sabato 8 giugno 2019

Finale alternativo

L'arrivo in questi giorni di 11 altri punti di penalizzazione, pari al numero di ulteriori lodi non sanati, per un totale di -17 sulla prossima stagione, ha rinfocolato il dolore - che solo il tempo e la rassegnazione avevano parzialmente sedato - per la situazione in cui versa ciò che resta della Mens Sana Basket 1871. Che non è morta, né per la Federazione, né per il diritto societario, né per il tribunale. Potrebbe esserlo di qui a un mese, o anche meno. Ma quelle che mancano allo scadere del conto alla rovescia giudiziario e sportivo non saranno solo settimane di sola inerme attesa, ma anche di movimenti da capire.
 
Sono passate tre settimane da quando l'amministratore delegato Massimo Dattile aveva dichiarato, alla luce del pagamento della sesta rata Fip mai avvenuto nonostante le dichiarazioni della proprietà, che avrebbe rimesso il mandato alla luce delle responsabilità che sarebbero emerse dall'indagine aperta dalla Federazione. Oggi Dattile è ancora al suo posto. Perché di quell'indagine non si è più avuta notizia, o almeno dei suoi esiti. Perché è in fase di conclusione una transazione per i dipendenti (tre più un collaboratore), che evidentemente si conta di portare a termine: l'accordo con dilazione prevedeva un primo pagamento già effettuato e un secondo che sarebbe già dovuto avvenire, ma rispetto a cui non sono ancora arrivate le risorse. E poi perché è in fase di chiusura la sottoscrizione dell'accordo per far confluire il settore giovanile della MSB1871 all'interno della Polisportiva che ha già idee formate sulla prosecuzione dell'attività dei ragazzi.

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Quest'accordo risulta comunque tuttora essere condizionato allo scenario in cui non vada in porto il piano di salvataggio della MSB1871. Che fa intendere che esista anche uno scenario opposto, di salvataggio della società. E qui entriamo in un ambito più oscuro, in cui diventa più difficile raccogliere informazioni concrete, accertate e verificabili, un ambito che possiamo al massimo provare a ricostruire nella maniera più verosimile unendo un po' di puntini.

Risulta essere ancora in ballo una trattativa, che si è intensificata dalla metà di maggio, con un investitore interessato a riqualificare l'area del palazzetto (questa s'era già sentita?). Si tratta dell'imprenditore turco evocato ormai da mesi, avvicinato a suo tempo anche dalla famiglia Macchi come socio. Ma adesso il nuovo investitore entrerebbe (nella Siena Sport Network?) non al fianco ma al posto della famiglia Macchi, che dunque sarebbe fuori dal nuovo scenario. A suo tempo l'iniezione immediata di cui il piano di salvataggio aveva bisogno per essere avviato era stata quantificata in circa 6-700mila euro, e perché abbia un senso non può che essere questo l'ordine di grandezza dell'intervento del nuovo investitore. In che contesto?

I più informati ricorderanno che già con i Macchi si favoleggiava di un progetto da decine di milioni di euro (e una progettazione da decine di migliaia di euro) per l'area del palasport, evocando il coinvolgimento di fondi lussemburghesi. Secondo quanto risulta, quel progetto sarebbe stato rielaborato per un investimento nella zona da oltre 50 milioni di euro, appoggiandosi anche al credito sportivo.

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Evidentemente non basta l'idea e, se anche ci fossero, non basterebbero neppure le disponibilità in assenza di accordi con due soggetti imprescindibili: l'amministrazione, per eventuali varianti urbanistiche legate al progetto, e soprattutto la Polisportiva, che dell'area è proprietaria e che al momento non risulta neanche essere stata contattata per proporre l'affare. Su entrambi i fronti, per dire, il fondo inglese almeno questi tavoli li ha aperti, sebbene a quanto risulta senza particolare successo al momento, per usare un eufemismo. E' anche vero che dalla Polisportiva probabilmente basta andare, invece che vantando disponibilità iperboliche e promesse non garantite, mettendo piuttosto sul tavolo gli argomenti giusti e le risorse (sonanti) giuste.

Ma la tempistica non è una questione secondaria, perché anche in presenza delle disponibilità per avviare l'operazione (che poi sarebbe il punto centrale, ma proviamo ad andare oltre col ragionamento), questa andrebbe definita prima dell'udienza prefallimentare del 25 giugno: quel giorno, per tentare disperatamente di evitare un finale già scritto, la società dovrebbe presentarsi non con chiacchiere, ma con un progetto credibile e interlocutori credibili, che attestino la discontinuità con chi ha portato la Mens Sana al dissesto (e per questo sarà in ogni caso perseguito). Per questo, visti i passaggi necessari, non basterebbe premere un interruttore il 24 giugno, ma bisognerebbe che la macchina partisse subito, anzi fosse già partita.

Per non parlare della parte sportiva, visto che per rinnovare l'affiliazione sarebbe necessario sanare i circa 300mila euro di debiti federali, comunque compresi nei 6-700mila euro necessari per far partire il salvataggio, di cui si parlava prima. Tutto sperando di vincere il ricorso al Coni, e non aiuta che sia in discussione dopo l'udienza prefallimentare, il 28 giugno: lo scopo è vedersi riconosciuta una categoria più alta da cui ripartire, anche andando in Federazione, facendo capire che si è davanti a un soggetto diverso dalla famiglia Macchi e magari avvalersi della nuova normativa sulla cessione del titolo sportivo per separarlo dalla società in bancarotta e agganciarlo a una nuova società veicolo. O forse quello che interessa è la parte immobiliare dell'operazione, e magari non importa altrettanto che anche quella sportiva vada in porto.

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Detto così fila tutto, e forse neanche proprio tutto, poi c'è il mondo reale: solo prove contrarie potranno smentire il naturale scetticismo di un'operazione che anche solo tratteggiata così appare improbabile sotto vari punti di vista. Ma è anche vero che risorse probabilmente hanno già cominciato ad arrivare, se un primo pagamento i dipendenti l'hanno ricevuto e l'unico modo in cui era possibile farlo era con finanza esterna.

Non si tratta di avallare, appoggiare, crederci, ma di rendere conto di qualcosa a cui evidentemente qualcuno sta lavorando. Se poi è qualcosa di irrealizzabile, illogico o non appartenente alla realtà si vedrà presto: visti i tempi stretti, e la strada strettissima, sarà solo questione di settimane, se non giorni, escludere questa pista dagli scenari plausibili. Tanti, troppi altri scenari sono ancora in ballo, tra l'idea di ripartenza del fondo, quella della Polisportiva e quella di una parte della tifoseria. Ci sarà modo di parlarne nei prossimi giorni.



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