lunedì 22 giugno 2026

Alle radici di una gioia: il trionfo della Mens Sana è una festa di un popolo

Undici anni dall'ultima volta che si è festeggiato un traguardo sul parquet (final-4 Forlì di Serie B e promozione in A2). Sette anni dal baratro del secondo fallimento, da quella ripartenza dolorosa ma fiera dalla Promozione. Se c’è una cosa che la notte magica di Sora e il ritorno in serie B nazionale ci hanno regalato, non è solo un verdetto sportivo: è la consapevolezza di aver riacceso definitivamente le stelle sopra viale Sclavo.

Un filo invisibile unisce questo successo alle pagine più nobili della storia biancoverde. La mente corre alla prima indimenticabile promozione in Serie A del 1973 guidata in panchina dall'immenso Ezio Cardaioli, fino alla successiva del 1978 e al doppio salto tra il 1990 e il 1991 con Dado Lombardi in panchina. Del 1994 l’ultima grande impresa che portò la Mens Sana in A1 e poi la favola degli anni 2000: prima la Saporta 2002 e poi gli 8 scudetti dal 2004 al 2013, con i vari Ataman, Recalcati, Pianigiani e Banchi ad alzare le braccia al cielo in segno di vittoria. Nel 2015, dopo il primo fallimento, la promozione dalla Serie B all’A2 con Mecacci allenatore. Oggi come allora, il filo conduttore è lo stesso: la passione immutata del popolo biancoverde che unisce generazioni di mensanini.

Questa non è una promozione qualunque. È l’epilogo commovente di una stagione lunghissima, faticosa, passata indenne attraverso mille peripezie e infortuni, fino a all'ultimo atto di Sora, giocato più con la forza della volontà che con altro.

Una gioia che travolge le emozioni. Basta guardare i volti per capire cosa significhi questo traguardo per Siena. Le lacrime agli occhi del presidente Francesco Frati sul parquet del PalaSolsinelli, dedicate al padre che lo portava al Dodecaedro quando aveva solo sei anni. La commozione incontenibile del dg Riccardo Caliani, che a stento ha retto l'urto delle emozioni dopo aver vissuto la rinascita fin dai giorni più bui che hanno fatto seguito al secondo sciagurato fallimento. Se oggi la Mens Sana esiste ed è tornata ad affacciarsi ad una platea nazionale, molto lo si deve a lui.

Viene da pensare anche a ciò che hanno fatto nel tempo Pierfrancesco Binella e Paolo Betti che, prima di Vecchi, hanno guidato la prima squadra: non sono stati baciati dalla vittoria ma hanno conosciuto il sapore amaro di sconfitte maturate contro Fucecchio e un’epica finale playoff contro il Costone. Ma da quei ko la Mens Sana ha saputo uscirne fortificata e con consapevolezze nuove, tali da renderla pronta a crescere e crescere ancora. Fino al grande salto, oggi, in un campionato di rilievo nazionale.

È stata la vittoria di tutti. È stato il coro unanime della dirigenza e dello staff tecnico. Un’unione straordinaria tra la squadra e la sua gente. Perché, come ha sottolineato anche il sindaco Nicoletta Fabio nel suo messaggio di congratulazioni, questo risultato è il premio per chi non ha mai smesso di credere nei propri obiettivi, dimostrando quanto il legame tra Siena e la Mens Sana sia profondo, viscerale e indissolubile. Un orgoglio cittadino trasversale, testimoniato anche dai complimenti sinceri e sportivi arrivati dalle altre realtà sportive cittadine, Costone e Virtus in primis.

Dalla Verbena in Ciociaria al delirio a viale Sclavo: c’erano oltre trecento tifosi mensanini a Sora. Hanno cantato la Verbena in terra laziale alla sirena finale, trasformando il palazzetto avversario in “un’ambasciata” di passione biancoverde. Ma la festa è esplosa ovunque: in Ciociaria come in città, con tanti altri tifosi rimasti incollati alle immagini tv (anche quando il segnale video è saltato per la troppa tensione negli istanti decisivi!), fino al delirio della notte senese, quando la squadra è stata riaccolta a tarda ora in Viale Sclavo da un abbraccio oceanico, caloroso, commovente all’interno del palasport.

Il volto del capitano Edoardo Pannini, "senese doc" che ha sposato la causa fin dal primo giorno della rinascita sollevando il trofeo, e l'impatto decisivo di Alessandro Nepi nel match decisivo contro Reggio Calabria (secondo giocatore nella storia del basket cittadino ad aver conquistato una promozione con le maglie di Mens Sana, Virtus e Costone dopo Francesco Bonalli), sono i simboli di un gruppo guidato magistralmente da coach Federico Vecchi, capace di plasmare un'anima indistruttibile.

Ma i volti di questo storico risultato sportivo sono di un gruppo forte e coeso che ha portato a questo grandissimo risultato. In momenti diversi e in contesti diversi, a Sora, sono risultati decisivi Perin, Cerchiaro e Jokic, giocatori che hanno dimostrato di essere di categoria superiore e che, verosimilmente, rappresentano le prime conferme del roster per la B1.

Impossibile poi non menzionare Prosek che con questa promozione ha coronato il suo percorso da senese e mensanino onorario. La promozione porta la firma anche di Belli e Pucci che, al loro secondo anno in biancoverde, hanno dimostrato carattere e doti tecniche degni dei professionisti pur sacrificandosi nel quotidiano in altri lavori.

Yarbanga deve ancora crescere ma è alla sua seconda promozione di fila e il tempo è dalla sua. Oltre che un dna vincente. Buffo e Bartolozzi hanno saputo inserirsi a cammin facendo, anche sacrificandosi. Vietato poi dimenticarsi di Calviani, risorsa preziossima durante tutto l’anno e che anche nell’atto finale con Reggio ha dimostrato doti e carattere da veterano, pur essendo il più giovane in campo. 

Una squadra e una città si godono il trionfo. E da oggi si torna a guardare in alto. Festeggiamo ma da domani pensiamo al futuro, ha dichiarato il dg Caliani. Ed è proprio questo il senso più profondo di questa promozione. La Mens Sana non ha solo vinto un campionato ma ha dimostrato che la passione e l'amore di un popolo non si possono cancellare con i fallimenti o con le categorie inferiori.

La B1 è conquistata ma il cammino di risalita continua. Goditela Siena, goditela “Mensanina”: il tuo popolo si è ripreso il posto che gli spetta.


Andrea Frullanti


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19 maggio 1973 

 

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