giovedì 1 novembre 2018

Pick-and-Tom: Come ti svuoto l'area, dominando dal post basso

Guardando all’ultimo turno contro Cassino, è forte la tentazione di dire che la Mens Sana l’abbia vinta in difesa, ammesso che l’operato nelle due metà campo di gioco possa effettivamente esser disgiunto per un’analisi come in vitro. È vero, Siena ha tenuto la Virtus a 59 punti segnati, quindi decisamente sotto media, con percentuali dal campo non esattamente invidiabili (14/37; 7/18) e un catino di palle perse (16).

Ma un passo in avanti forse ancor più confortante i ragazzi di coach Moretti l’hanno fatto in attacco, con un’ottima circolazione di palla e una conduzione della gara molto meno superficiale, come dimostrato dal fatto che per la prima volta in stagione non si è stati costretti a rincorrere praticamente fin dal minuto 1. Parte di questi progressi sono derivati da una migliore occupazione degli spazi da parte dei lunghi biancoverdi contro i frusinati e un utilizzo del post basso, non necessariamente con compiti di finalizzazione dell’azione, finalmente produttivo.

La premessa a caratteri cubitali per cui gli avversari di giornata della On Sharing non apparivano, sulla tanto vituperata carta, come un ostacolo fra i più insormontabili della campagna mensanina appare necessaria, se non vogliamo perder tempo a raccontarci le barzellette. Così come, altrettanto ovviamente, è lecito sostenere che incontrare il fanalino di coda, a secco di vittorie, venendo da un paio di sconfitte, non rappresentasse certo una formalità. Missione compiuta, verrebbe da dire. Peraltro anche con un discreto piacere per l’occhio di chi osservava, fatto salvo l’obbrobrio cestistico di inizio terzo quarto. Veniamo allora ai motivi che hanno deliziato il pubblico.

***

Fin dagli esordi estivi, è sembrata piuttosto evidente la trazione posteriore del roster costruito dal DS Marruganti. Per "posteriore" in questa sede si intende non soltanto la vocazione difensiva dei suoi membri chiave (anch’essa ben riconoscibile), bensì ci si riferisce principalmente all’abitudine, estesa ai lunghi, di stazionare con costrutto al di fuori della linea dei tre punti, potendo contare su abilità di tiro e competenza nel metter palla per terra mediamente elevati. Sia Poletti che Pacher, per non parlare di Lupusor, costituiscono delle minacce considerevoli per i propri marcatori, anche lontano dal ferro, in virtù di una versatilità che permette loro di allontanarsi per tirare, tagliare a canestro o partire in palleggio abbastanza indistintamente. 


Qui un esempio di buona fluidità offensiva, con una corretta “perlustrazione” degli spazi: Pacher va in allontanamento, riceve da Marino e consegna la palla nelle mani di Prandin. Gioca quindi un pick&roll con il compagno su un quarto di campo completamente liberato, “rollando” profondo nel pitturato. Una volta servito, sfrutta l’ulteriore taglio di Poletti a canestro, che porta via il difensore Bagnoli per riaprire sul perimetro. Pepper rimane in mezzo fra Marino e Morais, che si mette in visione per un comodo tiro piedi per terra, sullo scarico di Pacher. Abbiamo già discusso in passato di quanto poco spesso sia stata armata la mano dell’angolano direttamente da passaggio di un compagno.

Ma la Mens Sana non sempre è riuscita a servire i suoi lunghi in situazioni di gioco d’area così dinamiche. Sappiamo che Pacher può essere micidiale se imbeccato in movimento, data la rapidità di piedi e soprattutto mani per ricevere i palloni, anche i più fantasiosi, recapitatigli dagli esterni, in condizioni di equilibrio delle volte precario. Poletti invece alterna attacchi decisi al ferro a momenti di post basso statico, forte dell’abilità spalle a canestro di cui dispone, specie nelle conclusioni in avvitamento. In alcune di queste circostanze, finisce per eccedere nel palleggio insistito sul posto con annesse “fondoschienate” contro il difensore. Se i compagni, come è il caso di Ranuzzi e Pacher qua sotto, si nascondono dietro ai difensori sul lato debole oppure sono pigri ad offrire una linea di passaggio (vedere Morais e Sanguinetti che si scambiano sul perimetro), ecco che anche lunghi atipici come quelli biancoverdi possono essere irretiti nelle maglie della difesa.   


Molto meglio è andata invece contro Cassino, non soltanto con i post basso di Pacher e Poletti ma anche quando dentro l’area sono finiti altri, insospettabili compagni a fare da perno dell’attacco. A voler entrare dentro le pieghe del ragionamento di Marruganti e Moretti tuttavia, nessun membro del roster può considerarsi al di sopra di ogni sospetto. Un 2/3 come Radonijc può tranquillamente finire in post basso ed essere determinante per l’esito degli attacchi mensanini.


Post (basso) negli anni ’80: Kevin McHale comincia a scrivere il trattato sui movimenti in post basso, Hakeem Olajuwon viene in possesso del manoscritto, lo getta nel cestino e ne crea una nuova, inimmaginata, versione; 
Post (basso) negli anni ’90: Shaq palleggia, palleggia, vira, va per l’affondata a due mani, tirando giù il tabellone; 
Post (facebook) nei 2000: messaggio testuale, con funzione di opinione o commento o intervento, inviato in uno spazio comune sul Web per essere pubblicato; 
Post ai tempi dei Golden State Warriors: fase dell’attacco (in una zona molto vicina al canestro) che non serve necessariamente per finalizzare l’azione ma come mezzo o espediente per raggiungere qualcos’altro. Può essere definito anche "esca".

L’abbiamo in qualche modo anticipato: nella lavagna di coach Moretti non esiste un numero o un ruolo specifico per essere mandati a giocare in post basso. Ed ancor meno, al giocatore insignito di tal compito è richiesto obbligatoriamente di concludere l’azione con un tiro. Allo stesso modo, non per forza si deve figurare fra i due o tre spilungoni della squadra per portare i blocchi sul perimetro ai palleggiatori. Nella pallacanestro di oggi dove molto spesso si assiste a una commistione di ruoli e prerogative, sempre più slegati dalla posizione occupata in partenza sul parquet, è possibile vedere la vostra ala piccola tiratrice dominare dalla zona pitturata, contrassegnata dalle tacche, senza fare a sportellate né girarsi a guardare il canestro manco una volta. Certo, per costruire una squadra seria bisogna partire dal play e dal pivot, il Palio è ormai irrimediabilmente finito in mano ai fantini e il PD ha rovinato Siena e l’Italia. Però contro Cassino domenica, Radonijc dal post basso, con la complicità di Marino, ha mosso la difesa magnificamente.


Classica situazione di gioco “spalla”, con pick&roll su un lato, giocato fra il numero 1 Marino e il numero 3 Radonijc (in genere Marino lo gioca con Morais). Non è più la Serie A2 dei vostri padri. Todor porta il più piccolo Antino Jackson in post basso per sfruttare il mismatch, non tanto – come abbiamo ripetuto fino alla nausea – con l’intenzione di abusare del deficit di centimetri dell’avversario, quanto per portare l’attenzione dell’intera difesa su di sé e fungere da esca. Il risultato è che Jackson, Pepper e Ingrosso (a momenti pure Raucci sembra indeciso se partecipare all’ammucchiata) collassano sul nativo di Podgorica. Radonijc, che probabilmente non è mai stato neppure accarezzato dall’idea di girarsi e tirare, scarica in punta dove è andato a posizionarsi Marino, completamente libero. Close-out scolastico di Jackson e Pepper e Marino, il cui radar non si spegne mai, capisce che servire nuovamente il compagno è più vantaggioso che sparare l’amata tripla.

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Se non fosse ancora opportunamente passato il concetto, sotto abbiamo un'indicazione piuttosto chiara su come la Mens Sana di Moretti intenda occupare gli spazi in questa stagione.


Dunque 5 uomini oltre l'arco, tutti estremamente pericolosi al tiro e campo non aperto, ma spalancato per le scorribande di Morais. Una soluzione già scritta nelle caratteristiche dei giocatori su cui si è costruita la squadra, il modo migliore per esaltarle.


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Basket City: Virtus quanto è tosta la B. Il cuore (del Treccia) non basta. In C Magic Colle




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