Paure. Limitazioni. Divieti. Chi fa sport a qualsiasi livello non tollera parole come queste. Eppure, nelle ultime ore, quella che doveva essere una trasferta per seguire la propria squadra chiamata all’atto decisivo della stagione si sta trasformando in una sorta di miraggio per moltissimi, visto l’esiguo numero di biglietti forniti dal Basket Lucca per il match di domenica. È chiaro, un leone che entra in un pollaio intimorisce un bel po’. Accettiamo la cosa e andiamo avanti, anche perché per fortuna alla fine si deve giocare a pallacanestro e non ammirarsi allo specchio. De minimis non curat praetor. Chissà, magari se ne curano gli dei del basket, che sanno fare discreti scherzetti.
Ci sono invece cose ben più importanti che questi playoffs stanno facendo emergere: intanto lo spirito di una squadra che, nonostante l’infinita serie di peripezie e infortuni che hanno un po’ fiaccato le energie, dimostra di essere capace di reperire forze laddove non sembra possibile. Un esempio è il modo in cui in Gara2 la banda di Vecchi è riuscita a sopperire alla differenza di stazza fisica rispetto al roster lucchese, puntando su corsa e dinamismo.
Altro elemento da sottolineare è la solidità di una società che torna ad avere il concetto di ambizione come stella polare, facendo leva su organizzazione e lungimiranza.
Poi, ovviamente, c’è la gente. Non un semplice gruppo di tifosi, ma una vera e propria comunità, che appende al petto, ben visibile, la medaglia del proprio senso d’appartenenza. Scegliere l’hashtag per descrivere il sentimento che lega la squadra al proprio pubblico sarebbe fin troppo facile: #wearefamily. Sembra un concetto trito e ritrito, che nasconde un dolore chioccio che va tenuto nascosto. Eppure non è così. La città ha un polmone biancoverde che inspira ed espira al ritmo del rimbalzo di una palla a spicchi. Poco importa la serie in cui giochi. È così e basta.
Ora siamo all’ultimo tratto di strada, probabilmente il più difficile da affrontare, ma anche il più esaltante. Dietro la curva, laggiù in fondo, fa capolino una promozione che ad inizio anno sembrava fuori portata. Una promozione che riporterebbe Siena in una dimensione nazionale, laddove deve stare. Tuttavia, non tutta la giostra deve girare intorno alla partita di domenica. La passione, il legame con la nostra storia, il vincolo di identità che la Mens Sana rappresenta stanno lì a testimoniare la cosa che più di tutte conta: non si tratta di se, ma di quando.
E noi, quando sarà, ci saremo.
Andrea Sguerri
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