martedì 19 gennaio 2016

Come si vince senza segnare da tre

Prima che Bryant rovinasse tutto con la tripla spezza leggenda la Mens Sana stava per vincere contro Scafati senza mai segnare da tre punti. Comunque sia tirare 1/17 dalla lunga distanza nel 99.99% dei casi corrisponde a una sicura sconfitta. Non è andata così invece sabato, per svariati e interessanti fattori.

Iniziamo con due dati interessanti:

Se la differenza tra le due squadre per palle perse è stata immediatamente notata è un po' passato sotto traccia il dato dei punti su seconde opportunità. Come giustamente fatto notare anche da Mecacci nel post partita, la Mens Sana non ha preso tantissimi rimbalzi in attacco in più di Scafati (20-15), ma a differenza della Givova li ha quasi sempre convertiti in punti. La squadra di Ramagli ha dominato nel pitturato, a livello di intimidazione, contatti e fisicità, un aspetto niente affatto scontato quando si incontra una delle più importanti squadre del girone.

Se l'attacco ha dei problemi giocoforza le partite le devi vincere in difesa, quella della Mens Sana sabato è stata perfetta. A parte alcune scorribande Mayo si è sempre trovato davanti uno o più difensori, senza contare un'area intasatissima che lo ha costretto spesso a parabole forzate. 

"It's a trap!" (cit)

La pressione che i biancoverdi hanno messo ogni singolo secondo addosso a Scafati è stata incredibile, arrivando anche da fonti inaspettate. Uno tra tutti Bucarelli, che non solo ha tenuto ogni sinolo 1vs1 in cui si è ritrovato, ma già che c'era quando si trovava davanti un tagliante piazzava una gomitata messa bene, nel dubbio. 

"Ora vedi il canestro, ora non lo vedi più"

Nonostante quanto di buono fatto dalla Mens Sana Scafati ci ha messo del suo, sbagliando molti tiri che solitamente mette senza grossi problemi e in generale scendendo in campo evidentemente poco pronta al livello di fisicità che avrebbe trovato. Perdichizzi per esempio ha parlato anche dell'alto tasso di mani che i suoi si sono ritrovati addosso ogni volta che passavano su un blocco, rallentando non poco le entrate nei giochi della Givova.

Da notare il lavoro di Bryant in 1vs1 contro Mayo

Difficile fare meglio insomma, perlomeno in difesa, dove i biancoverdi hanno concesso davvero pochissimo a un'avversaria sicuramente meglio attrezzata e che era arrivata a Siena con altre idee rispetto a quella di prenderle come un pugile suonato.




p.s.: se n'era parlato e riparlarne non è per dare una buona notizia, per chi non avesse già saputo


Ciao Sherron. Conserverò sempre con me certi magnifici ricordi.
Posted by Pierfrancesco Binella on Lunedì 18 gennaio 2016

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