domenica 27 marzo 2016

Così funziona il Consorzio (al suo meglio): Treviso. E gli altri

In attesa che nei prossimi giorni il Consorzio scopra le carte per partire definitivamente, lo sguardo si allarga al modo in cui lavorano altrove. Il modello dichiarato sono Varese e Trento, ma forse il lavoro migliore a quanto si vede dall'esterno lo sta facendo Treviso. E' evidente quanto il tessuto imprenditoriale senese sia diverso, ma sono evidenti i tratti in comune tra la storia di Treviso e della Mens Sana, entrambi alla rinascita inseguendo un nuovo modello dopo il venir meno dell'unica fonte da cui provenivano le risorse che hanno assicurato loro un passato di grandezza. Copiare è buono (quando le cose sono fatte bene), alcune idee si potranno e dovranno ritrovare, l'ideale sarebbe ritrovare il clima che si respira altrove: non un gruppo di amici, ma sicuramente un gruppo di relazioni.

Il dinamismo di chi sa cogliere il senso del Consorzio come strumento di comunicazione è contagioso al punto da creare per i consorziati opportunità di business. Treviso organizza eventi di incontro e convegni per le aziende - con relatori di alto livello - come se il Consorzio fosse un'associazione di categoria, trasversale tra più categorie. Si chiedono investimenti sapendo che il basket di per sé non dà ritorni nei fatturati, ma può darne attraverso il Consorzio in termini di opportunità di affari nel mettersi in rete con altri imprenditori. Varese ha organizzato per l'8 aprile un "evento di matching", che sarebbe "un momento di dialogo tra le imprese per stabilire relazioni di business". A Trento le aziende invece usano il consorzio per presentare il proprio business agli altri consorziati, mentre il Cast (il consorzio) mette a tavola gli imprenditori coi giocatori: le aziende si convincono anche così.

Non solo convegni, a Treviso organizzano anche eventi conviviali: ad esempio una sorta di Olimpiade dei consorziati a base di biliardino, scopa all'asso, boccette su biliardo e ping pong, grigliate col vino insieme alle famiglie e con la partecipazione dei giocatori della squadra. Non sono leggende, non è facile retorica: il 1° marzo è stato organizzato l'Universo Treviso Business Game. Come una serata a Risiko tra amici, o una partita di bridge a seconda dei gusti, a Treviso hanno riunito come occasione per stare insieme 50 rappresentanti di altrettante aziende consorziate, divise in cinque squadre, che si sono sfidare in un gioco di ruolo: 45 minuti per creare un progetto imprenditoriale legato al Consorzio. Il nodo è l'idea che c'è dietro la serata, ma sarebbero da copiare anche le cinque idee che dalla serata sono emerse.

Il Consorzio a Treviso ha il 100% delle quote del club, lo stesso è a Varese, a Trento è il 40% (ma c'è anche il Trust a 40 e una Fondazione al 20). A vedere la pagina dedicata, Treviso ha un main sponsor, 8 sponsor ufficiali, 4 fornitori ufficiali, 58 aziende del Consorzio Universo e 32 sostenitori. Le aziende consorziate al momento sono 85, a cui è dedicata una pagina ciascuna sul sito del consorzio, sito su cui c'è anche una sezione dedicata ai consorziati di sole offerte "business to business" per fare affari tra di loro. A Trento le aziende sono 59 a oggi, e arrivano a 110 compresi gli inserzionisti. A Varese le aziende sul sito sono 33, ma sono indicati 53 soci proprietari. Basti però pensare a un altro dato: la pagina Facebook di "Varese nel cuore" ha 110 "mi piace", e va bene che il confronto è tra un consorzio di aziende e un'associazione di tifosi, ma la pagina fresca fresca di "Io tifo Mens Sana" ne ha già 1300.

Rispetto a Treviso, nel sito in cui convincere le aziende Varese ha un approccio meno emotivo e più valoriale, mentre Trento punta sull'offerta di visibilità, radicamento, riconoscibilitàA Treviso a ogni consorziato è richiesta una quota annuale di 1000 euro per le spese di gestione del Consorzio e la firma di una lettera di intenti per accedere alla scelta con l'ufficio marketing degli strumenti più adeguati per farsi pubblicità, con un contratto di sponsorizzazione triennale rinnovabile (Varese esplicita una quota minima per multipli di 10mila, a Trento è 5mila). A Siena non sarà molto diverso.

Se Varese ha una sintetica brochure con cui presentarsi alle aziende e proporre una distinzione di massima in tre tipi di rapporto (main sponsor, top sponsor e partner ufficiale), illuminante è vedere quella di Treviso, quasi 80 pagine ben fatte di persuasione: si parte spiegando perché il basket in città è un fenomeno sociale passando per numeri, presenze, abbonati, numeri delle giovanili, camp, lavoro con le scuole, altre iniziative sociali, numeri sui social, sul web e sui media, e gli eventi del Consorzio. Ma anche gli spazi di visibilità offerti: su maglia, sovramaglia, parquet, rotori, cartellonistica, altri spazi alle partite (sponsor day, giochi all'intervallo, hospitality, cheerleader, gadget, mascotte, iniziative editoriali), e l'utilizzo dell'immagine della squadra e dei giocatori. Guardare altrove significa anche rendersi conto con chiarezza cosa significa fare le cose sul serio. E' il solo modo perché funzioni.

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