martedì 16 giugno 2015

I nodi, più immediati, sul futuro della Mens Sana

Il rompete le righe, sancito dal brindisi coi tifosi in calendario per le 18.30 di mercoledì, chiude la stagione del ritorno della Mens Sana in A2. E sembra quasi di farlo con fretta dopo tutta la fatica che c'è voluta ad arrivare fin qui, ma sono i normali tempi di ogni anno, anche dopo gli scudetti. E apre l'estate. Con alcune priorità. Senza pause, con un po' di temi belli caldi sul tavolo.

COSTITUZIONE DELLA NUOVA SOCIETA'

Il passaggio in A2 impone la costituzione di una associazione sportiva a responsabilità limitate, forma ibrida (diciamo così, ma neanche troppo) tra dilettantismo e società di capitali, di cui si conosce da tempo la necessità. I primi passi, più o meno da qui a una settimana, saranno votati a questo adempimento burocratico. Prima che ci si scanni sull'organigramma, secondo quanto risulta da tempo la Fip avrebbe richiesto che ricalchi quello della Polisportiva di cui è emanazione, quindi con Piero Ricci presidente.

Più costruttivo capire chi ci sarà, in questa nuova società. Innanzi tutto nel consiglio: col coinvolgimento di chi mette i soldi? e con quali competenze? Essendo una società diversa dalla Polisportiva dovrà (in teoria, eh) essere autonoma anche nella compilazione dei bilanci, per dire. E poi la parte sportiva: il buon governo della società vorrebbe che fosse scontato ripartire da Lorenzo Marruganti, per le competenze note oltre che per quanto fatto quest'anno, se lui è disponibile. E poi le altre figure all'interno del club. Idea personale: la struttura dell'anno scorso, se confermata, sarebbe già ottima per l'A2. L'incognita, è parso di capire in alcuni discorsi tra le righe, è l'aumento di costi perché a integrare gli stipendi non ci sono più i sussidi di disoccupazione per la fine della vecchia Mens Sana Basket. Non può essere questo un ostacolo vero.

TROVARE RISORSE

Secondo quanto emerso più volte per il prossimo campionato di A2 l'idea (trasformarla in fatti non è banale) era contare su un budget doppio rispetto a quello che per vincere la Serie B ammontava a 750mila euro tutto compreso. Un milione e mezzo. Tutto compreso. Non da investire tutto sulla squadra, perché ci sono altri aspetti del club (giovanili, struttura del club, politiche di crescita) fortemente prioritari per darsi una solidità, rispetto ai risultati del campo, dove è prevedibile che dopo dieci anni non ci si ritrovi più in gioco per vincere un campionato, ma per consolidarsi nella categoria. Non risulta, ma magari è stato fatto tutto riservatamente, che durante quest'anno si siano trovati sponsor ad alta capacità economica diversi da quelli che sono già sulle maglie. Non ci sono comunque allarmismi.

La speranza mai detta a voce alta è quella di un incremento dell'investimento della Diamond Private Investment, caldeggiato ed evocato sin dall'ingresso ad aprile di questa nuova azienda a fianco della Mens Sana. Se sia una speranza fondata, lo scopriremo presto. Probabilmente già entro la fine della settimana. L'attuale primo sponsor, Gecom, aveva firmato un contratto di un anno, con opzione per un altro anno, con opzione per un altro anno: c'è da capire a che cifre, ma è possibile che resti. Così come è possibile che resti Conad. Così come non sono da escludere altri nomi. Poi ci saranno gli abbonamenti, con politiche si spera (i dati parlano chiaro) più vicine a quelle della stagione regolare che a quelle dei playoff. Poi c'è la cartellonistica. La strada per arrivare al milione e mezzo è lunghina. In bocca al lupo e buon lavoro.

CONFERME

Al momento la società non ha ancora parlato di futuro con l'allenatore Matteo Mecacci. Certo, l'occasione non sarebbe mancata lavorando a fianco tutti i giorni, ma si è preferito avere la testa solo sull'obiettivo sul campo, il cui raggiungimento o meno peraltro era un elemento imprescindibile per delineare gli scenari. Alcune cose sul tavolo già si potrebbero mettere: meglio ometterle per rispetto della "liturgia" dei colloqui tra club e coach, lasciandola violare a chi è costretto a farlo per lavoro (questo è un blog in cui si scrive per diletto, non una testata giornalistica).

Però, tanto per chiacchierare, Ramagli è la prima scelta di Biella, e prima aspetta di sapere (in queste ore) se è così sicuro che debba lasciare Verona. Tornando alla Mens Sana, le valutazioni sulla squadra possono essere solo conseguenti alla scelta del coach, ma un'idea c'era già quando l'estate scorsa furono fatti solo contratti annuali di cui - se l'informazione non è errata - solo un paio (Ranuzzi e Pignatti) con l'opzione. Poi anche senza opzione ci si può ritrovare, ma un'idea di base c'era già un anno fa.

GIOVANILI

Dove il discorso sulla guida tecnica è stato aperto già da marzo è sul responsabile del settore giovanile, laddove la strada presa nella fretta di un anno fa (quando c'era da fare tutto) ha dimostrato con evidenza di avere bisogno di correttivi. Sono state vagliate più o meno direttamente alcune possibilità, stringendo il cerchio intorno alla prima scelta Michele Catalani, ultimo a ricoprire quel ruolo con la Mens Sana Basket per poi andare questa stagione alla Stella Azzurra, col senno di poi pare senza piena soddisfazione nonostante lo scudetto Under 19.

Le sue ultime settimane senesi e la sua partenza non furono esenti da polemiche sul suo ruolo, vero o presunto, in quel passaggio storico. Ora tutto alle spalle. Non è neanche il primo caso. Certo che qualche domanda viene, su allora o su oggi. Si diceva che restasse ancora qualcosa da definire. Si diceva che restasse da trovare uno sponsor. Ora non si dice più niente, quindi forse ci siamo.

Al momento di dover fare una nuova società, non è stato possibile staccare le giovanili dalla prima squadra, e dunque la cabina di regia sarà unica. L'idea, da confermare, è di allestire una piccola foresteria da 6-8 posti, senza investire cifre spropositate ma per tornare ad accendere col reclutamento un circolo per tornare prima possibile alle finali nazionali e ricominciare a essere un punto riferimento. Si parla di un vivaio che torni a produrre giocatori per la prima squadra. Sarebbe bello. Opinione personale: dipende da troppi fattori, intanto sarebbe già importante rifondare una scuola tecnica che abbia una propria identità riconoscibile. La scelta di Michele Catalani va in questa direzione.

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