giovedì 21 novembre 2019

Storia da Grandi: La prima della Mister Day, la contestazione al Vate e il Poz contro tutti

Lo sguardo a ritroso nella storia della Mens Sana Basket stavolta è puntato sugli episodi della quarta settimana del mese di Novembre, a partire da uno di creanza che oggi sembra fuori dai tempi.

Il fatto. Dopo aver vinto al Dodecaedro con pieno merito, la Fortitudo Bologna fece pervenire alla dirigenza biancoverde una lettera di ringraziamento per la gentile accoglienza e lo squisito trattamento ricevuti nelle ore passate a Siena.
La stampa ne parlò, così come aveva fatto per uno simile che l'Olimpia Milano aveva a sua volta inviato tre settimane prima.
Era il Novembre 1973 e la Mens Sana, provinciale appena entrata nella pallacanestro che conta,
era quasi sempre uscita sconfitta dagli incontri disputati.
Ospitale sì, ma per nulla incline a farsi battere, stava fisiologicamente prendendo le misure a quel torneo e a quegli avversari, alla maggior parte dei quali risultò ben presto indigesta.

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Dal '73 al '77 la quarta settimana di Novembre vide i biancoverdi perdere sempre. Due volte contro la Fortitudo e una contro la Virtus Bologna, un'altra a Forlì e infine a Torino.
Nel '78 finalmente la prima vittoria, contro l'allora terza società bolognese, il Gira, che sponsorizzato Amaro Harrys si presentò a Siena con Piero Franceschini in regia e finì travolto (96-71) dall'esuberanza atletica e tecnica di George Bucci, 35 punti.
Nel '79 nuove vittorie, due. La prima superando al Palazzetto dello Sport al Flaminio di Roma l'Eldorado Lazio. La seconda 72 ore dopo contro la formazione del Bayreuth.
Una formalità quella contro la squadra tedesca, già superata ampiamente all'andata, che valse la qualificazione nel girone di Coppa Korac che li avrebbe opposti ai francesi dell'Aspo Tours, agli israeliani dell'Hapoel Tel Aviv e ai serbi del Borac Cacak, che avevano in forza il giovane playmaker Zelimir Obradovic.

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Nella vita un numero limitatissimo di cose è assoluto. La maggior parte sono marginali o irrilevanti. Ciò che rimane è relativo.
Se adombrate da eventi superiori, anche alcune ritenute importanti si ridimensionano drasticamente o si perdono del tutto.
In ottica strettamente cestistica è ciò che accadde ai 27 punti dell'atteso esordio dell'ala grande Dave Batton, chiamato a sostituire Aaron James come supporto sotto canestro ad Arvid Kramer, e alla tutto sommato discreta prova sul campo della capolista Turisanda Varese, ex Ignis, ex Mobilgirgi ed ex Emerson. Eventi che si svuotarono di ogni rilevanza al cospetto di, qui sì che l'aggettivo è appropriato, un'assoluta tragedia.
Il 23 Novembre 1980 le fasi finali delle partite del campionato di basket coincisero con la terrificante scossa tellurica che in Irpinia e in una larga parte dell'Italia meridionale s'abbatté sulle vite di centinaia di migliaia di connazionali, travolgendole.

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1983. Prima della classe e imbattuta, la Mens Sana presentava al pubblico amico la maglia col marchio Mister Day del colosso Parmalat.
Un grande sponsor; Zorzi in panchina; la certezza di avere un collettivo tecnico ed esperto, potente e profondo: cosa chiedere di meglio? Per di più la giornata di campionato proponeva la Vicenzi Verona ultima in classifica.
Invece nonostante le premesse fu un rovescio sportivo che nella maggior parte dei presenti insinuò un'avvilente sensazione d'impotenza, perché vide la squadra amata uscire dal campo sconfitta senza esser mai stata in grado di reagire alla ribalda vitalità degli ospiti.
Bruno Arrigoni dalla panchina, Jim Johnstone e l'ex pro Marty Byrnes sul campo misero a nudo consistenti difetti di personalità proprio quando sarebbe stato necessario avere qualcosa in più per surrogare l'assenza di Bucci, in abiti civili per i 5 punti alla mano rimediati a Treviso.
Fu il primo campanello d'allarme di una stagione illusoria, dal finale inimmaginabile.

* * *

Corri e tira a Rieti nell'84. Lajos Toth sulla panchina mensanina; su quella sabina Nico Messina, plurititolato allenatore con Varese e ancor prima mentore del giovane Enrico Bovone.
Corri e tira si diceva, ma pure segna, se è vero che il punteggio finale si fissò sul pirotecnico 117-109 per i padroni di casa, guidati da Joe Bryant (43 punti, 12 assist), dal superbo Phil Melillo, ma anche da “Padella” Sanesi e Dan Gay (19 rimbalzi).
Poco da meno i senesi, che pur non avendo Bantom e Hardy risolutivi come in altre circostanze, risposero con le solide prestazioni di Paolo Neri, 20 punti + 10 rimbalzi e Paolo Cocchia, 16 punti e tanta verve.
I punti dei biancoverdi alla fine del primo tempo erano già 56, resi però vani dai 69 dei padroni di casa. Un record che, stando a quanto posso ricordare, andava a infrangere i 68 che la Mobilgirgi dello stesso Nico Messina aveva inflitto ai biancoverdi nel primo tempo della partita di playoff giocata a Varese il 9 Aprile 1978, terminata col punteggio di 122-85 per i campioni d'Italia.
Quei 69 saranno pareggiati dalla Fantoni Udine di Larry Wright il 5 Gennaio '86, nel secondo tempo della gara che a tutt'oggi detiene il record di punti subiti dalla Mens Sana in partite del campionato italiano: 129.

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Nel '92 e '93 due sfide agrodolci contro la Dinamo Sassari.
La prima fu un ennesimo avviso che la stagione sarebbe stata tutt'altro che in discesa, come invece inducevano a pensare la panchina al “Vate” Bianchini, l'arrivo di Darren Daye e la qualificazione alla Final Four di Coppa Italia a spese nientemeno della Philips Milano.
L'amarezza per la seconda sconfitta casalinga consecutiva (88-91) aprì una contestazione tra l'allenatore lombardo e una parte del pubblico, che col tempo finì per essere sancita come frattura non sanabile.
La seconda fu invece esaltante, perché oltre alla vittoria in diretta televisiva offrì Mauro Sartori in serata da cecchino, di quelle che fanno dire “come alza le mani fa canestro”.
I 32 punti segnati a Sassari sono per l'ala di Conegliano il massimo mai realizzato in una ventina d'anni di carriera e quei sette ciuff da 3 sui nove tentati divertirono anche la stampa e gli appassionati neutrali, non solo i tifosi senesi.

* * *

1997. Matt Alosa, Larry Middleton, Jerry Reynolds, Gerard King, Tito Horford: sul parquet della Benetton di Zelimir Obradovic, la Mens Sana va alla palla a due iniziale con un quintetto di giocatori provenienti da federazioni estere.
E' la prima volta che accade in casa biancoverde, ma non è una novità assoluta, perché in quello stesso campionato la Kinder Bologna già lo fa abitualmente (Rigaudeau, Danilovic, Sconochini, Makris, Savic).
Della partita vogliamo parlare? Sarebbe meglio di no, comunque...
Il risultato finale di 85-54 esprime bene la schiacciante superiorità trevigiana.
King, Middleton e Londero in qualche modo salvano la faccia; Jerry Reynolds finisce con 1/13 al tiro e -11 di valutazione.

* * *

2004. L'anticipo di mezzogiorno contrappone le squadre che si sono contese l'ultimo titolo.
Tanti i protagonisti in campo. Dai fortitudini Basile, Vujanic e Smodis a Kakiouzis, da Bootsy Thornton e Carlton Myers a Roberto Chiacig. Ma uno a far scuola: David Vanterpool.
Atleticamente straripante, ha soluzioni tecniche e letture tattiche che spiccano come proiettili traccianti e regala emozioni da far lustrare gli occhi e abbracciare il vicino.
E' una partita bel lis si ma!
Dinanzi a un pubblico magnificamente rappresentato da ambo le parti, la giocano da par loro le due squadre che insieme al Benetton intorno alla metà del primo decennio degli anni 2000 meglio rappresentano l'Italia cestistica. Un movimento che ancora non va in Europa in tristi panni consunti spacciandoli per l'abito buono.
Per la pallacanestro italiana tutta, per gli addetti ai lavori, gli appassionati e gli sponsor quella partita è un vero affresco.
E' un'opera d'arte che Gianmarco Pozzecco sfregia con vandalica mano.
Anzi due, quelle che nella zona della panchina biancoverde usa per spintonare brutalmente il dirigente senese Marruganti, proprio mentre Charlie Recalcati si sta spiegando con l'arbitro Tola.
In un posto dove non dovrebbe trovarsi, col naso ficcato in cose che non lo riguardano, non chiude lì il deprecabile show ma lo alimenta tornando verso la sua panchina, perché battibeccando con i tifosi inviperiti li invita più volte a raggiungerlo sul parquet.
Un giocatore di grande talento sì, imprevedibile e divertente, ma dagli atteggiamenti troppo spesso sopra le righe. Peccato.

* * *

Nel 2012 tutto il fascino dell'Euroleague (l'ultima giocata a Siena) in un classico incerto e appassionante contro il Maccabi Tel Aviv.
Un testa a testa infinito, con vantaggi minimi dall'una o dall'altra parte, deciso dalla ferocia di Hackett e dalla qualità di Ress.
Il giovane esterno va in panchina per l'ultimo riposo in vista del finale con la Mens Sana sul +3. Quando Banchi lo rimanda in campo è scivolata a -6.
Daniel spende ogni risorsa e produce l'accelerazione che trova in Ress il finisseur. Sui loro canestri la squadra vola fino a +5 per poi chiudere vittoriosa 89-87.
In quei minuti esaltanti l'ala di Salorno ha firmato 10 dei 15 punti biancoverdi.



“I had skin like leather
and the diamond-hard look of a cobra...”



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