martedì 30 ottobre 2018

#unoasettimana Mitch Poletti, il totem del destino

Nel variopinto mondo della mitologia, le Parche erano coloro che, senza dover sottostare a nessun comando, detenevano il potere di decidere sulla vita e sulla morte degli uomini. Figlie del Fato, nemmeno il sommo Zeus aveva dominio su di esse, e loro in tutta libertà, talvolta seguendo unicamente il capriccio, tessevano con fili magici le esistenze di ogni essere umano. La prima filava la vita, la seconda ne giudicava lunghezza e qualità, la terza tagliava inesorabilmente il filo. 

Con qualcuno però le non molto amabili donzelle ed il severo padre sembrano aver abbondato in generosità, come nel caso di Mitch Poletti, nuovo centro mensanino, la cui carriera pare legata con lacci stretti ai voleri di papà Fato, che all’inizio decide di inserirlo in quel miracolo di squadra giovanile che era la Casalpusterlengo del Gallo e Pietrino Aradori, con i quali vince tutto, anche i tornei di tappini.
  
Il crescendo rossiniano pare solo all’inizio e le convocazioni ripetute in nazionale under 16 e under 18 sembrano solo le prime tartine ad un pranzo di matrimonio. Dopo qualche anno però Gallinari è in NBA, Aradori in serie A e in maglia azzurra, Poletti no. Eppure il talento è lì, tutto da vedere. Perché Mitch? “Se mi fossi dedicato da subito ad essere più atleta avrei avuto una carriera diversa”. 

Voilà. Se le parole avessero un peso reale quelle di Poletti sarebbero una colata di piombo fuso.
Il carattere allegro, schietto e diretto ha senz’altro contributo a qualche lieve eccesso in gioventù (vedi che gli eufemismi a volte tornano comodi) e in seguito le Parche hanno fatto il resto. Fatto sta, o meglio, in questo caso, Fato sta che Mitch è diventato il classico Man with the suitcase, giocatore con la valigia in giro per il Bel Paese. Sassari, Forlì, Brindisi, Capo d’Orlando, Imola, il ritorno a Casalpusterlengo, Latina, Roma, Verona. Una stagione, massimo due, poi via. Sempre però sugli scudi, lì nel mezzo a battagliare come un mediano anni ‘70, con gli occhi che trasudano grinta e amore per la pallacanestro.

E ora l’arrivo a Siena, che non vedeva un centro vero da anni e ne aveva un disperato bisogno, ruolo indispensabile più di un bel blocco di ghiaccio per il venditore di granite. Per come è strutturata la banda di coach Moretti, Mitch è il perno intorno al quale si muove il pendolo di tutta la squadra; con Marino la famigerata asse play-pivot, tanto ricercata in un basket che fu, non solo viene ricomposta, ma è un vero lusso per la categoria. Con tutti questi 4 e 5 tattici in giro per il mondo, belli, svolazzanti e talvolta inutili, si fatica a trovare un giocatore con un ruolo definito. Qui invece non ci sono dubbi.

Chi pensa però che Poletti sia solo un centrone d’area fa lo stesso errore di chi crede che la pastasciutta al pomodoro sia buona e basta, invece poi si scopre che c’è anche il parmigiano, e ci sta benissimo. Mitch infatti è uno dai piedi veloci, che sa che il pitturato è il suo regno ma ama anche esplorare zone del campo insolite, come l’arco dei tre punti ad esempio, e le percentuali di inizio stagione nel tiro pesante confermano l’assunto. Più intimidatore di Putin a torso nudo nella Tundra, all’occorrenza si trasforma anche in cecchino. Non poco.

Per adesso il suo tabellino ha sempre brillato, sia nelle vittorie che nelle sconfitte. Se è vero che tre indizi fanno una prova, dopo quattro gare già si può scommettere sulla sua costanza. Oltre alla tecnica, di certo non comune per uno di quella stazza, una delle cose che colpisce di più chi lo vede a spasso sul rettangolo è il suo coinvolgimento emotivo. A Mitch piace il rumore, soprattutto quello della folla che si gasa per un momento top della squadra.

Poi c’è il capitolo barba, non meno importante, per gli estimatori, dell’aspetto tecnico. Il tutto è nato per gioco: “Me la faccio crescere, vedo come mi sta”. Quando poi i peli sul viso erano già molti, è nato il primogenito che, abituato ad un padre barbuto, mal sopporterebbe, secondo Mitch, la scomparsa della tanto amata 'copertina' facciale. Idolo.

Siena, che di pivot ne ha visti diversi e anche di sopraffina qualità, ha trovato un nuovo totem, che per iniziare la sua nuova avventura ha scelto il numero 0, quello simbolico della ripartenza, del nuovo inizio.
In attesa del prossimo giro di filo delle figlie del Fato.




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