giovedì 5 dicembre 2019

Storia da Grandi: Bovone inarrestabile e i primi 100, Hackett onnipotente e Bootsy atto III

Come nella trilogia di “Ritorno al futuro“, il flusso canalizzatore che mette in moto i viaggi nella storia della Mens Sana Basket lavora a pieno ritmo, ma proponendo una quantità smisurata di fatti e notizie rende la selezione una condizione necessaria.
Privilegiando gli eventi più curiosi o particolari, non necessariamente i più felici, stavolta parliamo della seconda settimana del mese di Dicembre.

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Devono essersi mangiati le mani i tifosi Snaidero l'8 Dicembre del '74 nel vedere Enrico Bovone impacchettare col fiocco il loro fenomenale pivot Jim McDaniels, futuro Los Angeles Lakers.
Nella morsa dell'operosa difesa pensata da Cardaioli il colosso di colore trova 19 punti, scarsi rispetto alle abitudini, mentre Enrico ne insacca agli ex compagni ben 30, egregiamente supportato dall'altro ex Cosmelli, 20 da una lunga serie di tiri da fuori, e Johnson, 19 oltre al consueto lavorìo ai rimbalzi.
La vittoria 77-75 conferma la Mens Sana nelle zone nobili della classifica, perché con 9 vittorie e 4 sconfitte e la difesa di gran lunga più efficiente del campionato (subisce appena 70 punti a partita), la vede stabile in quarta posizione, davanti a società titolate come Virtus Bologna e Pallacanestro Milano.

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Le lucine rosse dei 100 punti in serie A si accendono per la prima volta il 7 Dicembre 1975 (gara numero 83 nella massima serie), accolte dal boato del pubblico del Dodecaerdro.
La Brina Rieti allenata da Paolo Vittori sembra uno sparring partner suonato da una perfetta prova collettiva (50-29 già al riposo, 100-75 il finale) e messo k.o. dal prodigioso Bovone, che al povero Vendemini tiene un clinic sul pivot.
Saranno solo 4 i punti del gigante della nazionale, contro i 28 con 11/12 al tiro del barbuto mensanino.
Ottimi anche Ceccherini, Giustarini (rispettivamente 18 e 17 punti) e il giovane playmaker Stefano Manneschi, leggero in difesa ma intraprendente in attacco, che non spreca l'occasione che il capriccioso ginocchio di Cosmelli gli ha offerto.

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L'11 Dicembre '83 a Bologna la Mens Sana vide svanire sulla sirena una vittoria che poteva cambiare non solo la stagione in corso, ma gli anni '80.
In latente crisi di risultati, la Yoga si fece forte delle accelerazioni di John Douglas e dei rimbalzi dell'ex Maccabi Earl Williams, tanto che andò in vantaggio anche di 15 punti.
Rinfrancati da Bucci e Malagoli (non male nemmeno Cagnazzo) i bianco...blu Mister Day rientrarono fino a incollarsi ai padroni di casa, per sorpassarli a dieci secondi dal termine grazie a un recupero dello stesso Bucci, che oltre al canestro del pareggio poi infilò anche il tiro libero del sorpasso.
Ma il finale da sogno che avrebbe certificato il rilancio senese e la profonda crisi fortitudina fu cancellato da Maurizio Borghese, che dalla lunga distanza trovò il canestro del definitivo 91-90.

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Esordio in panchina niente affatto memorabile nell'85 per Bruno Arrigoni, subentrato a Carlo Rinaldi, che era stato esonerato dalla Società dopo aver subito un ricovero per accertamenti cardiologici a seguito della sconfitta interna con Rieti e dimesso poche ore dopo.
Nonostante i 32 punti di Kupec, a Mestre la squadra perse 96-77 contro la Pepper di Steve Lingenfelter, un lungo dalle braccia smisurate non nuovo ad esaltarsi contro la Mens Sana.

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Nel 1991, nella difficile stagione del ritorno in A1, il vittorioso successo casalingo (in diretta TV) contro la Stefanel Trieste fu pagato a caro prezzo da Letterio Visigalli, che riportò la frattura del setto nasale per una gomitata.
Un rimbalzo conteso, certo, ma pochi dubbi tra gli spettatori riguardo alla gratuità del gesto di Dino Meneghin.

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Il 6 Dicembre 1992, nella sconfitta milanese 100-89 contro la Teorematour Aresium, i giocatori Popeye Jones e John Fox agguantarono 33 rimbalzi (18 il primo, 15 il secondo); la squadra biancoverde... 28.

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Gli americani Robert “Bob” Thornton e Lucius Davis stabilirono nel '93 e nel '96 proprio in questi giorni i rispettivi record di punti da giocatori senesi.
Per Thornton avvenne a Ferrara, dove ne segnò 30 grazie a un pregevolissimo 13/17 al tiro in azione.
Per Lucius Davis successe a Siena, contro la Viola Reggio Calabria nell'ultima comparsata di Georgi Glouchkov, allorché l'11/13 da 2 e l'1/2 da 3, guarniti da un 8/9 ai liberi gli valsero 33 punti.
Per ironia della sorte la Mens Sana in entrambe le occasioni uscì battuta col medesimo risultato: 88-85.

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Nel 1998 nella partita persa in casa 64-73 contro la Kinder Bologna, in maglia Ducato c'erano i nuovi americani Ashraf Amaya e Jimmy Oliver, ingaggiati al posto di Ray Owes e Henry Turner.
Amaya avviò la sua breve stagione mensanina con 11 punti e 10 rimbalzi; Oliver con 18 punti, quasi tutti da triple (5/9).

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11 Dicembre 2001, a Le Mans, in coppa Saporta, sgambatura contro il Sarthe Basket.
La Mens Sana giganteggia (94-46) grazie anche alle raffiche da 3 di Zukauskas e Oztas: 5/5 il Sindaco, 5/6 il turco.

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Il secondo tremendo infortunio di Kaukenas, il taglio di Summers, alle prese con problemi di letti e traffico veicolare europei, e i sedici mesi di squalifica imposti per il falso passaporto sloveno a Omar Thomas, ex MVP del campionato e potenziale sostituto dell'ex Pistons, il 7 Dicembre 2011 spinsero la Mens Sana a legarsi per la terza volta in otto anni a un atleta stimatissimo per qualità, rendimento e professionalità: Bootsy Thornton.

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Il posticipo serale dell'8 Dicembre 2013 vide i campioni d'Italia impegnati sul campo della Sidigas Avellino.
Se vi capitasse di riguardare la partita saltate direttamente all'ultimo quarto: vi godrete un Hackett in odor d'onnipotenza!
Furono suoi ben 16 dei 34 punti segnati in quel finale (15 quelli di Avellino).
Non solo, gli undici canestri su azione della gara (8/11 da 2, 3/4 da 3) valsero a Daniel il limite personale nel campionato italiano.
E con 36 di valutazione sfiorò il record di 37 fatto segnare per due volte l'anno precedente, sempre in biancoverde.
Era la vittoria numero 23 (su 27) contro Avellino, l'undicesima in Irpinia (su 14).

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Un lutto il 7 Dicembre 2016: Danilo Nanni muore a Cagliari, dove risiedeva.
Nato a Grosseto il 17 Novembre 1945 era un “mezzo lungo” che Ezio Cardaioli scovò in categorie minori a metà degli anni '60, periodo in cui gli atleti attorno ai 2 metri erano una rarità.
L'allenatore biancoverde lo volle alla Mens Sana anche a costo di un sacrificio economico personale, visto che la Polisportiva sulle prime ritenne improponibile spendere soldi.
Giunto a Siena, Nanni ripagò la fiducia addirittura forse oltre le aspettative, perché dopo Barlucchi divenne il secondo atleta partito dalla palestra di Via S.Agata a vestire l'azzurro della nazionale, ancorché sperimentale. Ma a differenza di Alfredo ebbe la chiamata proprio nel periodo senese, quando ancora giocava in C.
Appetito da società di serie A, dopo una sola stagione fu ceduto alla Libertas Livorno. Giocò poi per la Virtus Bologna, per la Pallacanestro Cantù e per l'Olimpia Cagliari.
Chiusa la carriera sportiva si stabilì definitivamente in Sardegna, dove aveva nel frattempo avviato un'attività di commercio di elettrodomestici.

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Lo scorso anno la partita contro la Virtus Roma fu tatticamente ed emotivamente forse la più bella dell'ultimo quinquennio. Di certo la sola in cui partecipazione ed atmosfera per due ore fecero rivivere i tempi dell'A1.
Una settimana d'avvicinamento tribolata, con i lodi esecutivi non onorati e la dichiarazione di morosità, il rischio imminente di escussione della fidejussione, le voci delle mensilità non pagate ai dipendenti e quelle montanti di ora in ora delle aziende “inchiodate”.
Tutto questo andava a sommarsi ai problemi ordinari di un team sportivo, quelli di natura fisica. Nello specifico, l'infortunio di Janko Cepic e la forma approssimativa di Bobo Prandin, da poco tornato in gruppo dopo lo stop per la lesione muscolare al quadricipite della gamba destra..
Iniziata in modo confortante, giocata benissimo da tutti gli effettivi, nel terzo quarto la gara divenne una cronometro con arrivo sulla Cima Coppi.
L'infortunio muscolare di Poletti e i quattro falli di Pacher, Lupusor e Radonjic costrinsero Moretti a insistere a lungo su un quintetto pigmeo, che sulle prime parve sopraffatto del gigantesco Sims.
La lungimiranza del coach di Arezzo fu invece premiata, perché non solo i pigmei piano piano presero le misure al centro romano, ma il loro gran lavoro in campo permise di preservare dal quinto fallo i lunghi ancora disponibili.
Lì, in quel soffertissimo terzo quarto fu vinta la partita, perché riposati, confortati e motivati, Pacher, Lupusor e Radonjic nell'ultimo furono decisivi.


Buon viaggio Tiziano,
amico e mensanino sincero



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