venerdì 16 ottobre 2015

Sponsor secondari, quanto pesano

Ancora in attesa del main sponsor, ma evidentemente con la fiducia di trovarlo a breve se si è deciso di lasciare lo spazio bianco sulla maglia invece di riempirlo diversamente (promuovendo un altro marchio, o mettendo il nome della società come Avellino e Caserta in Serie A), la Mens Sana ha convocato urbi et orbi i media per presentare "i marchi addizionali", "gli sponsor secondari". Quelli che il popolo chiama secondo, terzo e quarto sponsor. Quanto valgono?

L'occasione è stata una passerella per l'ultimo "ingresso", Rete Ivo, che si affianca a chi già appoggia la Mens Sana dall'anno scorso: Conad, vicina anche all'attività del settore giovanile, e Dpi, di cui si ricorda la decisione di aumentare il proprio impegno con l'operazione-Roberts.

Dal momento che, peraltro alla terza giornata, si è deciso di dedicare addirittura una occasione pubblica per parlare di questi rapporti commerciali, è solo naturale che sulla ribalta vada la questione nel suo insieme. Dunque anche lo spazio ancora vuoto sulle maglie, ma qui ha senso restare coi segnali di ottimismo arrivati nelle scorse settimane, oppure anche chiedersi quanto fruttano alla Mens Sana queste partnership. Inelegante fare i conti in tasca? La questione del reperimento risorse, anche in vista di diversi (auspicabili) sviluppi futuri, è da tempo di dominio pubblico, perciò tanto vale affrontarla nella sua interezza.

Quindi, anche per capire l'importanza che certe aziende siano al fianco della Mens Sana (altre, per dire, hanno fatto scelte diverse...), quanto pesa il loro sostegno? Secondo quanto raccolto a margine della conferenza stampa da Francesco Anichini (a proposito: piace l'aggiunta sua e di Stefano Salvadori?) si parla di circa il 20% del budget. Del budget si sa, ed è di dominio pubblico dopo  il recente incontro tra Marruganti e i tifosi, che un altro 30% viene dagli abbonamenti (di cui nelle prossime ore si attende il dato definitivo, se la campagna chiude per la partita con Casale).

Restano la quota dei biglietti, la quota della cartellonistica, la quota di altri rapporti commerciali. E resta quello spazio bianco, che è necessario riempire - come detto a suo tempo - per completare la copertura della previsione di spesa stagionale. Che a questo punto, se dedurlo per esclusione non porta troppo lontano dalla realtà (non è un grande metodo giornalistico, è vero), dovrebbe pesare per una quota non molto distante dal 10% del budget. Quando arriverà.

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