lunedì 30 novembre 2015

Come si spiega quel 38-9

Il secondo quarto giocato dalla Mens Sana contro Agropoli entra di diritto nella cineteca dei ricordi di Viale Sclavo. Dieci minuti di delirio lisergico che sono stati preceduti da altri dieci di dramma esistenziale. Come si spiega una simile prestazione in un quarto da parte di una squadra che tutto è tranne una potenza offensiva? Come è stata possibile una simile rimonta?

Dobbiamo giocoforza partire dal primo quarto per trovare una chiave dei minuti successivi. La Mens Sana ha iniziato contratta, impaurita, concentrandosi troppo su quello che doveva fare e per questo impreparata quando non è riuscita a farlo. Si sono alternati errori incredibili e disattenzioni gravi, sia in attacco che in difesa. Basta considerare solo due brevi momenti di quella frazione di gioco.


Nel caso dell'immagine sopra vediamo come le spaziature dell'attacco biancoverde fossero totalmente saltate. In questo caso specifico la riapertura di Roberts sul lato si conclude in una delle dieci palle perse del primo quarto, perchè sia Bryant che Udom sono troppo presi dal recuperare la giusta posizione per concentrarsi sul pallone. Ma anche in difesa le cose non sono andate meglio.


Qui vediamo solo uno dei casi in cui a Trasolini è stato concesso di tirare con libertà insperate. Cinque metri di spazio per un tiratore che dall'arco ha una media del 54% sono fin troppa grazia e infatti il tiro si è accomodato sul fondo della retina.

Come ha fatto la Mens Sana quindi, nonostante tutti questi errori, a ribaltare il risultato e a tirare fuori quella prestazione monstre? A un primo sguardo la soluzione pare semplice: i biancoverdi nella seconda frazione di gioco hanno tirato con il 57,5% dal campo, pur prendendosi spesso tiri molto contestati che però hanno segnato. Ma questo è solo una parte del discorso, l'altra parte la si intuisce quando notiamo che la squadra di Ramagli si è presa in quel quarto 25 tiri, contro i soli 11 di quella di Paternoster. Uno scarto nettissimo che ci porta infine alla vera chiave di volta: i rimbalzi.

La Mens Sana ha annichilito Agropoli a rimbalzo in quei dieci minuti: 16 rimbalzi (di cui 7 offensivi) contro i soli 2 degli avversari. I biancoverdi hanno controllato l'88% dei rimbalzi disponibili, hanno preso coraggio e slancio proprio da questo: a ogni errore al tiro c'era sempre qualcuno a conquistare il rimbalzo in attacco, a regalare ritmo ed entusiasmo a un attacco che nel primo quarto era stato prevedibile e a tratti sterile.

La difesa ha avuto un suo peso chiaramente, ma alla fine anche nel secondo quarto Agropoli si è presa tanti tiri aperti, ma era talmente intimidita dalla tracotanza atletica della Mens Sana che qualcosa si è spento nelle loro teste. È stata una partita strana, dalle molte facce, ma ha sancito ancora una volta l'importanza per la squadra di Ramagli di imporsi sul piano fisico e atletico rispetto all'avversario. La differenza tra un primo quarto titubante e un secondo da grande squadra sta tutta qui.

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