martedì 6 novembre 2018

#unoasettimana Bobo Prandin, il Leonida laureato in cose utili

Una volta tanto basta con l’epica, il mito, la letteratura: immergiamoci a piene mani nel cinema mainstream, che non fa mai male.

Tra le scene dei film più famose e ricordate di sempre spicca senza dubbio quella del sanguinolento e muscolare kolossal “300”, in cui re Leonida fa volare un ambasciatore persiano, con un calcio in pieno petto degno del miglior Jean-Claude Van Damme, giù da un pozzo chilometrico al grido di “Questa è Sparta!”, scatenando l’inevitabile guerra contro quel caterpillar che era l’esercito di Serse.

Quella scena è diventata, con buona pace dei barbuti e barbosi critici cinematografici, un modello da evocare quando serve coraggio, un simbolo di resistenza di fronte alle avversità. Ecco, se i giocatori della Mens Sana di questa stagione fossero quel manipolo di prodi (lettera minuscola, ci mancherebbe), la parte di Leonida sarebbe affidata a Bobo Prandin. È lui l’uomo del coraggio, l’uomo con los cojones. Anche nei momenti di difficoltà, in cui le cose non vanno proprio come ti aspetteresti, l’ufficio giusto per avere un po’ di garra è senza dubbio quello che ha la targhetta con su scritto "Bobo".

Poi, quando suona la sirena finale, tutto cambia. La sua possente dinamo di energia la esaurisce sul campo, perché nella vita privata Prandin si definisce un tipo tranquillo, quasi pacioso. Allergico ai social come Superman alla criptonite, ammette di aver aperto un profilo Instagram diversi anni fa e di avere immediatamente perso la password d’accesso. Avete presente il suo compagno di squadra Tommaso Marino? Ecco, l’opposto.

Ma sul rettangolo diventa un tipo social eccome: chiedere per conferma agli avversari, ai quali si appiccica nel corso dei 40’ di gioco peggio di uno stalker della Ferragni in cerca di consensi. I primi due possessi della partita di domenica contro Trapani sono indicativi: penetrazione, palla persa e poi, nell’azione susseguente, tuffo ‘alla Cagnotto’ (ma sul parquet, non in vasca) per riprendersi la sfera.

Senza perdere per un millesimo di secondo la concentrazione, senza mai lasciare che gli eventi influiscano sul suo modo di giocare. L’unica pecca sono stati i falli, che lo hanno lasciato più del dovuto sul pino. Ma quando è stato in campo l’effetto si è sentito eccome, anche perché il suo ruolo è chiaro a tutti: mettere la museruola al più forte della squadra avversaria. Nello specifico, sempre domenica, ha baby-sitterato quel peperino di Clarke, che nel secondo tempo è calato, e con lui tutta la squadra, grazie anche lavoro ai fianchi del n. 17 biancoverde.

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Bobo arriva a Siena dopo quattro anni magici a Trieste. Quando sbarcò all’Alma, ai tifosi che lo guardavano perplessi perché si aspettavano di veder arrivare in palestra un centrone dotato di chili e centimetri in abbondanza, rispose: "Vi stupirò". E così è stato; la partita d’esordio fu una sconfitta in casa contro Casale, quella d’addio è stata la Gara Tre di finale che è valsa la promozione alla città dove la bora non prevede l’uso di cappelli.

A Trieste ha mostrato a tutti di che cosa è fatto l’impasto tecnico/tattico del suo modo di giocare, un amalgama di cuore, applicazione, intensità e freddezza offensiva quando conta: meglio di un mix di farine antiche per il buon pane del fornaio Moretti. 

Uno così ci si immagina, il giorno dopo aver appeso le scarpe al chiodo, in fila per iscriversi al corso allenatori, con gli occhi sognanti che prefigurano schiere di allievi in sollucchero desiderosi unicamente di imparare il metodo tutto grinta di Prandin. Eccolo lì Bobo, giorni e giorni chiuso in palestra, a cercare di infondere un briciolo di quell’unica cosa che il talento non può colmare, uno scampolo di quell’attitudine coraggiosa e garibaldina che rende unico un giocatore. E invece no. No perché tra un allenamento e l’altro Prandin non era solito né leggere i fumetti di Topolino, né dedicarsi ad estenuanti tornei di NBA 2K, bensì trovava il tempo di laurearsi in ingegneria informatica con specializzazione in macchinari sanitari et similia. Non proprio robetta semplice. Quindi, dopo il basket ciò che vuole Bobo non è far sudare gli altri, ma trasformare i suoi studi in una professione redditizia e utile per il prossimo.

Nel frattempo però, le riprese del film di questa stagione sono in corso e re Leonida è pronto, come sempre, a fare la sua parte.




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