mercoledì 2 marzo 2016

Uomini di Consorzio, risorse di Polisportiva

In attesa di una panoramica più esaustiva, si spera, quando nelle prossime ore ci sarà materialmente la costituzione del Consorzio, a occupare le ultime ore sono stati i primi ragionamenti su chi sembra essere a bordo dopo la riunione di martedì al Garden. Ma c'è movimento anche in Polisportiva, dove si sta provando a delineare un futuro e una strategia che non tenga conto delle risorse di cui si è parlato a proposito del possibile accordo con la Robur.

Il nome di Fabio Bruttini è sinonimo della partecipazione al Consorzio di un personaggio di riconosciuta credibilità, imprenditoriale (con la sua Comolas) oltre che cestistica e di storia personale, che ne farebbe un attore di spicco all'interno di qualsiasi compagine sociale e avrebbe tutto per essere il capofila o l'uomo di maggiore rappresentatività anche in questa per come la si conosce adesso. Di certo il suo coinvolgimento, in parte anche per tramite dell'amico Fabio Giustarini, ha riportato alla memoria quei movimenti che un paio di anni fa lo videro tirare per la giacchetta al momento di immaginare una ripartenza dopo la Mens Sana Basket, fino a essere chiamato dal sindaco, prima che gli eventi prendessero poi un'altra direzione. Il legame è rimasto, non solo per le sue note radici mensanine: con la sua azienda è già oggi inserzionista all'interno del palasport, con un cartellone. Il presidente della Virtus, tale almeno è fino a giugno, avrebbe gli strumenti economici e di competenze per affrontare anche da solo l'avventura mensanina, anche se al momento non sembra essere questa l'intenzione, bensì semplicemente quella di esserci per dare una mano, quasi in punta di piedi.

Viene naturale considerare della partita del Consorzio anche gli ex giocatori con le aziende di cui sono rappresentanti, così come la Nau! di Fabrizio Brogi, figlio di Giangastone, la cui partecipazione al Consorzio di Varese ha fatto da motore e ispirazione per la partenza del progetto. Di Pietro Mele si è detto ieri: oggi socio di minoranza del Siena, presente ai lavori già da tempo, potrebbe fare da catalizzatore del coinvolgimento di altri imprenditori edili. Pare esserci la disponibilità, anche se al momento non l'adesione, di partner dell'anno scorso che poi avevano preso altre strade, e resta in piedi l'auspicio che dall'estate possa arrivare anche quella di imprenditori importanti di Siena e provincia già impegnati nello sport. C'è piuttosto curiosità per capire quale potrebbe essere all'interno della compagine il ruolo di Emilio Tonini, presente martedì all'incontro del Garden, e forse per storia personale è il grande nome fin qui emerso. Tonini è stato direttore generale del Monte dei Paschi fino al maggio 2006 ai tempi di Fabrizi, in mezzo tra l'era di De Bustis e quella di Vigni, dopo esserlo stato della Fondazione Mps fino al 2003, poi presidente di Banca Agricola Mantovana: viene naturale pensarlo come uomo di relazioni e connessioni.

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Serve adesso che Consorzio/Associazione e Polisportiva tornino a vedersi dopo l'analisi dei conti da parte dei possibili acquirenti e il supplemento di documentazione richiesta. Da qui all'assemblea dell'8 marzo (anche se non è un mistero che si lavori a una dilazione operosa), i tempi sono talmente stretti che è naturale immaginare che da ora in poi i rapporti tra le parti possano farsi più fitti al di là delle occasioni di incontro formale, e forse la serata della riunione di lunedì davanti al Comitato può aver avuto il merito di aprire un canale anche informale tra le parti, a cui è evidente l'interesse reciproco a lavorare bene insieme.

Per non dimenticare: l'entità complessiva dell'intervento richiesto è di circa 600mila euro per garantire il fabbisogno fino al termine della stagione. L'urgenza della prossima assemblea è ripianare i 300mila euro di perdita segnalati dalla semestrale al 31 dicembre scorso. Se un intervento solo di questa entità sarebbe solo una toppa momentanea con la sola utilità di spostare di qualche settimana l'emergenza, già arrivare attorno ai 400mila euro (più o meno equamente divisi? le quote future dipendono da questa proporzione) non sarebbe la soluzione di tutto e richiederebbe ulteriore lavoro, ma darebbe maggior respiro per cominciare a mettere in campo la copertura anche del resto. E' noto poi che il lavoro del Consorzio è mirato al futuro ma potrebbe portare risorse anche nell'immediato, oltre a quelle dell'Associazione. Ma le cifre da una parte (Associazione/Consorzio) e dall'altra (Polisportiva) restano ancora da chiarire.

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L'offerta del sindaco alla Robur per pensare all'area comunale di San Miniato per ricavare i campi sportivi che le servono non è necessariamente un'alternativa a fare il centro sportivo a Torre Fiorentina: la Robur ha sempre fatto sapere che, se anche ce ne fosse la possibilità, preferirà non avere un unico quartier generale ma diversificare in un paio di luoghi diversi  il lavoro di prima squadra e giovanili. Non è dunque per questo, quanto per la difficoltà ad avere una risposta nei necessari tempi brevi, entro l'assemblea dei soci in calendario per l'8 marzo, che la Polisportiva sta valutando scenari alternativi per trovare le risorse per il salvataggio della Mens Sana. Ne ha parlato in una riunione informale martedì, tornerà a parlarne venerdì.

Ci sono crediti che la Polisportiva deciderà di non richiedere, c'è di mezzo un versamento soci in conto capitale, c'è poi l'abbattimento del capitale sociale a 10mila euro che porterà a raschiare a bilancio risorse per circa 90mila euro. Tutto per rifarsi all'asserita disponibilità di poste di bilancio per un totale tra i 150mila e i 200mila euro con cui contribuire al salvataggio. E si sta pensando ad altro, tenendosi l'operazione di anticipo affitti di Emma Villas solo come extrema ratio nel caso in cui sia irrinunciabile per il salvataggio del basket: la remora all'operazione è quella di lasciare una zavorra per i prossimi due anni sui conti della Polisportiva che la Giunta in scadenza vorrebbe evitare di lasciare in eredità a chi verrà dopo. Tutto con la disponibilità della Polisportiva a scendere anche fino al 10% del capitale del basket, a patto che chi compra ne abbia le risorse.

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