lunedì 23 novembre 2015

Come ha vinto la Mens Sana ad Agrigento


Alzi la mano chi a metà primo quarto immaginava il +18 con cui la Mens Sana avrebbe poi concluso la partita ad Agrigento. È stata una gara stranissima quella contro la squadra di coach Ciani, una gara che ha avuto così tante storie e così tanti momenti di svolta nell'arco di quaranta minuti da far girare la testa. "Come?" e "Perché?" sono le domande su cui proveremo a ragionare.

ROBERTS
Iniziamo col dire che l'ago della bilancia è stato Roberts, e lo è stato molto al di là dei 24 punti segnati. Chris non si è MAI fermato per un singolo secondo della partita (almeno in attacco), una dimostrazione di forza fisica e atletica incredibile che ha letteralmente schiantato tutti i suoi avversari diretti (provate voi a giocare 36 minuti con quell'intensità). A inizio dell'ultimo quarto Ciani è stato costretto a richiamare in panchina un Martin che non riusciva più letteralmente a trascinare le gambe a forza di rincorrere il numero 23 biancoverde per tutto il campo. 

Anche Evangelisti ha provato a contenerlo col solo risultato di essere meno lucido nell'altra metà campo (il suo 3/13 dal campo parla chiaro). Roberts ha dominato la partita attaccando quasi sempre in isolamento e dal palleggio, battendo sistematicamente il suo uomo e nel caso di (rari) raddoppi liberando la palla per i compagni con una velocità che per la difesa di Agrigento è risultata spesso letale. Oltre a questo è stato un fattore anche in difesa dove, quando ha voluto, ha oscurato la vallata a Martin cancellandolo dal campo.
ENERGIE
Abbiamo nominato la stanchezza di Agrigento ed è un fattore da tenere in conto nel computo generale della partita. Un fattore sottolineato anche da coach Ciani:

"Oggi è affiorato il problema del consumo delle energie spese durante questi ultimi due mesi, sia sotto il profilo fisico che nervoso, dell’intensità e della lucidità. (...) Quando il gioco si è messo in salita e Siena ha alzato la difesa, noi non abbiamo trovato le energie per controbattere".

La Fortitudo è partita fortissima, forse proprio temendo un calo alla distanza dovuto a delle rotazioni più corte di quelle biancoverdi. Il problema è che quando la fuga si è rivelata vana la Moncada si è scoperta a corto di energie e con ancora due quarti interi da giocare. Il risultato si è visto nell'ultima frazione, dove la Mens Sana è sempre stata un passo avanti rispetto agli avversari e ha fatto sostanzialmente tutto quello che voleva. 

Su questa scia si inserisce anche la grande prova di DiLiegro, tanto in difficoltà nel primo quarto quanto straripante nel secondo tempo. Dane ha acquistato sicurezza col passare dei minuti ed è stato abilissimo a sfruttare i passaggi a vuoto della difesa agrigentina. Non ha fatto niente di diverso rispetto al primo quarto, ma lo ha fatto meglio, con più convinzione e contro avversari diretti stanchi e sfiduciati.

PICK AND ROLL
I lettori più affezionati (a cui vogliamo tanto bene) si ricorderanno che la settimana scorsa parlavamo della difesa sul pick and roll con cui Tortona aveva imbrigliato Bryant e la Mens Sana. A questo giro Agrigento ha messo in mostra varie soluzioni, da un semplice aiuto e recupero fino al cambio difensivo passando anche per raddoppi più intensi. Ma Bryant e i suoi compagni hanno sempre fatto circolare la palla velocemente, senza intestardirsi. Ancora più importante, il play americano questa volta non ha trovato grosse difficoltà nel battere in uno contro uno il suo marcatore di turno. E questo fa la differenza sempre e comunque.

I biancoverdi sono stati bravi nel trovare soluzioni efficaci sfruttando i propri punti di forza, mantenendo sempre gli uomini in movimento e disinnescando i pericoli che si presentavano di volta in volta. La velocità con cui la palla usciva dalle mani del palleggiatore sulle situazioni di pick and roll è solo uno degli esempi di questo tipo.

Non una partita di facile interpretazione quindi, ma una vittoria che ha molte facce, ciascuna fondamentale a suo modo.

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