E’ estate anche in casa mensanina, perché il 21 Giugno oltre al cambio di stagione ha sancito la fine del torneo 2025/26 che ha visto scrivere nel dorato albo del glorioso sodalizio cestistico senese una pagina tra le più importanti – sono pronto a sostenerlo di fronte a chiunque – e il liberi tutti e arrivederci ad Agosto per gli appassionati sempre a supporto e al seguito, per l’intero staff tecnico e per i giocatori, almeno quelli che rimarranno nel roster che sarà allestito per il prossimo campionato di B Nazionale.
Ma se importante è la vittoria di un torneo, che emoziona lasciando tracce indelebili negli anni e dà sempre un gran lustro, dal mio punto di vista ancor più lo è la percezione comune, non limitata al solo ambito locale, del ritorno del titolato blasone a un livello finalmente a lui più consono. Un ritorno per restare.
E più ancora lo sono i sentori piacevolmente inebrianti che l’accompagnano.
Una promozione che giunge al termine di un campionato per-fet-to, da primi della classe per quasi l’intera stagione nonostante pronostici da outsider e mille traversie che hanno rischiato di minare la fiducia e con lei il rendimento.
Lui che negli anni ci ha fatto comprendere cosa siano la serietà, l’attaccamento, la volontà di uscire dalla propria zona di comfort, il coraggio di accettare sfide che sembrano sempre più fuori portata, il desiderio costante di migliorarsi, la leadership silenziosa, educata, basata sull’esempio, sulla disponibilità a sporcarsi per primo le mani o a lasciare sul terreno di gioco parte della propria integrità fisica.
Lui, Riccardo, Pierfrancesco e i sempre presenti appassionati sono stati i ributti di una pianta che nel 2019 era praticamente morta. Umiliata, martoriata e lasciata seccare sotto il sole dell’insipienza e dell’avventurismo, della rabbia e dell’invidia diffuse, si è invece caparbiamente ostinata a sopravvivere, trovando nuova vita in quei quattro verdi germogli.
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Una promozione stra-me-ri-ta-ta sul campo che spinge ad attaccarsi al Maalox coloro che avevano creduto di aver chiuso una volta per tutte i conti con i biancoverdi, che toglie ogni argomento all’idiota che ingastrisce al ricordo di un ripescaggio e in quanto idiota non capisce che il problema non è la Mens Sana – quella odierna soprattutto – ma la tragica deriva istituzionale, economica e di risultati della pallacanestro italiana tutta, dove la Società biancoverde invece si pone in questa parte di decennio come una delle preziose stampelle che i campionati zoppi, mutilati dai fallimenti e dai ridimensionamenti non solo li fa girare, ma di più, li impreziosisce.
Il grande fascino, l’attuale governance, la solidità economica pur nella ristrettezza e il nutrito e sanguigno seguito la indicano come una solida prospettiva da cui la pallacanestro italiana non può prescindere. Una concreta speranza insomma che possa contribuire a un’inversione di tendenza del movimento.
In quanto al seguito mensanino, moltiplicatosi all’ennesima potenza nel breve volgere di poche stagioni, ha saputo soprattutto rinverdirsi, prodromo e garanzia di continuità anche dopo le mitiche e fedelissime generazioni attuali.
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Quelli che oggi tornano nel basket professionistico sono dunque una Società e un popolo sanguigno che hanno magnificamente metabolizzato le drammatiche vicissitudini del lustro 2014/19, sapendosi rigenerare da quel pochissimo che rimaneva e costruendosi giorno per giorno una consapevolezza e una credibilità che nel marzo 2019 parevano tanto improbabili quanto un’uscita a cena con Jannik Sinner. Tanto più perché allora sconosciuto.
Ciò che esce dunque da questi sette anni soffertissimi ma al tempo stesso di una purezza assoluta e redentrice, un Cammino di Santiago in biancoverde per misurare la propria fede cestistica e ritrovare sé stessi nel contesto nuovissimo della pallacanestro anni 2020, è un corpo non più smembrato e autofago, in aspra lotta con sé stesso, ma è un unicum robusto e consapevole della propria nuova dimensione e dei suoi chiari obiettivi. Delle sempre più ampie prospettive.
Un’entità non più alterata da occhi più grandi della bocca, bulimica di successi ad ogni costo, ma pratica e realistica, avendo già più volte vissuto le repentine e quasi sempre letali disillusioni dei voli pindarici e dei rischi connessi all’affidarsi a improbabili e perniciosi capitani di ventura.
Il ritorno biancoverde è un monito per la pallacanestro nazionale d’élite.
E’, per le Società che lo sapranno cogliere, l’alert che avvisa che nel loro futuro Siena ci sarà!
E sarà una presenza costante, solida, oculata, non più illusa da miraggi ma consapevolmente e orgogliosamente ancorata al terreno dalle proprie certezze: l’efficiente struttura dai tanti ruoli integrati e il numeroso e caldissimo seguito di pubblico e di aziende investitrici.
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Il futuro nelle proprie mani! Questa certezza è per me, consumato veterano, la vittoria di gran lunga più importante.
Non importa la categoria, se terza, seconda o prima, così come non è tanto importante la durata della scalata verso posizioni ancor più di privilegio. La cosa veramente importante è sapere che i tanti giovanissimi che nelle ultime stagioni sono arrivati al palazzetto e si sono innamorati, hanno davanti tante pagine bianche ancora da scrivere e colorare e tantissime emozioni da vivere.
Senza fretta, con attenzione e continuità nel lavoro ai vari livelli, nella speranza che le esperienze pregresse permettano anche di sterilizzare una certa politica, solita strumentalizzare i risultati e la passione per propri fini.
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Il 21 Giugno si conferma dunque una data storica per la Mens Sana.
L’unico precedente riguarda un’altra vittoria: a Siena, gara 4 della epica e sfortunatissima serie scudetto #somethingdifferent contro Milano.
Era il 2014 e quella sera toccammo quota 800 vittorie in Serie A.
Ottocento… MAALOX!
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