venerdì 11 gennaio 2019

Pick-and-Tom: Come la Mens Sana di Moretti attacca il cambio difensivo avversario

Dopo tanto parlare fuori dal campo, proviamo a calarci nuovamente sul parquet. Tornare ad occuparsi solo della palla che rotola può essere faticoso ma salvifico allo stesso tempo. Proviamo a farlo questa volta attraverso il modo in cui la Mens Sana di coach Moretti attacca il cambio difensivo (sistematico o meno) degli avversari. Sempre più spesso infatti, ribaltando la prospettiva originaria, quella che nasce sicuramente come strategia difensiva speciale viene utilizzata dagli staff moderni come fondamento per preparare un buon piano d’attacco.

Prendiamo l’azione probabilmente più emblematica dell’ultima vittoria contro Agrigento: la tripla dall’angolo di Cepic dopo opportuno ribaltamento del lato. Ebbene, alla base di un’azione così virtuosa sta il blocco di Sanguinetti su Evangelisti per favorire il post basso di Radonjic contro un avversario più piccolo, da cui scaturisce tutto il resto. Ma nelle ultime partite dei biancoverdi (come nelle precedenti e come – ne siamo certi – anche in quelle delle altre), sono molteplici le situazioni di cambio difensivo della difesa avversaria propiziate appositamente dalle scelte dell’attacco.
  
Non è semplice trovare un filo conduttore nelle ultime prestazioni dei senesi. Diverse sono state le caratteristiche delle squadre affrontate, diversi anche i fattori che sono entrati in gioco a minare le riserve di energia fisica e mentale dei giocatori biancoverdi nel periodo intorno alle feste natalizie. Quello che però non è mai venuto meno è stato certamente il lavoro dello staff mensanino nel preparare di volta in volta sfide differenti, per le quali erano necessari accorgimenti ogni volta specifici.

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L’abbiamo in qualche modo anticipato: cambiare sistematicamente in difesa è una delle opzioni più gettonate per ritardare l’esecuzione degli attacchi avversari. La stessa Mens Sana ne fa un discreto utilizzo, soprattutto quando ricorre alla difesa match up, dopo canestro realizzato o da rimessa in attacco degli altri. È sempre più frequente vedere passarsi l’uomo di mano in mano sui blocchi nella metà campo difensiva. Questo perché in generale i roster tendono a essere più uniformi rispetto al passato in termini di dimensioni dei giocatori, con guardie sovradimensionate e lunghi dotati di un’agilità tale da stazionare lontano dal canestro ed accoppiarsi quasi con chiunque.

E perché – non secondario – sbarrare immediatamente la strada può essere preferibile contro attaccanti oggi in grado di sparare il tiro in un fazzoletto o mettere palla per terra molto rapidamente. Il progressivo, maggiore utilizzo del cambio difensivo ha anche però avuto l’effetto di invogliare gli attacchi a preparare veri e propri giochi ad hoc per colpire dove la difesa è costretta a cambiare per principio ma potrebbe evitare per buon senso. Moretti questo lo sa e, da proverbio, cerca ogni modo per far battere la lingua dove il dente duole.


Abbiamo aperto con il corner three di Janko Cepic. Tutto origina dal blocco di Sanguinetti, portato alle spalle di Evangelisti per favorire il cambio di marcatura della difesa e mandare Radonjic (196 cm) a giocare in post basso contro Pepe (184 cm.) Todor ha già dimostrato in stagione di poter essere molto pericoloso dalle tacche basse e, una volta servito, chiama le attenzioni, sotto forma di raddoppio, di Evangelisti, fin lì impegnato a difendere sul perimetro. Il vantaggio dell’attacco ormai è stato prodotto: Radonjic riapre correttamente per il liberissimo Sanguinetti che serve Cepic in angolo, con la difesa costretta a inseguire ma ormai in ritardo nelle rotazioni.

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Se nel piano partita dei siciliani il cambio difensivo rappresentava solamente una possibilità a cui attingere in situazioni particolari, l’avversario precedente della Mens Sana, la Leonis Roma, ne ha fatto un utilizzo sistematico. L’imperativo di coach Corbani, fin dalla palla a due, è stato quello di scambiarsi freneticamente gli uomini, nel tentativo di concedere ai mensanini il minimo spazio possibile, dietro ad ogni blocco. Delle volte neppure c’è stato bisogno di un pick&roll, bastava il movimento incrociato degli attaccanti per favorire un passaggio di marcatura. Il mirino dei senesi si è spostato giocoforza sull’opportunità di creare mismatch per i propri lunghi, in particolare Poletti, per mandarli a sfidare i piccoli capitolini molto vicino al canestro.


Già col blocco iniziale si concretizza il mismatch in favore dei biancoverdi, con Toure che finisce a marcare il ben più alto Poletti. Per avvicinarlo ulteriormente al pitturato, arriva un nuovo blocco (cieco), questa volta di Ranuzzi, che oppone il centro senese ad Amici, spalle a canestro. Mitch ringrazia e mette i 2 punti in banca.

Lo stesso schema, o comunque molto simile, si è ripetuto per ampi tratti dell’ultima gara dell’anno. Conoscendo le intenzioni della difesa, i giocatori senesi puntavano dritti verso l’uomo di Poletti, per offrirgli un accoppiamento favorevole. Si può dire che fosse la Mens Sana a scegliere chi opporre azione dopo azione al proprio centro. Piazza e Toure ovviamente costituivano i bersagli più golosi.


Marino gioca a due in punta con il numero 0. Tanto è nota la strategia difensiva di Roma che Poletti non ha neppure bisogno di procurare fisicamente il contatto con il marcatore del proprio play. Gli basta uno slip screen (ovvero finta di bloccare per poi effettuare un taglio backdoor, non appena Infante esce su Marino) per pulirsi dalla difesa e ottenere un vantaggio nella linea verso il ferro. Se anche non viene servito, si porta dietro Toure, più basso di lui di 17 cm, e contro il quale può abusare spalle a canestro. L’epilogo dell’azione è lo stesso del precedente, con il supplemento di fallo e conseguente tiro libero aggiuntivo.

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Nell’ottica dello staff mensanino, quello di far giocare il proprio lungo di riferimento contro un giocatore di minor stazza non rappresenta l’unico obiettivo cerchiato col rosso sulla lavagnetta. Esporre gli avversari ad un mismatch infatti può avere la non indesiderabile conseguenza di gettare l’intera difesa in una condizione di allarme. Immediatamente viene riconosciuto il pericolo e altrettanto celermente ci si attiva per porvi rimedio. Questo innesca una serie di reazioni, che sarebbe meglio chiamare rotazioni, che rendono ineluttabilmente corta la coperta disegnata sul parquet dai vertici occupati dai difensori. Quasi sicuramente ci sarà chi, fra gli altri 4 in campo, adotterà una posizione flottata per essere pronto ad aiutare il compagno più piccolo e in difficoltà. La rosa delle possibilità di un attacco evoluto, a questo punto, si amplia notevolmente.


Marino porta un blocco cieco a Poletti, che va ad occupare il post basso contro la marcatura di Piazza (175 cm!). Sul lato debole Amici appare decisamente preoccupato dalla situazione creatasi dall’altra parte del canestro e compie un paio di passi verso il centro, ma soprattutto varia l’angolazione del proprio corpo, perdendo il contatto visivo col proprio uomo in angolo. Ranuzzi ne approfitta, tagliando sulla linea di fondo e sorprendendo il difensore alle spalle sullo scarico di Marino in penetrazione.

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Chiaramente, così come è necessario avere a disposizione uomini con determinate caratteristiche, prima fisiche e atletiche che tecniche, per adottare con continuità la strategia del cambio difensivo sistematico, ugualmente senza giocatori dotati di un elevato basketball IQ rimane comunque complesso attaccare lo switch. Non a caso abbiamo speso il nome di Ranuzzi nell’ultimo ragionamento. Il duttile e grintoso ex-capitano biancoverde rientra nel novero di coloro che riescono a leggere le situazioni di campo prima e meglio degli altri. Che sia stato il migliore nella vittoria scaccia-crisi contro Agrigento non è un dettaglio per nulla secondario. Quando serve una scossa emotiva, è buona cosa bussare all’ufficio del nativo di Bologna.


Qualora servisse anche un certo mestiere nell’imbullonare al suolo il malcapitato difensore che abbia deciso impropriamente di cambiare in difesa sul pick&roll, potrebbe tornare altrettanto utile rivolgersi al solito numero 11. Le difese avversarie sono avvisate. Cambiate, se lo ritenete opportuno, la marcatura sui blocchi. Non è detto che questo produca sempre dei vantaggi effettivi. Per tutto il resto, ci sono gli isolamenti di Carlino, quelli che hanno annientato la resistenza girgentina.



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Il varo

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