mercoledì 17 aprile 2019

Il piano incrinato

Il piano di risanamento della Mens Sana Basket 1871 messo a punto dal nuovo amministratore delegato Massimo Dattile è pronto. Ma ha bisogno di un fatto immediato, il pagamento della sesta rata delle tasse federali entro la settimana prossima. E deve fare i conti con uno sviluppo che non blocca di per sé il piano ma sicuramente ne rende la realizzazione ancora più ardua: il pubblico ministero ha convocato la società in camera di consiglio il 28 maggio per un’udienza prefallimentare. Il cambio dell’ordine di priorità dei pagamenti, obbligato dall’intervento della magistratura, complica il tentativo di salvataggio del titolo sportivo.
 
La novità delle ultime ore è una pec inviata dalla Polisportiva alla Mens Sana Basket 1871 per la revoca della convenzione per il palazzetto, con l’effetto immediato di richiesta di riconsegna dei locali degli uffici. Rispetto ai 65mila euro di accordo di inizio stagione, la casa madre deve averne ancora 39mila. Ma è un socio del club, e in queste situazioni i pagamenti ai soci sono postergati. L’altra novità sono le misure per terminare la stagione del settore giovanile: c’è un conto intestato alla società su cui Dattile è l’unico ad avere potere di firma, e di fatto servirà ad autofinanziare le giovanili, incassando le quote fino a fine stagione e assumendosi la responsabilità di usarlo per pagare gli allenatori.

E’ chiaro che terminare la stagione del settore giovanile richiede (almeno per una squadra) un altro passaggio: il citato pagamento delle tasse federali in scadenza il 16 aprile, 54.900 euro (erano 26mila di base, più le varie multe). Si è favoleggiato e inspiegabilmente si continua a favoleggiare sul fatto che il mancato pagamento di questa rata comporti “la radiazione”. No. O comunque non prima della nuova stagione, quando andrà rinnovata l’affiliazione, e sarà possibile farlo solo se sono sanate le pendenze sportive di questa stagione. Ma la regola resta la stessa di sempre, la stessa che un anno fa costò il -3: entro 7 giorni di ritardo, 1500 euro di multa; tra 8 e 14 giorni, 3 punti di penalizzazione; da 15 giorni in su l’esclusione dal campionato. Per la squadra di più alto livello: non essendoci più la squadra senior, significherebbe esclusione dal campionato (e prima penalizzazione) degli Under 20.

Pagare la rata ha il senso di operare per salvare il titolo sportivo, rimasto il principale asset della società. Per questo la decisione è di andare avanti con il ricorso al Coni, contro la sentenza con cui la Corte d’Appello Sportiva ha confermato l’esclusione dal campionato di A2 della Mens Sana Basket 1871 di un mese fa: va fatto entro 15 giorni dalle motivazioni pubblicate il 9 aprile, per cui per dar seguito alle intenzioni con i fatti c’è meno di una settimana di tempo. A che serve? A livello teorico va perlomeno paventata l’ipotesi di scuola di una rimessa in bonis della società: nel caso, c’è da capire in quale categoria proseguirebbe l’attività. In tutti i casi, vedersi riconosciuto un diritto (leso? violato?), oltre che una questione di principio, sarebbe comunque un argomento da mettere sul tavolo di un eventuale dialogo con la Federazione per la ripartenza. Ma spingersi troppo in là coi ragionamenti sugli scenari futuri ha per ora poco senso.

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A livello economico il piano di risanamento è pronto non da oggi, forse già da un paio di settimane, in attesa delle garanzie per partire. Quello di Massimo Dattile è stato fin qui un lavoro di analisi, anche perché risorse da spendere non ce n’erano. Lavoro necessario, perché nell’ultimo anno non è mai stata veramente tenuta una contabilità, ed è stato necessario ricostruirla. Contabilità che ora c’è e, secondo quanto risulta, fotografa un indebitamento quantificato per difetto in due milioni di euro. Di questi, circa un terzo è di carattere tributario, e dunque - alle giuste condizioni - spalmabile con un accordo col fisco. Circa un quinto è legato al programma sportivo, e dunque nell’ottica di un risanamento va onorato. La parte restante, un po’ meno della metà del totale, è il debito con fornitori, banche e comunque di tipo commerciale, con una percentuale di pagamento che in risanamenti di questo tipo normalmente è oggetto di trattativa.

Facendo due conti della serva, per affrontare un risanamento di questo tipo serve un portafoglio come minimo di 5-600mila euro. E’ solo logico chiedersi come la proprietà possa farsene carico ora, dopo non essersene fatta carico nei mesi scorsi arrivando all’insolvenza totale e all’esclusione dal campionato. Ma secondo quanto risulta ci si stava lavorando, si stavano formalizzando gli atti, il piano pareva aver trovato fonti di garanzia dopo settimane di pressing per ottenerle. Uno scenario in cui le disponibilità forse ci sono, ma non liquide. Tradotto? Magari una fidejussione, un immobile, un conto deposito vincolato a garanzia, un atto notarile in cui si dichiara di mettere a pegno una proprietà…Non è noto con esattezza. Poi delle promesse di questa proprietà si è imparato a verificare la veridicità: giusto o meno, si è trattato del beneficio del dubbio di andare a vedere se - non avendo avuto la forza di mettere i soldi mentre si giocava - a bocce ferme (con meno obblighi da assolvere) qualcosa fosse cambiato.

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Qui è arrivata, una decina di giorni fa, la notizia che il pubblico ministero ha convocato la società in camera di consiglio per un’udienza prefallimentare il 28 maggio, per contestazioni ai precedenti amministratori della società a seguito della denuncia per appropriazione indebita e dell’indagine che ne è seguita, contestando al club lo stato di insolvenza. Pur trattandosi di un atto forte da parte della procura, circa il modo in cui si intende trattare la questione, non è un passaggio che rende di per sé il salvataggio impossibile in assoluto. In teoria se la società viene riportata in bonis, l’istanza viene meno. Ma certo l’intervento del tribunale condiziona l’operatività pianificata per il tentativo di risanamento.

In soldoni (...), il piano per salvare la società dava la priorità al pagamento dei debiti “sportivi” (federazione e tesserati), al fine di adempiere agli obblighi regolamentari e tenerla in vita per risanarla nei tempi necessari. L’entrata in scena del tribunale ha cambiato le priorità, obbligando al rispetto dell’ordine dei privilegi - quindi prima l’erario, poi la previdenza, quindi i dipendenti, infine la Federazione - per non incappare nell’accusa di bancarotta preferenziale. Significa cioè dover impiegare le risorse altrove prima che negli adempimenti necessari per salvare il titolo sportivo. (Rinunciare al titolo sportivo per privilegiare il salvataggio della società a livello civilistico è percorribile, ma non risulta essere l’obiettivo). Può significare quindi un significativo aumento del fabbisogno (raddoppio rispetto al piano iniziale?), se prima dei debiti sportivi ne andranno onorati altri ineludibili come l’erario. O può significare garantire il debito tributario con atti concreti, perché in questa situazione un’istanza di rateizzazione può essere accolta solo se accompagnata da garanzie di pagamento assolute.

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La proprietà ha dichiarato di voler evitare il fallimento, com’è normale che sia. Ma per quanto si possa risparmiare e spendere meno, il fallimento si può evitare solo pagando. In questo caso deliberando l’aumento di capitale necessario a rimuovere l’insolvenza. Oppure trovando una società terza (un nuovo socio?) che si impegni col tribunale a mettere nelle casse quanto serve, portando le dovute garanzie. Anche perché il risanamento può anche avvenire (come se fosse semplice), ma perché serva a qualcosa poi presumibilmente deve esserci qualcuno pronto a rilevare eventualmente la società risanata per darle un futuro: una società sportiva ha bisogno sempre di essere sostenuta, senza sostegno muore, e questa proprietà non si è dimostrata in grado di dargliene.

Dopo aver circostanziato tutto fin qui, ci si conceda adesso una digressione di fantascenari, perché in quest’ottica sono curiose le indiscrezioni che danno in visita in città negli scorsi due-tre giorni possibili investitori, a cui magari è legata la possibilità di reperire quelle garanzie attese per il piano di salvataggio. Incrociando gli avvistamenti delle ultime ore in viale Sclavo con la vociferata esistenza di questi investitori (anche in questo caso inglesi? come quelli del fondo), il cerchio si chiuderebbe se anche questi fossero soggetti interessati all’area del palasport in grado di fare una propria offerta. Ma forse si corre troppo con la fantasia, tra la credibilità della proprietà della MSB1871 e il fatto che al momento l’esistenza di possibili soci a sostegno è solo un’ipotesi, per quanto suggestiva. Attendiamo eventuali eventi.

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In ogni caso comunque il pagamento o meno della sesta rata di tasse federali (con risorse da trovare esclusivamente con finanza esterna, vista l’entrata in scena del tribunale) è considerata già una manifestazione di volontà, e di capacità. E’ per questo che Massimo Dattile aspetterà le risorse per pagarla dalla proprietà entro il 26 aprile, nell’imminenza della scadenza del 30 aprile, altrimenti in assenza di fatti concreti rimetterà il mandato. Se a fronte di un indebitamento di un paio di milioni non si fosse in grado neanche di mettere sul piatto questi 50mila euro abbondanti per iniziare il processo di risanamento, non avrebbe neanche più senso continuare a parlarne. Averne contezza è questione di giorni.


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