martedì 12 gennaio 2016

A difesa della propria storia

Perché succeda qualcosa bisogna che arrivi la fine dell'inchiesta Time Out, l'invio dell'avviso di conclusione delle indagini, l'inoltro delle carte dell'inchiesta alla Procura Federale e le sue decisioni in riferimento a quanto ricevuto. Evidentemente la Federazione sa già cosa aspettarsi, anche se non serve uno strego per ipotizzare irregolarità nei bilanci della Mens Sana negli anni sotto inchiesta, sulla base di quanto è già stato reso noto.

Il passo successivo è che ci sia chi le interpreta queste irregolarità come frode sportiva. Il passo successivo ancora che ci sia chi lo ritiene un motivo valido per revocare i titoli vinti in quegli anni. A margine: qualcuno ci proverà, ma non possono essere riassegnati, la giurisprudenza nel basket è chiara (essendoci i playoff, come si fa a stabilire che chi è stato eliminato in finale ha più titolo a ricorrere di chi è stato eliminato in semifinale?). Non succede oggi, non succederà domani ma l'aumento del tam tam sull'ipotesi che i titoli vengano tolti alla Mens Sana impone a Siena di interrogarsi in maniera pressante su cosa vuole fare per difendere la propria storia.

Se sono stati commessi degli illeciti è giusto che vengano perseguiti, sul piano penale e sul piano sportivo. Sarebbe disonesto sostenere il contrario. Sarebbe disonesto anche ignorare quello di cui questa conclusione è sinonimo: stabilire che i bilanci della Mens Sana sono stati truccati per anni significa stabilire anche che i sistemi di controlli federali sui conti delle società (secondo cui andava tutto bene) sono totalmente inefficaci, e quindi inutili. E perciò significa stabilire che potenzialmente tutti i conti di tutte le squadre possono essere stati taroccati, nulla evidentemente lo impedisce, solo che non c'è stata un'indagine della giustizia ordinaria che ci ha lavorato per quattro anni per vederci chiaro.

Sostenerlo non significa approvare quello che può essere accaduto, anche perché finché un processo non ce lo dice non si può averne un'accettabile consapevolezza. Sostenerlo significa piuttosto ribellarsi, opporsi all'idea di cancellare una storia. Che è già stata cancellata - con la dichiarazione di fallimento - da quella che, da qualsiasi parte la si guardi, è stata una vicenda di malagestione di cui la verità giudiziaria delineerà meglio i contorni. Prendere a calci un uomo morto.

Le gioie, i ricordi, le sensazioni di quei giorni e di quelle vittorie sono un patrimonio di memoria collettiva e di emozione popolare che niente e nessuno può togliere alla gente della Mens Sana. Stabilito questo, qui si parla di come passeranno alla storia gli anni sotto inchiesta. Quelle della Mens Sana sono state vittorie finte? Secondo quanto emerso, in che modo sul piano sportivo, sul campo, sul 28x15, dalla palla a due alla sirena finale, negli allenamenti in cui quotidianamente in palestra ha costruito un basket diventato un'eccellenza europea, la Mens Sana si sarebbe avvantaggiata sulle avversarie? Se l'accertamento di eventuali reati è 'ambitol della giustizia ordinaria, è su questo altro terreno, su un eventuale "illecito vantaggio" sul campo sulle altre, che ci si aspetta ragioni la giustizia sportiva.

E se ragiona diversamente? Non c'è contraddittorio per evitarlo.  E' su questo che si arriva al nodo: chi difende un popolo dal non vedersi strappata via la propria storia? Un passo indietro: chi è la controparte? Chi è che può opporsi a un'accusa? Chi è che può esercitare il diritto alla difesa di una storia? Non la vecchia Mens Sana Basket evidentemente. E' stata dichiarata fallita da un anno e mezzo, non è noto se la procedura fallimentare sia già finita e dunque se quell'involucro sia stato chiuso o se sia ancora gestito dal curatore fallimentare e dal giudice delegato. Ma soprattutto, da quei giorni, la vecchia Mens Sana Basket non è più affiliata alla Federazione. Non esiste più.

La nuova Mens Sana Basket 1871 non ne ha titolo. La Polisportiva, la Polisportiva sì. C'era prima, azionista di stramaggioranza della vecchia societa. C'è adesso, azionista quasi unico della nuova società. Se non avrà i titoli per combattere la battaglia in Federazione, è sua responsabilità farlo con forza davanti all'opinione pubblica. Aver riportato a casa i trofei è stato importante, ma da sempre è stato più importante il riconoscimento in capo alla nuova società della storia maturata sul campo della Mens Sana. C'è questo in palio. A pochi mesi dall'elezione del nuovo presidente della Polisportiva è un tema di estrema centralità (scomodo ma ineludibile) su cui quella campagna elettorale dovrà giocarsi. Ma probabilmente non c'è tempo per aspettare una nuova presidenza fresca di mandato ricevuto dai soci, è necessario muoversi già adesso.

Sarebbe in contrasto con la decisione di prendere le distanze dalle gestioni del passato? In discussione non c'è avallare quelle condotte, c'è il salvataggio di una storia. Si chieda a qualunque tifoso juventino se si sente più rappresentato dalla linea della presidenza di Cobolli Gigli o di quella di Andrea Agnelli, dopo Calciopoli. Ci sono i legittimi della gente mensanina da tutelare. Il momento della doverosa collaborazione con le indagini ha accompagnato la ripartenza. Ma rinunciare alla propria storia sarebbe imperdonabile. Finora a pagare le colpe di amministratori probabilmente infedeli è stato un popolo, con la perdita del livello raggiunto e la ripartenza tre categorie più in basso, quattro contando anche l'Eurolega. Un popolo che adesso rischierebbe di essere ulteriormente mortificato.

Ci sono i canali ufficiali, attraverso cui probabilmente il margine d'intervento è ridotto, ma c'è tutto quanto si può fare a livello di opinione pubblica, a livello politico, perché è anche su questo terreno che si gioca la partita (vedi l'uscita di queste indiscrezioni): serve una mobilitazione che vada ben oltre, e a più livelli. A suo tempo, come la Polisportiva, anche il Comune aveva detto che si sarebbe costituito parte civile. A differenza di quanto successo nella ricerca dello sponsor, è tempo anche per Comune e Sindaco di combattere una battaglia per un'altra istituzione cittadina come la Mens Sana e a nome dei tanti cittadini che sono mensanini. E' tempo che si muovano le istituzioni: il Comune, il Sindaco, quindi. La Regione. I parlamentari. Anche Ban Ki-moon e Obama, se serve.

Il discorso riguarda poi il popolo della Mens Sana. E' l'occasione per ritrovare una direzione e una battaglia comune, superando le divisioni degli ultimi due anni abbondanti, sulla lettura che si è voluto dare alla fine della Mens Sana Basket e alla sua ripartenza, perché la difesa della storia della Mens Sana è un patrimonio di tutti, a prescindere dalle divergenze anche sostanziali che ci sono state. E' il momento della consapevolezza. E' il momento di capire se si vuole difendere la propria storia. La giustizia sportiva non aspetterà che Siena sia pronta.


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