sabato 21 novembre 2015

Un bagliore in attesa di far passare la nottata

Non è mancato molto che questa partita non si giocasse. A giugno Agrigento è andata a una partita di distanza (in realtà poche giocate) dalla promozione in Serie A. La Mens Sana è andata a una partita di distanza dal restare in Serie B. Si trovano a metà strada. Prima di ampliare lo sguardo su chi c'è di fronte, ha senso contestualizzare il momento della Mens Sana: dai guai fisici (recenti) di Roberts e (reiterati) di DiLiegro alle quattro sconfitte in cinque partite, dal mal di trasferta alla severità di un calendario che non ha aiutato a mimetizzare la competitività al momento relativa della squadra, fino alla mancanza dello sponsor per non far mancare niente dal calderone... è un momento in cui tutto sembra più nero di quello che è. Un bagliore, prima ancora che un risultato, è quello che serve come l'ossigeno in attesa che passi la nottata.

COSA E' AGRIGENTO
La Moncada non ha i giocatori più forti del girone, non ha l'organico più forte, ma è un gruppo che lavora insieme da anni e non solo va rispettato per il metodo di lavoro ma va anche temuto per quello che ha costruito a prescindere dal maggiore o minore talento di altri. E che l'anno scorso da neopromossa, certo come in una favola ma non per caso, l'ha portata a una giocata o due dalla Serie A, in finale con Torino. Tre anni e mezzo fa la Fortitudo vinceva la Serie B, un anno e mezzo fa vinceva la Silver, e al primo anno in Gold è andata com'è andata, la scorsa stagione. Sempre, anche oggi che in categoria ha uno status, con l'umiltà e il disincanto della continua scoperta, della matricola che affronta avversari importanti come se non fosse ormai importante anche lei

CHI E' AGRIGENTO
Rispetto alla squadra della promozione, coach Franco Ciani ha cambiato gli americani. In area c'è il centrone bianco di 2.06 Scott Eatherton, che in area porta anche 2.9 stoppate di media oltre a tanta legna. Sul perimetro c'è Kelvin Martin, 55% da due e 46% da tre con 16.6 punti di media. E magari un po' di voglia di rivalsa, in memoria dei tempi di Lucca. In ala Evangelisti (14 di media) e Chiarastella sono due garanzie, ma soprattutto in regia da sei giornate deve fare a meno per infortunio di uno dei giocatori centrali del progetto tecnico, Alessandro Piazza. Un passo in avanti l'ha fatto Andrea Saccaggi, uno che ormai la bellezza di dieci anni fa doveva venire a Siena, poi l'anno dopo raggiunse il gemello Renzi nella Treviso (provvisoriamente) di Ramagli: viaggia a 17.6 punti di media col 52% da due e il 46% da tre. 

COSA FA AGRIGENTO
La Fortitudo è la terza difesa per punti subiti, con 71.8 di media, e quella che difende meglio sulla linea da tre punti, concedendo il 29%, brava a togliere agli avversari anche punti facili dalla lunetta: gli avversari tirano 14 tiri liberi di media, solo Reggio ne concede meno. Ed è la seconda miglior squadra del campionato per recuperi (e perse avversarie, a seconda dei punti di vista). Per questo non è necessariamente un appiglio per gli avversari, ma forse solo un effetto collaterale dell'aggressività, il fatto che perda 15.3 palloni di media, terza peggiore del girone. Forse è un appiglio migliore il fatto che concede 11.6 rimbalzi d'attacco di media (quartultima), migliore soprattutto per la Mens Sana che sotto i tabelloni avversari è la migliore del campionato (13.4). Ma parliamo pur sempre di una squadra che ha la solidità offensiva di chi si appoggia molto al tiro da due, con un pregevole 54%, mentre tira poco (penultima) ma molto bene da tre: il suo 40% da oltre l'arco è secondo solo a Scafati.

COSA HA FATTO AGRIGENTO
In otto partite, Agrigento ha già perso tre volte. Ha perso due volte nelle ultime tre partite, già sorpresa a Casalpusterlengo in una partita dall'andamento bizzarro, prima ancora della sconfitta sicuramente più preventivabile in casa con Ferentino pochi giorni dopo nel turno infrasettimanale. Si è rialzata con un convincente successo la settimana scorsa a Rieti. Di quattro partite in casa, la Fortitudo ha già perso due volte, compresa la seconda giornata in volata contro Agropoli quando ancora non si era capito quanto valesse. Contare sull'effetto sorpresa, contro una squadra che ha questo bilancio recente e questo bilancio casalingo, è praticamente impossibile 

LA CLASSIFICA
Già raggiunta da Omegna prima di giocare, in caso di sconfitta la Mens Sana sarebbe raggiunta sicuramente anche da una tra Roma e Barcellona che giocano contro, e anche da Biella-Casalpusterlengo uscirà una diretta avversaria che muoverà la classifica, mentre anche da Reggio Calabria c'è da aspettarsi movimento dopo l'arrivo in panchina di Frates al posto di Benedetto. Per questo la Mens Sana ha bisogno di usare la partita di Agrigento per rimboccarsi le maniche di una reazione e mettersi in condizione di tornare a muovere la classifica a sua volta a partire dalla settimana prossima quando, passato questo tremendo mese e mezzo di calendario, vincere o perdere dipenderà molto meno dal valore delle avversarie (rispetto alle ultime gare) e molto più da sé stessi: fino a metà gennaio, in quasi due mesi, l'unica VERA big che si troverà sarà Ferentino nel turno post natalizio. Se tutto va come deve andare, è l'ultima tappa di questo (temuto e fin qui avvenuto) giro di schiaffi. Poi se non si gioca da Mens Sana, sono tutte big insuperabili, e si è già visto almeno un paio di volte. 
COSA CHIEDERE
Nessuno pone limiti alla provvidenza, e la Mens Sana in stagione si è dimostrata capace di fare dei colpi. Ma il realismo, incrociando il valore dell'avversaria coi valori espressi di recente dalla squadra di Ramagli, impone di fissare come punto di partenza del ragionamento un pronostico chiuso. Con la serenità di partire da qui, quello che va chiesto alla Mens Sana nella terza e ultima trasferta siciliana della stagione, è di invertire il trend in trasferta, magari per il risultato ma intanto per i segnali lanciati e le sensazioni trasmesse. Qualcosa di diverso dalle non partite di Barcellona e Omegna, ma anche (forse è il pericolo più attuale) dall'ineluttabilità della sconfitta contro una squadra più forte che si è respirata a Trapani. Far vedere di poter tornare a competere in trasferta come fu a Scafati, dandosi così gli strumenti tecnici e di consapevolezza per mettersi in condizione di sbloccarsi sul serio in trasferta alla prossima più abbordabile occasione, tra due settimane a Roma. Un segnale.

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