mercoledì 21 gennaio 2015

Ragionare sull'attacco della Mens Sana

"Il problema è l'attacco", ha detto Matteo Mecacci nel commento alla sconfitta di Empoli in cui un po' tutti si sono concentrati più su altri passaggi della sua analisi. Credo che spostare lo sguardo dai giudizi dell'emotività del momento al quadro di insieme imponga di osservare un paio di dati che in valore assoluto si sono discostati significativamente da quelli stagionali.

Peggio di quei soli 56 punti segnati era andata solo coi 54 in casa di Monsummano a fine ottobre, comunque MOLTO distanti dai 74 punti di media segnati fin lì; in secondo luogo, il fatto che una prestazione del genere non è arrivata contro una squadra prettamente difensiva ma una che ne subiva 68.2 di media, circa 12 in più di quelli segnati dalla Mens Sana. Mi pare quindi ragionevole che si ragioni sull'attacco.

Anche la difesa ha avuto nelle tre partite precedenti a Empoli, al di là delle statistiche, un calo di tasso di attività ed efficacia percepita. Ma a livello di costruzione tecnica, più che di loro applicazione con continuità, gli automatismi di cambi difensivi di almeno quattro giocatori del quintetto mi paiono un patrimonio acquisito. Oltre al valore aggiunto di una taglia superiore ai diretti avversari più o meno in tutti i ruoli. L'attacco invece, sarà un'idea (magari neanche particolarmente condivisa) non convinceva in pieno neanche quando tutto era rose e fiori.


Primo problema oggettivo: impossibile non soffrire il dover girare l'interruttore del tipo di gioco a seconda di chi c'è in campo. Con Chiacig o senza, con Parente o senza, col Parente in rodaggio o con quello (che si spera sia) al proprio meglio. Avere questi giocatori non è certo un problema, ma un'opportunità unica nel girone. E' per le loro caratteristiche che sono stati presi e sono un valore aggiunto, vietato snaturarli. Semplicemente per altre squadre con una cifra tecnica inferiore è più facile trovare la quadratura del cerchio.

Seconda questione: c'è uno scostamento tra la percezione della qualità offensiva della Mens Sana e probabilmente l'effettivo raggiungimento dei suoi obiettivi. Perché l'obiettivo è trovare il vantaggio da sfruttare, che sia una penetrazione di Vico in uno contro uno, un post basso con Ranuzzi, o altro. Da qui l'efficacia della zona contro la Mens Sana, che oltre a evitare ingenerosi confronti individuali e togliere ritmo, leva alla Mens Sana la possibilità di isolare qualcuno vicino a canestro o sul perimetro dal palleggio. Ma contro la difesa a uomo in linea di massima si arriva dove si vuole.

Poi troppo di rado ci si arriva in maniera fluida, attraverso la circolazione del pallone, che è quello che l'occhio nudo giudica come un buon attacco. Più che cercare che sia sempre il movimento di uomini e palla a generare il tiro migliore, si cerca la situazione voluta per l'uomo designato, tenendo nel frattempo un po' di attività sul lato debole per punire le scelte della difesa.

Questo tipo di letture, soprattutto di fronte ad alcune difese, rischia di non sposarsi col ritmo offensivo. Poi è evidente che certe situazioni sarebbero più efficaci se esplorate in movimento piuttosto che arrivandoci da fermi. Magari ci si arriverà. Ma, per fare paragoni blasfemi, sarà un sistema che al suo meglio assomiglierà forse più alla Mens Sana di Banchi che a quella di Pianigiani (o ad almeno due terzi delle squadre di Pianigiani).

Prospettive? Di sviluppo, credo. Non penso ai naturali riflessi dell'accresciuta conoscenza reciproca e di migliorati automatismi: lo sviluppo di certi processi non è infinito. Piuttosto, c'è il ruolo in evoluzione di Parente. Nei suoi cenci il suo talento in uno contro uno è in grado di creare superiorità e costringere la difesa a reazioni, che a quel punto sarà più facile punire. Potrà diventare programmaticamente il punto di partenza anche per accendere in contesti più dinamici, come dicevo prima, altri punti di forza (la tecnica di Vico, la taglia di Ranuzzi, l'intelligenza di Pignatti in movimento).

E poi c'è tutto quel filone evolutivo che sarebbe figlio dell'eventuale decisione di spostare nella seconda ondata di rotazioni Chiacig e le scelte offensive per sfruttarlo al meglio (ne ho parlato qui). Embrioni di queste idee già si vedono nel lavoro di Mecacci. Le frasi fatte dicono che in genere alla lunga il lavoro paga.

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