sabato 13 aprile 2019

Toccando il Fondo

Qualcosa si sta muovendo attorno alla Mens Sana. La Mens Sana intesa come luogo fisico. E poi, come ricaduta, le attività sportive della Mens Sana. Più di ogni altra, il basket mensanino. Bistrattato, umiliato, costretto a campare di stenti, se non ucciso, o per lo meno non ancora, dalla sua ultima compagine sociale. O al contrario con l’ambizione dichiarata di non dover ripartire dal basso, ma per lo meno dagli stessi livelli degli ultimi anni, nella visione con cui invece si sono avvicinati nuovi investitori. Fin dove arrivi il libro dei sogni e dove arriverà la realtà si capirà a breve, questione non di mesi ma di settimane, se non giorni.

Non è un segreto di Fatima, almeno non per tutti, perché dopo un mese mantenere la vicenda riservata si è rivelato impossibile per chi non ci è abituato. Il possibile ingresso sulla scena di questi investitori risale alla sosta di campionato prima della (mancata) trasferta di Legnano, quando questo ingresso aveva il senso di salvare la Mens Sana Basket 1871: sicuramente a livello societario, con l’idea di rilevare la proprietà e farsi carico del risanamento del club, al di fuori di ogni logica ma come biglietto da visita per entrare nel mondo Mens Sana; magari anche salvarla a livello tecnico, perché l’obiettivo in quel momento (per quanto possa sembrare complesso) era pagare gli stipendi ai senior rimasti per riportarli in campo, e pagare i lodi per tornare sul mercato a prendere un americano con cui giocarsi la salvezza ai playout.

La ghigliottina che ha fatto cambiare il piano è stata l’irrituale decisione della Fip di escludere la Mens Sana dal campionato. Non per caso allora si disse che quella sentenza di morte arrivava col tempismo sbagliato, proprio nella settimana in cui si stava muovendo qualcosa (e sapendo che qualcosa si stava muovendo). Lì il piano di intervento è virato sulla ripartenza. Ma necessariamente nel suo sviluppo aveva richiesto il coinvolgimento almeno parziale, su quanto in cantiere, dei soci di minoranza, che anche su questa base parteciparono al pagamento della tassa federale. E poi di altri interlocutori in città, quelli istituzionali e gli altri soggetti coinvolti, da cui si deve necessariamente passare per imbastire un affare soprattutto commerciale, e immobiliare, più che sportivo.

Allargandosi il coinvolgimento di soggetti, inevitabile che notizie di questi sviluppi arrivassero negli scorsi giorni sui gruppi facebook, sui forum, sui giornali. Anche perché a un certo punto, in maniera singolare, indiscrezioni sono state divulgate anche deliberatamente col proposito di avere la spinta dell’opinione pubblica per forzare certi momenti di impasse della trattativa, che sono normali per chi conosce le peculiarità della controparte. Ha prevalso poi l’equilibrio di sapere che la forza di una trattativa dovrebbe piuttosto essere nei numeri. Come quelli emersi nei tre step sempre più approfonditi dell’offerta fatta alla Polisportiva, dalla prima comunicazione ufficiale del 27 marzo all’ultima del 9 aprile. Adesso che c’è un’offerta dettagliata nero su bianco, e che il progetto lo ha visto nel dettaglio anche il sindaco, nel pomeriggio di venerdì scorso, ha senso cominciare a parlarne.

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Dettagli più esaurienti si capiranno dopo la conclusione della trattativa: per esempio come si chiama il fondo che intende investire sulla Mens Sana e la banca di investimento che c’è dietro. L’anonimato degli investitori, che con i fondi è prassi, rende impossibile mettere la mano sul fuoco per qualcuno che non si conosce (e prudenziale non farlo), ma obbliga anche a guardare i fatti e capire se sono quelli a essere convincenti. Quello che si sa è che è un fondo inglese che investe nel turismo e nello sport. Si sa, lo ha scritto il Corriere di Siena una settimana fa, che il referente scelto per portare avanti l’operazione è l’avvocato Cristian Sfara. Si sa che l’agenzia attraverso cui il fondo è arrivato alla Mens Sana è certificata dalla Deloitte. E si sa quello che questo fondo ha già messo sul piatto: 10 milioni. Spiegato meglio: li ha già messi in una società di scopo, vincolando così l’investimento al suo oggetto economico, con la costituzione in Gran Bretagna (ma coi normali passaggi avrà titolo per operare anche in Italia) di un’azienda ad hoc chiamata Sport Siena Management LTD, con un capitale già versato di 10 milioni di euro.
  
L’offerta degli investitori prevede l’acquisizione del PalaEstra e dei 2,8 ettari di terreni adiacenti al costo di un euro, lasciando alla Polisportiva due ettari compresi Dodecaedro, l’area dell’attuale PalaChigi e gli accessi. Sollevata da spese di gestione del palazzetto (quantificate dallo studio fatto in circa 300mila euro l’anno), la Polisportiva resterebbe nei propri spazi all’interno del PalaEstra al costo simbolico di un euro al mese fino alla realizzazione di una nuova struttura a due piani (vicino all’attuale PalaChigi) per un totale di 2000 metri quadri in cui trasferire le proprie attività (conservando inoltre Dodecaedro e PalaChigi). L’offerta prevede per la Polisportiva, dal momento in cui l’occuperà, un comodato della nuova struttura al costo simbolico di un euro al mese fino al termine dell’ammortamento, cioè 30 anni, passati i quali questa nuova struttura multidisciplinare (del valore di 1,7-1,8 milioni di euro) diventerebbe della Polisportiva al costo simbolico di un euro
  
Per quanto possibile, compatibilmente con la probabile necessità di consolidare il terreno, naturalmente l’idea è costruire quanto prima questa nuova struttura a due piani in cui possa trasferirsi la Polisportiva, in modo da liberare prima possibile le aree del PalaEstra su cui poter lavorare. I lavori di ristrutturazione del vecchio PalaSclavo hanno un costo stimato tra 1.8 e 2.5 milioni e si snoderebbero in varie fasi, spalmate negli anni durante il periodo estivo (la sospensione dei campionati da maggio a settembre): prima fase il tetto, poi gli impianti e quando possibile appunto tutti i locali sotto le tribune in cui sta svolgendo la propria attività la Polisportiva. Conti alla mano, con 10 milioni di capitale già versato, e dunque liquidità già pronta, disponibile oggi, i 4-5 milioni complessivi sia per costruire la nuova palestra a due piani che per ristrutturare il PalaEstra ci sono già, e ce ne sono già più di altrettanti per cominciare a lavorare sul resto del progetto, su cui il fondo dichiara di voler investire complessivamente 32 milioni di euro. Perché c'è molto altro.
Chi fa queste operazioni lo fa per guadagnare. Il mestiere di un fondo è investire finanza per costruire/ristrutturare e poi vendere. In questo caso il piano economico che si va tratteggiando, visto dall’esterno, è lo sfruttamento commerciale dei nuovi spazi, tra i locali del PalaEstra e le aree esterne. Che si intende usare per farne una Cittadella dello Sport (in tempo per Siena Città Europea dello Sport 2021?). Con piscina, campi da calcetto, campi da tennis, tutte attività complementari con quelle che già porta avanti la Polisportiva, magari da dare in gestione alla Polisportiva stessa, le cui attività storiche avrebbero l’opportunità di ritrovarsi in aderenza a questa nuova Cittadella Sportiva. 

L'idea è stare lì tutti insieme, perché il volume di gente porta il volume di affari. Farne un nuovo punto di ritrovo della città: negozi, bar, un ristorante bio, una spa, un centro fitness. Dove passare il tempo magari mentre il resto della famiglia è andato a fare sport, o ad assistere a uno spettacolo. Non solo. Probabilmente, ma non necessariamente, poche costruzioni residenziali di pregio al limite dei terreni per contribuire a finanziare i lavori nel resto della proprietà. Ma anche il museo del basket nazionale in accordo con la Fip, un centro congressi da 500 posti, un supermercato, una foresteria, soprattutto un grande parcheggio scambiatore multipiano, con riflessi sulla viabilità della zona, e cittadina.
 
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L’obiettivo iniziale era di chiudere un accordo di massima già prima di Pasqua (il preliminare di contratto e il contratto definitivo arriverebbero più avanti), anche perché a cascata c’è una parte sportiva di cui occuparsi, che non può aspettare. In tutti i casi è legittimo aspettarsi certezze entro fine mese, visto che per la Polisportiva è di una settimana il tempo di convocazione di un’assemblea dei soci, a cui potrebbe essere delegata la scelta se accettare o meno l’offerta: per la casa madre si tratta della decisione di riposizionamento più importante da 50 anni a questa parte

La decisione porta con sé la responsabilità di dire sì o no a un progetto per la città in cui non solo l’amministrazione è coinvolta, con molteplici incontri, ma ha già espresso gradimento a fronte della recente esposizione del piano complessivo. Sul tavolo c’è un’offerta con un controvalore approssimativo plurimilionario, come punto di partenza di una Cittadella Sportiva benedetta dal Comune, con benefici potenziali come il rifacimento delle palestre e il plausibile aumento del flusso di persone, mantenendo l’autonomia degli spazi. 

E, per chi ha il compito di tutelare un’istituzione come la Polisportiva, porta con sé anche residue criticità da risolvere: individuato nero su bianco il bene futuro che resterà alla Mens Sana 1871, la questione è rendere l’affare possibile dal punto di vista contabile. Perché se a rigor di logica quello che ne viene alla Polisportiva è chiaro (una nuova struttura, di fianco al mantenimento di una parte delle proprietà), al momento di scrivere il bilancio c’è la difficoltà di mettere a perdita la cessione di un immobile (il PalaEstra) per ora in cambio di niente, senza poterlo compensare nell’immediato - ma solo dopo anni - con la proprietà del nuovo immobile in cui ci si trasferirà. Si tratta di trovare la soluzione tecnica per superare questa difficoltà oggettiva. 
Molto resta ancora da dire, e da chiarire, e ci sarà modo nei prossimi giorni. Nel complesso, l’offerta si può considerare da accettare al volo o da rifiutare su due piedi, da perfezionare o ancora da valutare in maniera critica. Ma se si ritiene che l’offerta nel suo insieme regga, trovare questa soluzione tecnica, e/o ridefinire più ragionevoli tempi di ammortamento, non sarà IL problema ma una normale parte della trattativa, e una questione di buon senso, e di interesse reciproco. Con la speranza infine, fondata su qualcosa, che se c’è una volontà di investire, questa possa coinvolgere anche il basket. Come ricaduta del resto, se il resto ci sarà.



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