mercoledì 28 ottobre 2015

Capo d'Orlando, provincia di Siena

Se è capitato più di una volta di parlare di Giulio Griccioli non è per una particolare predizilezione o per amicizia, ma perché tra i figli di Siena impegnati in qualche campionato è sicuramente da un paio d'anni quello che sta dando prova di sé al più alto livello. Figlio di Siena a 360 gradi, perché è nato virtussino e prima di andarsene non si è fatto mancare anche una stagione da allenatore anche del Cus. E non è un grande mistero che sia stato visto come punto di riferimento della ripartenza della Mens Sana.

Dopo quasi un mese di Serie A, c'è solo una squadra in classifica - Pistoia - davanti alla sua Capo d'Orlando, partita dall'ultima fila nei pronostici di inizio campionato. Come l'anno scorso, quando si salvò con quattro giornate di anticipo. Quattro giornate - quelle giocate fin qui in questo campionato - non sono una stagione, la salvezza è lontana veramente e non solo nei discorsi politicamente corretti, ma di certo l'inizio è stato superiore alle aspettative.

La carriera di Griccioli ha il pregio della gradualità di chi non ha paura di affronare il peggio per costruirsi. Ha lasciato gli scudettini della Mens Sana (molti vinti, qualcuno no) per Scafati, uno dei posti con le maggiori difficoltà ambientali - per le persone coinvolte - in cui fare basket in Italia: due quarti posti di fila in Legadue.

Poi due anni a Casale, con un terzo posto in Legadue, e se i piemontesi hanno fama di posto in cui si può lavorare bene, la realtà  - anche col diminuire delle risorse - può essere un po' differente, e comunque arrivare per ripartire dalla Legadue dopo aver assaggiato la Serie A, e di fatto come primo allenatore dopo l'era-Crespi, è sempre molto complesso. Ora è al secondo anno a Capo d'Orlando, dove è subentrato all'idolatrato Pozzecco, che al di là della magia dell'ambiente è un posto dove la situazione economica rende il modo di lavorare difficile.

In chiave senese, è interessante quante volte e come abbia parlato delle sue radici.

Gazzetta dello Sport, dicembre 2014
Griccioli, partiamo da lontano: la contrada del Nicchio.
«Le tre cose più importanti nella vita sono la famiglia, la contrada e la città. Chi è senese mi può capire. Nel Nicchio mio padre è stato priore. Per 10 anni ho fatto l’alfiere in Piazza del Campo. Queste sono le mie radici che mi porto dentro ovunque vada».
Lei è un prodotto della Mens Sana.
«Ho giocato e allenato alla Virtus Siena, poi nel 1998 sono passato alla Mens Sana. Settore giovanile, fin quando Dalmonte non mi ha inserito nello staff della prima squadra. Ho collaborato con Ataman, Recalcati e Frates. Sono stato il braccio destro ed erede di Pianigiani come responsabile delle giovanili. Ho attinto da tutti ma è innegabile che Simone e Luca Banchi siano quelli che più mi hanno influenzato professionalmente. E poi, anche se dirlo ora non è più di moda, devo molto pure a Ferdinando Minucci».
Siena era il top. Perché la lasciò?
«Ne parlai in modo franco con Minucci. Gli dissi che volevo andare altrove per diventare un allenatore in grado di poter, un giorno, sedere sulla panchina di Siena. Ora sono in Serie A, la Mens Sana non c’è più, ma il sogno rimane. Dovesse tornare ai vertici, mi piacerebbe allenare nella mia città».

Repubblica.it, settembre 2014
''Un destino beffardo, perché mi trovo in serie A proprio perché Siena non c'è più. Ho potuto vivere una realtà di altissimo livello che mi ha lasciato tantissimo, una realtà che è cresciuta, si è sviluppata ed è arrivata a dominare in Italia e a primeggiare in Europa. Un privilegio non da tutti, con il valore aggiunto di partenza e di arrivo di farlo nella mia città, nel posto dove sono nato, che amo e che sento mio".
Ma che non potrà sfidare sul campo.
"Era una delle mie ambizioni giocare un giorno contro la mia terra. Diciamo che se devo molto a Siena, alla Mens Sana, a tutti gli allenatori con i quali ho avuto la fortuna di lavorare, quest'anno gli devo qualcosa in più perché se sono in serie A con Capo d'Orlando è perché non ci sono loro".
Lasciando da parte la gratitudine, che traguardo rappresenta l'arrivo in serie A?
''E' una grande emozione. Cinque anni fa sono partito da Siena con l'intenzione di mettermi alla prova, di capire se potevo o meno cambiare il mio percorso di allenatore. Il vero traguardo però lo taglierò solo a fine campionato, intanto sapere che ero già nel mirino di qualche altro club di serie A (Varese, ndr) mi trasmette grande stimolo e energia per affrontare questa grande avventura''.

Dailybasket, maggio 2014
Siena me la porto dentro”. Famiglia storica, la sua, della contrada del Nicchio (bandiera blu, con conchiglia disegnata in riferimento al pellegrinaggio del santuario di Santiago de Compostela: ultima vittoria al Palio nel 1998, ndr), e della famiglia ne porta i segni sul proprio corpo: “Contrariamente a quanto pensa qualcuno, il tatuaggio non rappresenta la città di Siena, ma è lo stemma della mia famiglia a ricordo loro e di cose mie personali. Non sono tipo da tatuaggi, ma la perdita di mio padre mi ha fatto maturare questa scelta”. E il suo percorso parte proprio da Siena, giovanissimo, prima come ragazzino che sogna di giocare tra i professionisti, poi come istruttore: “Sport ne ho praticati tanti: Siena è una città di cultura che offre molte possibilità. Forse quello che mi riusciva peggio era quello che più mi piaceva: la pallacanestro, e quindi, ho iniziato a praticarlo fin da piccolino. I primi passi li ho mossi da giocatore poi, arrivato ad un’età più matura, chiuso il percorso giovanile senza poter ambire a categorie alte, ho deciso di smettere dando prima un appoggio da assistente per i più piccoli, poi prendendo la via che mi ha guidato fino a Casale”.

Comunicato stampa Capo d'Orlando, agosto 2014
Il basket è stato "una grande passione che mi è stata trasmessa da mio padre che amava questo sport pur non avendolo mai praticato. Prima della fine degli juniores fu facile accorgersi che non avrei potuto fare il giocatore, se non a basso livello, così decisi di iniziare a dare una mano in palestra coi più piccoli. Mi piacque e alla fine del percorso giovanile ho smesso completamente di giocare (e non ho più fatto neanche una partita) ed ho iniziato ad allenare. Tutto ciò anche se un vecchio dirigente senese, che adesso non c’è più, mi suggerì di non intraprendere la carriera di allenatore… adesso sono sicuro che sarebbe orgoglioso di me”.
"Sono molto legato a Siena… Casa mia, il rione dove abito da una vita e dove ho i ricordi di una vita. La mia città, come per molti altri, nasce dentro di te, cresce dentro di te e non ti abbandona mai, fino a volte a diventare un cosmo in scala della realtà in cui vivi. Nel mondo di oggi, globalizzato ai massimi livelli, avere radici è un aspetto importante, non deve, però, diventare un freno".
  
Cordone ombelicale.

2 commenti:

  1. Noi Tifosi Mens Sana abbiamo avuto la fortuna di vedere da vicino un decennio di Uomini grandi e vincenti (sia tra lo staff che tra i tanti giocatori che si sono avvicendati).
    Tantissimi quelli che non hanno dimenticato il loro trascorso senese e che di Siena parlano solo bene (non tutti, purtroppo, ma avranno le loro ragioni...).

    Griccioli ha avuto il coraggio di citare anche l'innominabile e questo me lo fa capire ed apprezzare ancora di più (del resto sul lato tecnico e gestionale non credo si possa criticare quello che l'innominabile è riuscito a costruire a SIena).

    Approfitto del blog per chiedere un parere su un dubbio, per me ancora privo di risposta, che mi porto dietro dalla ripartenza della nuova Mens Sana 1871:
    premesso che stimo l'attuale coach ed il suo vice, mi risulta difficile capire come mai non sia stato possibile mantenere lo staff della "liquidata Mens Sana 2014" e/o perchè non averci nemmeno provato. Quali i motivi per cui sia stato necessario ripartire da zero (salvo marginali eccezioni quali team manager, addetto arbitri e speaker di palazzo)?
    Mera questione di ingaggi o quale altra motivazione?



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  2. altre motivazioni, prima ancora di ragionare su una fattibilità economica molto complessa su entrambi i lati.

    negli uomini più strettamente "di basket" la ripartenza è stata ripensata da subito intorno a nomi nuovi. forse anche per il clima - non unanime ma certo presente - che si viveva in città in quelle settimane in cui c'era da pensare con chi ripartire, e questo fattore non si può ignorare nel fare un affresco esauriente. infatti col passare del tempo (e l'alleggerirsi di quel clima) non è stato un grosso problema riprendere a bordo qualcuno.

    naturale che ci siano posizioni che, rispetto al passato sotto inchiesta, debbano ancora essere chiarite (fuori dal mondo dover fare ancora questi discorsi dopo tutto questo tempo). detta fuori dai denti, credo che in quel momento e in quel clima si siano prese le decisioni in linea con le aspettative della parte di tifoseria che più di ogni altro ha sostenuto il nuovo corso

    per completezza, è doveroso dire che poi si è arrivati oggi al secondo anno della nuova era (grazie agli scenari della nuova categoria e alle considerazioni sul primo anno) con una struttura di livello qualitativo sicuramente sopra la media per questo campionato e sotto tanti punti di vista da serie a. manca ancora, ma forse per una neopromossa in a2 è obiettivamente un lusso, una figura che possa chiudere il cerchio con competenze manageriali/commerciali. opinione personale, naturalmente

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