdo del mancato diritto a partecipare a campionati poi vinti, con tutti gli appigli del caso, era potenzialmente inattaccabile. Ma si ripartirà da un deferimento basato su altro. Per tempismo (la Federazione non è mossa subito, per evitare di certo la prescrizione, e neanche con calma, quando aveva in mano la sentenza penale, ma esattamente in mezzo) e nel merito della strategia (qui si sono approfonditi solo alcuni degli argomenti) ha finito per disperdere tutto quanto.

La lotta di bravura tra avvocati, obiettivamente stravinta dalle difese, però appassiona il giusto tutta la gente che per questa vicenda  ha sofferto e non riesce a guardarla come se fosse Perry Mason, Law and Order o Criminal Minds, a seconda del giudizio che se ne dà. Questo per chiarire che sarebbe stupido e in malafede sostenere che non sia successo niente, guardando a cosa succederà in sede penale. Ma il diritto alla difesa serve ad arrivare a un giudizio giusto: sarebbe un peccato (eppure sono le regole del gioco) fosse basato su cavilli ed errori, ma che non può ignorare che in tutta questa vicenda c'è una parte lesa due volte, dalla sparizione della società e poi dalla cancellazione dei titoli - calci negli stinchi agli storpi e dita negli occhi ai ciechi - : la gente della Mens Sana. Ripartire da zero dà motivo per farle immaginare che sarà diverso.

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