martedì 13 gennaio 2015

Keep calm and...

Da osservatore esterno mi è parsa singolare l'escalation dei toni e dell'umore intorno alla Mens Sana, dopo l'ultima sconfitta, quella casalinga contro Piombino. Che obiettivamente è stata una pagina negativa della stagione, più di altre, e ha fatto cadere un po' di certezze grazie a cui si poteva continuare a dire che la soluzione di alcune difficoltà era solo questione di lavoro e di tempo. Abbastanza per motivare questa furia distruttrice che c'è nell'aria?
 
Non dico che la Mens Sana abbia dato una bella prova di sé (le considerazioni in un post solo non ci stavano, ce n'era voluto un secondo). Non ignoro neanche, mi pare di non averlo ignorato su questo blog anche quando la Mens Sana era imbattuta e/o largamente prima, che alcune difficoltà non nascono da domenica, vengono da lontano, e che il trend percepito non è di un miglioramento, anzi.

Dico che forse c'è qualcosa che mi sfugge se adesso i problemi vengono aggrediti con questa virulenza. Perché abbandonarsi all'inerzia è sbagliato, ma lo è anche perdere lucidità. E' il primo grosso banco di prova della combinazione solidità/reattività della nuova Mens Sana. Della sua capacità di analisi e/o di intervento.

Se c'è fiducia nella qualità del lavoro fatto e in corso, evidentemente non c'è nessun motivo di intervenire. Se sono venuti dubbi nelle ultime settimane per le due sconfitte nelle ultime tre partite, non servono interventi di pancia ma comprensione delle ragioni, la cui ricetta può essere pazienza, lavoro o correttivi mirati in base all'analisi fatta, chirurgici. La necessità di cambiare qualcosa di importante nasce invece se i dubbi sul lavoro fatto e in corso c'erano anche prima. All'insegna del meglio tardi che mai, perché comunque sarebbe stato sbagliato non intervenire prima.

Non ho la percezione che si voglia cambiare. Delle tre strade citate, immagino una strategia tra la prima e la seconda via. Ma se si decide di andare avanti, che sia con fiducia vera, senza retropensieri, difendendo anche pubblicamente l'uno il lavoro dell'altro (la società, coi giocatori, con lo staff tecnico - che in questo momento sembra la parte più debole) all'interno del gruppo di lavoro, perché sia chiaro che non ci sono scollature. Per chi vorrà e ne sarà persuaso, magari allora anche la piazza o una sua parte più consistente potrà convincersi a sposare un atteggiamento del genere.

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