venerdì 6 novembre 2015

Ode alla difesa (alert: pericolo luoghi comuni)

La partita di Trapani forse non è neanche quella giusta per far partire la riflessione. Di fronte c'era uno degli attacchi più forti del campionato, che nessuno può pensare di andare a tenere a 60 punti in casa propria. Non è questo il punto. Forse lo è più il fatto che è una squadra che gioca ad alti ritmi e in parte lascia giocare, "e vediamo se tieni il passo". Accettarlo forse è inevitabile, portare la partita su altri binari è dura. La Mens Sana l'ha considerata una possibilità interessante, forse anche divertente, per giocarsela a viso aperto.

L'evidente qualità offensiva vista, forse non in maniera continuativa ma certo sin dalla prima di campionato con Latina, nasce anche da questo tipo di impostazione impavidamente sfacciata. Ma questa squadra era nata in estate, e anche quasi in autunno, con l'idea di avere spiccate caratteristiche difensive. E' chiaro che si trattasse anche di messaggi alla piazza, e alla squadra, a intendere la necessità di un'annata in cui giocarsela con la lotta e col sudore. Ma poi sul campo quel messaggio ha finito per annacquarsi un po', nel senso che l'impostazione non è al momento quella di far segnare agli altri un canestro in meno.

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Il ritorno tra le mura amiche dopo due trasferte di fila guarirà tanti mali (non ci sono grandi mali da guarire, in verità) e aiuterà a mettere tutto in una luce diversa rispetto all'emotività delle due trasferte siciliane, una non giocando per 35' e l'altra scivolata via con un eccessivo senso di ineluttabilità, dopo che la precedente trasferta a Scafati aveva sorpreso ma allo stesso tempo fissato l'asticella abbastanza in alto da lasciare a bocca asciutta invece dopo Trapani. Ma qualche considerazione sul tema "difesa" viene naturale.

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La Mens Sana ha la decima miglior difesa (su sedici) per punti concessi, 74.2. E' in maniera interessante la terza migliore per percentuale da due concessa, 47%, la quarta peggiore per percentuale da tre concessa, 39%: alta. Ma funziona perché più di ogni altra spinge le squadre a tirare da due invece che da tre: meno del 32% dei tiri avversari arrivano da oltre l'arco. Ci sono delle scelte tattiche di presidio dell'area che orientano così i numeri. Per chiarire che non si parte da una situazione di base di allarme, anzi. Ma è sufficiente?

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Il precampionato - al momento di tirare le somme - ha detto che questa è una squadra con un po' di punti nelle mani, forse più di quelli (pochi) che si temeva ci fossero al momento della costruzione. Le prime cinque giornate hanno detto che ci sono cinque giocatori, il quintetto, da doppia cifra di media. Sono tanti, un buon patrimonio, e non è detto che duri tutto l'anno così, anzi. Ma ci si aspettava innegabilmente qualcosa in più dei 26 punti di media attuale dalla coppia Roberts-Bryant, qualcosa in più dei 37 del trio che comprende anche DiLiegro. Ne esce una squadra da circa 75 punti di media. Che possono avvicinarsi ai 70 in momenti come questo, e oggi sono 73 di media, o possono avvicinarsi agli 80 a seconda delle giornate.

I dati dicono che a oggi ci sono solo cinque squadre che segnano meno: Reggio 72.2, Biella 68.6, Casale 67.6, Roma 66.6, Omegna 55.6. Premesso che il basket non si gioca a tavolino ma in base a come si mette ogni singola partita (vedi la Mens Sana con Casale in paragone con quella di Trapani), questo non è esattamente un dato che sostenga particolarmente l'ambizione di giocarsela con l'attacco. Cioè: giocandosela a viso aperto, non necessariamente sarebbe andata diversamente con avversarie diverse da una di grande impronta offensiva come Trapani. Perché in questo campionato ce ne sono 10 su 16 che producono più punti della Mens Sana.

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Un'idea affascinante e più volte sostenuta è quella dell'importanza dell'impronta difensiva per questa Mens Sana come scintilla che accenda un'energia da trasmettere per contagio a tutta la squadra, da tradurre poi non necessariamente in grandi bavagli difensivi ma in un'intensità che dev'essere l'arma da cavalcare di un gruppo così giovane. L'esempio è Scafati, una partita da 70 tiri in cui non si è riusciti ad arginare Mayo e Simmons, ma in cui c'è stata l'intensità per prendere 15 rimbalzi d'attacco e giocarsela anche senza percentuali incredibili.

Un'altra idea è l'importanza della difesa come strumento per mettere la partita su un terreno tecnico che coinvolge tutti, non necessariamente solo chi ha il talento (forse solo gli americani) per stare in gara coi canestri segnati. E' stato il caso, forse, della partita con Casale, quando la partita è andata lì forse neanche per scelta della Mens Sana ma degli avversari, e si è rivelata magari per alcuni aspetti la migliore prestazione di questo inizio di stagione: per il guizzo decisivo nel momento giusto, per la leadership di Roberts, forse anche perché quella sera la squadra ha trovato il cemento giusto quando contava.

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Ma forse, alla luce di questi dati, una stretta difensiva è anche quello che serve per rendere vincente un attacco che ha questi numeri. Giocarsela a viso aperto è bello e divertente, e la Mens Sana può anche permettersi - auspicabilmente - di non guardare strettamente al risultato, non essendo direttamente coinvolta nella lotta per salire o per non scendere, privilegiando piuttosto lo sviluppo giocatori. Ma serate più scaltre, con l'obiettivo non teorico ma feroce di far giocare male gli altri, forse aggiungerebbero una dimensione. In gran parte tutto quello che si è detto già succede. Se succedesse ancora un po' di più, chissà, forse sì o forse no, la Mens Sana aumenterebbe le proprie chance di giocarsela con un numero maggiore di squadre.

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