mercoledì 20 marzo 2019

Il giorno di dolore

Il basket in Italia lo ha portato la Mens Sana nel 1907. Il basket, oggi, perde la Mens Sana, con l'esclusione dal campionato di Serie A2. Finale scritto, e meritato, per una gestione criminale che ha trascinato la Mens Sana nel guano del punto più basso di una storia vissuta per decenni come orgoglio identitario cittadino e istituzione gloriosa del movimento. Purtroppo è un film già visto che la giustizia sportiva colpisca, ancor più degli evidenti responsabili, chi di tutto questo è vittima: la gente di Mens Sana già stremata da mesi.

Una morale è che le regole contano poco o niente, o per lo meno non hanno contato in questo caso. Intanto, come in passato, non sono servite a evitare un caso del genere. Certo, senza i controlli Comtec sarebbe anche peggio, per carità: il meccanismo delle liberatorie garantisce, seppur molto blandamente, il pagamento dei tesserati; le tasse federali hanno tempistiche ben regolamentate. E sui pagamenti di fornitori, padroni di casa, alberghi, pullman, materiale tecnico e altro è anche normale che la Federazione possa non avere giurisdizione. Ma è un fatto che il sistema NON abbia anticorpi alla mitomania patologica di dirigenti che pretendono di affrontare una stagione senza avere neanche la metà della copertura finanziaria necessaria per affrontarla.

Sarebbe troppo semplice fare un blob con tutte le ultime parole famose, e magari ci sarà modo di farlo. Ma questa dichiarazione fa parte del ragionamento: intervista a La Nazione, 17 ottobre 2018. Non maggio, ottobre. E a ottobre non c'era copertura per quasi metà del budget (quella dichiarata...). Sarà stato inevitabile o no che finisse così?!

L'unico antidoto potrebbe essere richiedere una fidejussione gigante da 500mila euro (indicativamente a copertura di un teorico totale degli obblighi verso i tesserati e verso la federazione, che poi dipende dal budget ma è per fissare un'asticella comune), che le società per prime non vogliono per la difficoltà a soddisfare un parametro così elevato. Libro dei sogni, punto.

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Nelle regole per come sono scritte restano forti sproporzioni: un ritardo di otto ore nel pagamento delle tasse federali (sette giorni e otto ore in realtà: ma otto ore sono la differenza tra la multa e il -3) costano tre punti di penalizzazione. Sono gli stessi punti (uno al mese) che si prendono se per tre mesi non si paga lo stipendio a 15 tesserati (e quindi non se ne presentano le liberatorie), che vuol dire non aver pagato 45 stipendi. E tre punti sono quelli che il prossimo Consiglio Federale di venerdì avrebbe sanzionato alla Mens Sana alla luce della documentazione incompleta per le liberatorie del trimestre ottobre-dicembre 2018 (era noto, ora siamo al momento della sanzione): essendo un modulo unico per il trimestre, non pagare una mensilità equivale a non pagarne tre.

Delle regole ci sono, e a queste non era comunque sfuggita la depravata gestione della Mens Sana. Lo stato di morosità punisce i lodi esecutivi non onorati ed è punibile con penalizzazioni future e l'eventuale revoca dell'affiliazione: la Mens Sana dovrà farci i conti. Il ritardo nel pagamento delle tasse federali prevede nell'ordine una multa (entro i 7 giorni), una penalizzazione (entro i 14) e l'esclusione dal campionato (oltre i 14): la Mens Sana ha già fatto i conti più volte in stagione con la multa, una volta con la penalizzazione, ma neanche stavolta ha superato i 14 giorni di ritardo. Se non ti presenti a due partite di campionato sei escluso, se non ti presenti a una perdi 20-0 e puoi prendere un punto di penalizzazione se viene ravvisato dolo: alla Mens Sana una settimana fa non fu data penalizzazione (quindi niente dolo?) eppure oggi, una settimana dopo, invece è stata esclusa dal campionato anche in riferimento a quella mancata presentazione (ma allora c'era dolo o no? Qualcosa non torna).

Con tutte le regole che ci sono e che già hanno giustamente visto punita la Mens Sana senza comunque valicare il confine dell'esclusione, poi l'esclusione è arrivata per regole che non ci sono, cioè per arbitraria decisione federale (su materie per cui la Mens Sana era già stato oggetto di altre sanzioni: e il "ne bis in idem"?).

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Nelle ultime 24 ore prima del verdetto, ad autorevoli istituzioni cittadine intervenute sarebbe stato assicurato che c'era tempo per "restare in partita" fino a venerdì, a patto di riuscire entro allora a garantire per domenica il ritorno dei senior. Perché? E che senso ha convocare dal sostituto procuratore Paolo Moretti (persona informata sui fatti), Filippo Macchi e Massimo Macchi per venerdì prossimo, e poi uscire con la sentenza di morte già al martedì?

Un'inchiesta della procura federale si chiude con l'archiviazione o il deferimento al tribunale federale che, dopo un contraddittorio, esprime la sentenza di primo grado. Stavolta invece le risultanze dell'inchiesta sono entrate dritte nel giudizio del giudice sportivo nel comunicato del martedì sulle sanzioni per le partite, quello in cui si danno cento euro di multa per lancio di sputi (colpendo). Mai visto.

Nove anni fa Napoli giocò in A 14 partite farsa coi baby, da Natale in poi, prima di essere esclusa ad aprile a -16 di penalizzazione, non per decisione di un giudice o di un tribunale federale ma perché non aveva pagato le tasse: è giusto che la Federazione non volesse ripetere un abominio del genere per il movimento. Ma decidere un'esclusione dal campionato con questi metodi è un mostro giuridico mai visto a memoria d'uomo. E certo rispetto a quella Napoli che perse tutte le partite stavolta è diversa la "parte lesa", perché se la Virtus Roma avesse vinto la partita di andata a Siena, e se non fosse stata appena raggiunta in classifica da Capo d'Orlando, forse la necessità di intervento sul caso Siena (perché era necessario intervenire, e anche molto prima) sarebbero state affrontate con più raziocinio.

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La decisione, senza nascondersi, era molto più che nell'aria già da più di una settimana. Prima di Legnano le istituzioni sportive avevano chiesto di andare con i ragazzi delle squadre regionali purché una partita si giocasse, in qualsiasi condizione. Oggi si è ribaltato tutto ed è proprio questo che il verdetto del giudice sportivo contesta alla Mens Sana: aver utilizzato proprio quei ragazzi, ed essere scesi in campo in qualsiasi condizione purché la partita si giocasse. La presenza dei senior, non a torto, era diventato il casus belli. Prima di Legnano si era arrivati, attraverso volenterose raccolte tra privati, a riuscire a pagargli intanto uno stipendio per farli scendere in campo, contando poi a breve di fargli avere il resto della spettanza.

Ma gli avvocati e i procuratori sono lì apposta per tutelare i giocatori e per evitargli di farsi prendere... per il cuore. E per loro continuavano a valere le condizioni emerse dalla trattativa con Filippo Macchi, che visto il modo in cui ha gestito la stagione non poteva che vedersi imporre condizioni capestro: tre mesi di stipendio, subito. Senza capire che nel frattempo erano arrivati in società altri interlocutori a provare a risolvere qualcosa, con una credibilità diversa, o comunque sicuramente qualcuno di diverso da chi fino a quel momento ha preso in giro tutti. O forse per il semplice calcolo che solo l'esclusione dal campionato della Mens Sana, a cui i giocatori potevano contribuire con quella scelta, avrebbe dato loro la possibilità di andare a finire la stagione altrove, come sarà adesso. Certe scelte può capirle solo chi ha vissuto dall'interno una stagione di vessazioni, stipendi non pagati, allenamenti al buio, docce fredde, pranzi al sacco in trasferta, minacce di sfratto di casa.

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E siamo al punto vero: la Mens Sana non è morta per colpa della Fip, verso cui pure - come visto - non mancano le recriminazioni, né tantomeno per colpa dei giocatori non pagati. E' stata uccisa dalla sua proprietà, che ha continuato a parlare a vanvera fino all'ultimo mentre non si ricorda l'ultima volta che ci abbia messo i soldi. Non sono gli sforzi che sono mancati, ma la capacità: economica e manageriale.

Nei panni del carnefice, nei passaggi finali che hanno determinato il colpo di grazia, Filippo Macchi: la dinamica malata per cui è stato ancora lui a trattare il ritorno in campo dei senior e per cui è stato ancora lui a incontrare i vertici di Fip e Lega (che colpevolmente lo hanno ricevuto), pur avendo lasciato il ruolo di direttore generale, è stata la ghigliottina che ha stroncato la breve e già segnata esistenza della Mens Sana Basket 1871, segnata da mesi di gestione del club totalmente accentrata sulla sua figura, nonostante una storia personale eloquente in ambito imprenditoriale. Mesi che hanno portato la società al totale dissesto ben oltre il pregresso a cui c'era da far fronte.

Così come è malata la dinamica per cui, tra le dimissioni del direttore generale-factotum e l'arrivo del nuovo amministratore delegato che ancora non aveva sciolto la riserva sull'incarico, la Mens Sana si è trovata ad affrontare i giorni più importanti in un vuoto di potere disarmante. Anche allora sarebbe stato troppo tardi, ma è lacerante chiedersi: perché quel passaggio non è avvenuto un mese fa, quando sembrava maturo? Sarebbe cambiato qualcosa? 

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Il nuovo amministratore delegato, Massimo Dattile, ha sciolto la riserva proprio nelle ore e nei minuti in cui la Mens Sana non aveva più un campionato in cui giocare. In presenza di un'esposizione così pesante, non è chiaro perché abbia accettato, anche nel senso di che tipo di portafoglio i soci gli abbiano messo a disposizione per provare a risanare, ma ha ribadito di non considerarsi uomo legato ai soci di maggioranza, quanto piuttosto vincolato al difficile compito di risanamento affidato, senza condizionamenti e da posizione decisionale di forza. La prima partita dell'a.d., già da queste ore, certo in parallelo a tante altre, sarà quella del ricorso contro l'esclusione dal campionato. E' evidente che salvare questa società con questa proprietà, quindi senza futuro, non aveva senso a fronte dell'offensiva federale e continua a non avere senso ora. Si stava, e forse si sta ancora, muovendo altro, in città, che però un senso l'avrebbe dato, a tutti questi sforzi. 

La scelta del legale a cui affidarsi potrebbe cadere su Florenzo Storelli, nome indicato dall'Associazione (forse l'unico vero soggetto attivo in questo momento), senza dubbio uno degli avvocati più quotati anche nell'ambito della giustizia sportiva e profondo conoscitore del mondo del basket, oltre che di Siena per tanti incarichi ricoperti negli anni. Si parte con un ricorso alla Corte Sportiva d'Appello, preludio per eventuali passi successivi al di fuori della giustizia federale: il Coni e forse il Tar. Che speranze realistiche ci sono di una sospensiva del provvedimento per essere reintegrati nel campionato? Valutando gli scenari nelle prossime ore sarà più chiaro a che scopo e con quale obiettivo si va per vie legali. La Mens Sana non è morta: è esclusa dal campionato. E vive nel cuore della sua gente. 



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