mercoledì 23 marzo 2016

Biografia non ufficiale del Trust

Tutto era nato pensando alla Robur. Oggi il Trust, o meglio l'incrocio tra l'iniziativa dell'Associazione dei tifosi e il Consorzio di aziende, è l'unica possibilità sul tavolo per il salvataggio della Mens Sana, destinata nelle prossime ore a sfociare nella formalizzazione dell'acquisizione delle quote di maggioranza.

Continua ad aleggiare lo scenario per cui se questa iniziativa non ci fosse mai stata, alla fine dalla Polisportiva sarebbe arrivata una soluzione di qualche tipo, comunque diversa dalla volontà di messa in liquidazione dichiarata in piena fase negoziale con l'Associazione. Aleggia anche solo per tutti i possibili coinvolgimenti ipotizzati a un certo punto del salvataggio, di cui poi non si è più saputo niente, e che magari sono sempre lì nel taschino. Invece la storia per ora è andata altrove. Per molti saranno elementi noti, ma forse non tutti. Secondo quanto ricostruito sulla base di quanto raccolto, è andata più o meno così.

L'8 febbraio il cda della Mens Sana Basket 1871 ha visto dimettersi i quattro consiglieri in quota Polisportiva, di cui nello stesso giorno si è dimesso il presidente. Un mese esatto dopo (oltretutto il mese più corto, febbraio, per quanto bisestile) l'Associazione Io tifo Mens Sana è entrata nel cda nel rimpasto che ha anticipato l'ingresso vero e proprio nel capitale il 16 marzo. Tutto talmente rapido, soprattutto per un'idea di realizzazione affatto banale, da portare alcuni a chiedersi se non fosse già tutto pronto.

Di certo l'idea prende le mosse dal periodo in cui, nei mesi scorsi, prima che scoppiasse il bubbone-Mens Sana, era la Robur la società senese che appariva in maggiore difficoltà nel disegnare il proprio futuro. E' in questo scenario che Giangastone Brogi parla a Pietro Mele, amici di vecchia data, della fattibilità di esportare nel mondo del calcio, e trasferire a Siena, l'esperienza che nel basket ha intrapreso Varese con la creazione di un consorzio di aziende (consorzio a cui partecipa il figlio di Brogi, Fabrizio, con la sua azienda Nau!. la moglie è vicepresidente del club).

Idea implementata poi da Trento, che ha studiato il modello di Varese e lo ha evoluto verso la filosofia di società di comunità. Un'idea di cui innamorarsi in un momento di crisi economica in cui - è il ragionamento - la città (a partire dallo sport) deve imparare a fare da sola, provando a ripensare sé stessa dopo essersi abituata per anni a godere della manna che cadeva dal cielo. Detta così, pare un manifesto programmatico...

***

Pietro Mele, professionista senese, in gioventù talento verissimo sul campo da basket a cui solo un grave infortunio ha tolto la Serie A già conquistata, è socio di minoranza della Robur dopo aver affiancato fin dall'inizio Antonio Ponte. Giangastone Brogi, 35 anni di banca e 20 di consulenza aziendale alle spalle, uno che ci tiene molto a far sapere di non voler apparire e che la ribalta mediatica non gli interessa, negli anni '50 si faceva insegnare i fondamentali da Bruno Casini al Liceone (beato lui), c'era con Giannelli e Monaco negli anni della costruzione del palazzetto alla Mens Sana e ha messo in piedi una realtà di pallavolo come la Libertas. Ed è stato a lungo in politica, tra cui otto anni da segretario provinciale della Dc, in ben altre stagioni per la politica locale e con ben altri equilibri.

Questa però è una storia di sport, e gli interessati dicono che la politica non c'entra niente. Anche nel caso c'entrasse, raccontano gli esperti di equilibri cittadini, non è un tipo di iniziativa che pesta i piedi a qualcuno: per capirci, avrebbe probabilmente dato più fastidio all'estabilishment se l'idea del Trust fosse nata da una corrente del Pd piuttosto che un'altra (e a un certo punto in effetti qualcuno il cappello sembrava volercelo mettere). Comunque, per quanto questa voglia essere una storia di sport, e non di politica, i rapporti decennali tra gente che ha lavorato insieme e le reti di contatti costruiti nel tempo un ruolo lo giocano, com'è naturale che sia. Lungo il percorso le idee vengono condivise - tra gli altri - con Marco Tanini, presidente dell'Ordine dei Commercialisti, e con Emilio Tonini, già direttore generale del Monte dei Paschi. Trovare qualcuno che crede nel progetto lo fa decollare.

Si comincia così a raccogliere l'interesse di qualche imprenditore. Di più, si va a parlare in Camera di Commercio col presidente Massimo Guasconi, chiedendo non soldi ma un aiuto sotto il profilo organizzativo. Ma la situazione alla Robur cambia, quando il futuro bianconero trova una risposta diversa. Il 7 febbraio Antonio Ponte annuncia la cessione della maggioranza delle quote ad Anna Durio, il cui arrivo era stato anticipato da un aumento di capitale di 1.9 milioni che aveva di fatto polverizzato la quota detenuta da Pietro Mele (tenuto fuori dalla compravendita), e per questo dimessosi dal cda il 3 febbraio. L'8 febbraio, come detto, è invece il giorno in cui le dimissioni in massa del cda fanno deflagrare la crisi societaria della Mens Sana Basket 1871. Da qui l'idea: girare sulla Mens Sana il lavoro cominciato in chiave Robur.

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Viene contattato Giorgio Lucchesini, ex presidente della Polisportiva, che in un'ospitata a Siena Tv fa capire che c'è qualcuno che sta lavorando a qualcosa. Si incontrano Antonio Saccone, nuovo presidente della Polisportiva dopo le dimissioni di Ricci, e le figure apicali della casa madre, che forse, par di capire, ha già un piano. Ma si va avanti. Si parla con la sezione basket per capire la situazione. Viene chiamato Alfredo Barlucchi, considerato la figura che più di ogni altro può riunire la fiducia di tutti, come uomo di basket ma anche per l'immagine di dirigente di multinazionali (e già presidente del panathlon).

E viene chiamato Piero Franceschini. Nel frattempo la cosa esce sui giornali. Ci si ritrova in una decina, praticamente attorno al nuovo progetto torna a coagularsi il cosiddetto gruppo degli "ex giocatori" (e non solo), gli stessi che si erano mossi non tanto e non solo un anno e mezzo prima con l'idea di salvare la vecchia Mens Sana Basket, e non aveva funzionato, ma soprattutto nell'estate 2015. E' infatti nell'estate 2015 - facciamo un passo indietro - che questo gruppo di lavoro è sul punto di entrare nella compagine della nuova sezione basket autonoma, di cui era stato aperto il capitale a soggetti esterni. Danilo Bono mette i 50mila euro richiesti per entrare con un posto nel cda, gli "ex giocatori" no, e allora non se ne fa di nulla.

Ma il canale del gruppo di lavoro (tra i vari non menzionati c'è anche Guido Guidarini, figlio di Marcello) resta aperto in ottica futura, attraverso il coinvolgimento per questa stagione di Gigi Cagnazzo con un ruolo dirigenziale legato alla prima squadra. E da qui si riparte, qualche mese dopo, quando il lavoro lasciato in sospeso nell'estate 2015 viene portato in dote al nuovo progetto, unendo le forze attorno all'idea dell'Associazione/Consorzio. Eccoli là: è così che, uno per uno, gli attori sono entrati sulla scena. Raccontato il prologo, il resto della storia è di dominio pubblico. E si scrive adesso giorno per giorno.

1 commento:

  1. Qualcuno cerca di capire, ma rigira la storia e da spiegazioni di comodo per dire quello che non c'è mai stato (altre soluzioni polisportiva) e trovare logiche di sistema all'affermazione e crescita del progetto ..... forse riescono a rovinarlo

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