giovedì 27 dicembre 2018

#unoasettimana Alex Ranuzzi, una vita per l'onda giusta

Devi sentire l’onda, assecondare la sua energia, sintonizzarti e poi lasciarti andare”. Questa rara perla di saggezza esce dalle labbra di Bodhi, protagonista indiscusso del film Point Break, una delle eredità interpretative del compianto Patrick Swayze.

Non è una citazione a caso; lo spunto viene dal fatto che la pellicola in questione è una delle preferite da Alex Ranuzzi, per il quale il surf è ben più di una passione. Coloro che ruotano attorno al mondo dei cercatori di onde sanno bene che quelle nel corsivo iniziale non sono solo un paio di righe di sceneggiatura, ma sono una vera e propria massima di vita.

Sfortunatamente, in un periodo come questo, in cui fosche nubi si addensano all’orizzonte della Mens Sana, la citazione può anche valere per l’atteggiamento troppo approssimativo e vacuo di risposte della società sui tanti temi presenti sul tavolo: chi è surfista lo sa, se si prende la corrente sbagliata è facile finire sugli scogli. Meglio rimanere attenti e seguire il giusto flow.

L’onda che ha riportato il Ranuz a Siena è una di quelle buone, spumose ma gentili, visto l’affetto che lega Alex alla tifoseria e alla città. Era il 10 agosto 2014 quando si presentò per la prima volta a Siena, e quella che si apriva non era una stagione qualsiasi. Era l’anno 0, la rifondazione: si ripartiva da un piatto di cipolle dopo aver mangiato caviale per anni e c’era disperatamente bisogno di qualcuno che, oltre ad esserne cosciente, parlasse chiaro, dando la garanzia che sarebbe stato fatto di tutto, almeno sul campo, per uscire da quelle patetiche sabbie mobili. Fu lui a parlare per tutti, a promettere per tutti, e non è certo un caso se la stagione successiva, quella in cui dopo la parola Campionato c’era la lettera A e non la B, Alex sia l’unico ad essere rimasto, con in più l’onore e l’onore di portare i gradi di capitano.

Nella conferenza stampa di saluto dopo i due anni passati alla Mens Sana, dopo che ebbe pronunciato le parole “Vi voglio bene, mi mancherete, mi mancherà Siena, mi mancheranno tante piccole grandi cose di questa città”, anche le sedie avevano la lacrimuccia. Il cerchio era rimasto aperto, evidentemente, e per chiudersi gli ci sono voluti due anni, per la precisione fino al 27 Giugno 2018, quando è stato ufficializzato il suo ritorno. L’abbraccio di bentornato, se possibile, è stato ancor più caloroso dell’arrivederci, anche senza essere capitano.

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Bolognese di nascita e virtussino di formazione cestistica, dopo le giovanili gioca per quattro stagioni a Ozzano, due in serie B e due in Serie A dilettanti. Il primo punto di svolta della sua carriera, nel 2010, è la chiamata della Libertas Forlì per giocare in LegaDue, un’esperienza che lo mette per la prima volta di fronte a giocatori con un calibro di tutto rispetto e lo fa maturare come un cestino di frutta succosa.

L’altro importante giro di boa è l’arrivo a Mantova nel 2013; con gli Stings, in quella stagione, centra una promozione storica e insperata, risultando spesso decisivo non solo per lo score personale (quasi 10 punti di media a partita), ma anche e soprattutto per tante altre qualità che vivono all’ombra dei tabellini ma che non per questo sono meno importanti: coraggio, dedizione, comprensione del gioco.

E siamo di nuovo al 2014, la prima chiamata della Mens Sana, con Ranuzzi e il compagno di merende Pignatti a far da mattatori per la risalita. Tra ieri ed oggi, in mezzo, ci sono Imola, Scafati e una breve parentesi a Latina.

Nel libro dei sogni, al capitolo 11, si narra di un ritorno trionfale, con cifre da capogiro e giocate decisive ad ogni partita. Così non è stato, anzi in alcune partite, specialmente all’inizio, il gap da colmare per stare in campo sembrava notevole.

Ma se c’è una cosa che il Ranuz ha ben presente, è che per trovare l’onda giusta ci vuole pazienza, applicazione; non bisogna mai perdersi d’animo, anche quando sembra che tutti siano in grado di eseguire il giusto drop*, e tu sei lì, a guardare, sdraiato sulla tavola con le braccia che remano senza sosta. Poi all’improvviso arriva quella giusta, la rogue wave** che fa salire l’adrenalinometro a livelli importanti; un paio di cutback*** e giù in picchiata verso la spiaggia.

Adesso, nel momento più difficile della stagione mensanina, è più che mai indispensabile l’esperienza di giocatori come Alex per interpretare il momento, tenere unito lo spogliatoio ed affrontare il finale di girone d’andata difficile ed incerto, in un campionato altrettanto imperscrutabile più di una giornata primaverile nelle Highlands. Di sicuro, tra coloro che potranno meglio di altri svolgere questo compito c’è il Ranuz, che tiene la testa alta e l’occhio vigile. In attesa della prossima onda.

*Drop: il momento subito dopo la remata, quando ci si mette in piedi sulla tavola.

**Rogue Wave: enorme onda oceanica.

***Cutback: una virata eseguita nel punto piano dell’onda o nella spalla dell’onda, che permette al surfista di tornare indietro e prendere di nuovo velocità.



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