sabato 3 gennaio 2015

Solidarizzo con Forlì

Naturalmente non con una società che ha preso in giro tutti, millantando grandeur coi soldi del monopoli. Ma anche all'interno della società, come spesso in questi casi, mi viene da pensare siano stati molte più le vittime dei carnefici (e anche dei carnefici parliamone, in cosa hanno guadagnato a metter su quella pagliacciata, ma colpevoli restano). Già iscritta irregolarmente in estate (una delle principali accuse alla ex presidente Bragaglio, casus belli di un malcontento cresciuto fino al suo avvicendamento), parlo naturalmente della decisione di Forlì di ritirarsi dal campionato di A2 Gold.

Quando dico che solidarizzo con Forlì, parlo piuttosto della gente di basket di Forlì. Che è stata la prima vittima di quanto è successo, prima per il tradimento delle aspettative gonfiate con cui era stata presa in giro all'origine, e poi - ancora più grave - perché adesso ha perso la pallacanestro. Dico cose scontate ed è una solidarietà all'apparenza facile e a buon mercato. Eppure a volte non se ne tiene conto quando si parla di realtà del genere con generalizzazioni che rendono le vittime di queste vicende becchi e bastonati Per capirsi: parlando per un attimo solo del club e non delle responsabilità istituzionali, il colpevole della vicenda Forlì è un personaggio come Max Boccio (il plenipotenziario) che pare uscito direttamente dalla Banda degli Onesti. Eppure raramente quando si parla di questa vergogna raramente si nomina lui, o chi con lui vi ha contribuito, piuttosto si parla dello scandalo-Forlì. Gettando (senza volerlo ma di fatto è così) male parole su tutta una realtà, una piazza, un popolo, a cui resta attaccata un'etichetta che non merita, per colpe non sue, anche a prescindere dalla mazzata in fronte e dal calcio nei reni alla propria passione appena presi. Dopo il danno, la beffa.

Parliamo, in piccolo, degli stessi luoghi comuni che finiscono per restare attaccati addosso a certe piazze (l'ho sentito dire con una certa continuità di Avellino, o Caserta, o magari Capo d'Orlando) "perché non pagano, sono dilettanti allo sbaraglio, non sono seri, non possono starci", anche se nel frattempo magari hanno avuto anche proprietà, dirigenti e comportamenti molto più professionali, come altrove. E anche se invece il paradigma dei dilettanti allo sbaraglio in realtà a volte sono club più insospettabili, quotati e blasonati. E parliamo dello stesso trattamento che a volte riceve la Mens Sana quando va in giro e si sente dare dei ladri e degli evasori. Quando invece Siena ne è stata la prima vittima.  ps: la fine di Forlì naturalmente porta con sé delle implicazioni legate a Marco Carraretto, ma facciamo passare la partita di domenica con la Sangiorgese, vediamo come finisce l'andata, e poi magari se ne riparla. 

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