È solo il primo grado di giudizio. Adesso arriva il ricorso in appello, vedremo poi se sarà necessaria anche al Cassazione. Certo è che gara-1 della finale premia Lucca: più cinica, più efficace nei momenti caldi del match e brava a reagire all’iniziale momento di difficoltà. L’opposto di ciò che ha fatto la Mens Sana, commettendo troppi errori che non le hanno permesso di risalire la china quando i padroni di casa hanno preso il largo.
Due sono le considerazioni da fare dopo gara-1: la prima è
che Lucca ha avuto il grande merito di attaccare molto bene la difesa a zona della
Mens Sana. Complice anche l’assenza di Buffo e l’inserimento nei 12 di
Bartolozzi, la scelta è stata quella di “sfidare” Lucca al tiro dalla distanza cercando
di intasare e presidiare meglio il pitturato. La mano di Del Debbio, Drocker (a
anche di Pichi, centellinato ma efficacissimo quando è stato in campo) non ha
tremato e Lucca ha trovato quel ritmo che le ha permesso di prendere il largo
nel secondo tempo (toccando anche il +17).
Da qui la seconda considerazione: quando la partita è salita di tono, la Mens Sana si è disunita perdendo contatto sulla partita. Non stiamo parlando di aspetti tecnici o tattici, bensì stiamo parlando di contatto emotivo: ovvero quell’attitudine a lottare necessaria per venir fuori da situazioni di difficoltà. Che poi è una legge non scritta dei playoff dove, per vincere, non serve necessariamente giocare meglio degli avversari ma occorre volerlo e crederci di più. Lucca ci ha creduto di più in gara-1 e la Mens Sana, una volta perso il giusto feeling con il suo gioco, è sembrata smarrire anche quel coraggio con cui comunque aveva approcciato l’incontro nel primo quarto.
Ma qui si mette un punto e si va a capo. Perché un’altra legge non scritta dei playoff è che ogni partita fa storia a sé e che lo scarto di 1, 10, 20 o 30 punti con cui si vince una partita può essere ribaltato o sovvertito nell’incontro successivo. Ora, onestamente, l’inerzia sembra sempre dalla parte di Lucca. Anche guardando anche al finale di gara, dove la Mens Sana aveva rosicchiato qualcosa prima che Lucca trovasse comunque le energie per chiudere l’incontro con oltre 10 punti di scarto.
È un appello all’orgoglio e alla forza della Mens Sana. Che deve trovare (ogni giocatore dentro di sé) le energie per invertire la rotta. Il PalaSclavo è pronto a fare la sua parte ma la squadra è chiamata a uno scatto di orgoglio per evitare di perdere 0-2 e veder Lucca festeggiare a Siena. D’altro canto, portare la serie a gara-3 ricaricherebbe le energie morali e mentali di una squadra che deve credere nell’impresa di battere Lucca.
Oltre all’aspetto morale però c’è anche da lavorare sul campo. C’è poco tempo per apportare correttivi ma qualcosa coach Federico Vecchi potrebbe cambiare: con il rientro di Buffo si può pensare che sarà una Mens Sana più votata alla corsa, pronta a giocare una partita ad un più elevato numero di possessi per non permettere agli scoccatori lucchesi di entrare in striscia.
Ma anche Lucca aggiusterà qualcosa e, necessariamente, il livello di difficoltà si alzerà. Perché alla fine, proprio come diceva Al Pacino in "Ogni maledetta domenica", la vita o i playoff sono una questione di centimetri. Quelli da difendere sul perimetro, quelli da strappare a rimbalzo, quelli che dividono una sconfitta da un'impresa. La Mens Sana deve guardarsi dentro e trovare il coraggio di lottare per ognuno di quei centimetri. Gara-2 è l'inferno o la resurrezione: si va a capo, si scende in campo e stavolta non si può più sbagliare.
Andrea Frullanti
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