sabato 6 giugno 2026

Questione di duelli: Lucca-Mens Sana faccia a faccia, la preview definitiva della finale

Messina e Obradovic hanno basato la loro carriera sul dogma dell'uno contro uno in difesa e del mismatch in attacco. Non è stato raro, in vari clinic o dichiarazioni pubbliche, sentir loro dire che l’esito di una partita, tra vittoria e sconfitta, passa dalla sommatoria dei duelli individuali che i giocatori riescono a vincere sul campo. Le finali sono l’apoteosi di questo dogma: un intero anno di fatiche, lavagne e schemi che si riduce a una serie di partite secche. Perché, come insegnano la scuola dei grandi allenatori sopracitati, la tattica collettiva serve solo a creare le condizioni di gioco ma, alla fine, sono i singoli che decidono le partite. In tal senso, la finale playoff tra Lucca e Mens Sana non sfugge a tale ragionamento. 

I precedenti stagionali dicono 1-1, con il fattore campo saltato in entrambi i casi. Ma per capire chi conquisterà la promozione diretta in B1, bisogna guardare oltre i numeri e oltre ciò che è stato fatto per arrivare sin qui. Settore per settore, ecco i tre duelli chiave sul parquet.



In cabina di regia: Drocker/Valentini vs Perin/Pannini

Drocker è il braccio armato di Lucca, il miglior realizzatore stagionale (in assoluto) di regular season e playoff. Al suo fianco c’è Valentini, mente glaciale e giocatore in grado di leggere molto molto bene quello che succede sul parquet. Dalla parte opposta ci sono Perin e Pannini: l’uomo tornato a Siena per far fare il salto di qualità alla Mens Sana (e sempre molto ispirato quando ha giocato contro Lucca) e il capitano che alla Mens Sana c’è sempre stato e che con lei è cresciuto fino alla finale per la B1. Ebbene, a livello di playmaking, non sarà solo una sfida a chi segna di più, ma a chi riuscirà a imporre e mantenere con maggiore costanza il rirmo più congeniale alla propria squadra. La Mens Sana cercando sempre di accelerare, Lucca per cercare di far prendere tiri piazzati alle su bocche da fuoco.


Nel pitturato: atipicità lucchese vs fisicità mensanina

Pichi è il totem lucchese sotto canestro e autentico pivot di cui può disporre coach Olivieri (anche se ogni tanto ama spaziarsi e sparare bombe dall’arco). Dubois è il 4 atipico, talentuoso ed eclettico, che può tenere e giocare in 4 ruoli. Ma spesso la vera spina nel fianco per le difese avversarie è Trentin, giocatore intelligentissimo e capace di farsi trovare sempre al posto giusto nel momento giusto. A tutta questa qualità il coach della Mens Sana può contrapporre la fisicità e la verticalità di Yarbanga, Jokic e Prosek: i lunghi mensanini saranno chiamati agli straordinari nella serie con Lucca perché dovranno riuscire a contenere gli avversari negli uno contro uno, presidiando l’area e soprattutto tenendo a rimbalzo. Quello dei rimbalzi sarà un altro elemento nevralgico di tutta la serie perché da lì passa la gestione del ritmo e tutti i vantaggi che ne conseguono.


I jolly: l’esperienza di Del Debbio vs l’esplosività di Cerchiaro (e dei suoi fratelli)

Nelle finali, con le squadre che ormai si conoscono alla perfezione, ci può anche stare che i primi attori stecchino, perché marcati eccessivamente stretti. È così che spesso le finali vengono decise dai “co-protagonisti”. A tal proposito occhio all’ex Del Debbio, giocatore in grado di portare equilibrio e un bagaglio di esperienza fuori dal comune. Spesso elementi del suo calibro possono essere decisivi in una finale, specie per una Lucca alla sua seconda finale di fila, quindi con la conoscenza diretta di cosa attendersi e di quello che è il livello di serie come questa. Dall’altra parte c’è Cerchiaro, chiamato (dopo il lungo infortunio e il rientro) a tornare ad essere decisivo come lo è stato nella vittoria della Mens Sana a Lucca nel girone di andata, così cone in molte altre circostanze, dimostrandosi giocatore che potrebbe stare in cateogorie superiori, stanti le sue abilità su entrambi i lati del campo. Al suo fianco c’è poi una schiera di mensanini in cerca di un posto al sole: da Bellli a Nepi, arrivando a Buffo e Pucci, coach Vecchi può contare su un roster lungo e pronto a non far venire mai meno né la fame, né l’intensità, nè tantomeno l’applicazione da mettere sul parquet. Anche se per molti è la prima finale e ci sarà da superare il gap motivo. Ma la spinta dei tifosi - che si preparano a portare tutto il loro calore anche al PalaTagliate - può essere l’incentivo giusto per superare qualsiasi timore reverenziale. 


Ma adesso siamo pronti a mettere da parte chiacchiere, analisi, ipotesi e studi sugli schemi dei due coach. Arriva il momento del campo e degli uomini che vi scenderanno, in un lungo faccia a faccia dove l'equilibrio è totale e la posta in palio vale un’annata intera. Adesso conta solo chi ha più fame e voglia di vincere. In fondo, come viene spesso detto in simili contesti, le finali non si giocano: si vincono.


Andrea Frullanti


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19 maggio 1973 

 


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