giovedì 19 novembre 2015

Campagna abbonamenti permanente

Un mese fa in occasione della seconda partita interna stagionale con Casale chiudeva la campagna abbonamenti. Al dato di 1500 tessere staccate. Non trionfale. Non fallimentare. Opinione personale, soddisfacente.

C'è stato tempo di rifiatare dopo quella spinta forte. C'è stato in tempo per incanalare la stagione sul piano della routine sportiva (poi se si sta dietro ai risultati, il momento buono non arriva mai: non si può essere in emergenza permanente). Un mese è abbastanza per aspettarsi che cominci la fase-due. Una campagna abbonamenti permanente che duri tutto l'anno per portare la gente al palazzo OGNI partita. Non basta aver coinvolto 1500 persone a inizio anno e stop. Non è un vezzo, è una necessità.

La riflessione nasceva così, in attesa di essere rilanciata in un periodo di quiete dopo un'estate torrida per la marea di cose da fare (e fatte). Il ragionamento nasceva a prescindere, quello che è successo nel frattempo aggiunge elementi di riflessione. Con Reggio Calabria il dato ufficiale dei presenti al palasport è stato di 1899 persone. Tantissimi abbonati evidentemente non si sono neanche presentati, visti gli ampi vuoti: niente di nuovo, l'anno scorso erano stati ancora più frequenti i casi di persone abbonate per sostenere il club, senza poi necessariamente andare alla partita.

Più attendibile ragionare sui biglietti staccati: meno di 400. Di cui un bel po' per il settore riservato ai tifosi di Reggio. Una partita di cartello contro una squadra di blasone con trascorsi in Serie A, contro giocatori di Serie A, e il risultato è stato questo. In linea con quanti erano i paganti che l'anno scorso si riusciva a convincere ogni settimana a venire al palazzetto per vedere una partita di Serie B. Contro Reggio Calabria era colpa dell'orario alle 14.15? Certo. Fast forward di una settimana: Mens Sana-Tortona, 1874 spettatori ufficiali, ancora meno di una settimana prima. Partita alle 20. Non va bene neanche alle 20? "Ai bei tempi" andava benissimo. E se non va bene a nessun orario, forse non è l'orario il problema

Solo a titolo di digressione, purché non distolga il focus dal centro del ragionamento che è altrove: nel frattempo il volley ha portato al PalaEstra, storica casa del basket e non di altri sport, 1400 persone. Certo, vediamo il resto della stagione, è solo una riflessione. Certo, con politiche molto aggressive che non fanno testo, ma nulla ha impedito anche alla Mens Sana di farne anche in maniera differente, semplicemente si sono fatte legittime valutazioni diverse, con pro e contro. Ma è un caso di scuola per dire che un certo tipo di lavoro, forse, può creare un bisogno anche laddove non era percepito.

L'affluenza dipende dai risultati? Certo che dipende anche da quelli, e peraltro la Mens Sana in casa non aveva mai perso quest'anno fino a qualche giorno fa... Ma sono buoni tutti a portare la gente alle partite perché la squadra vince... Sono finiti i tempi in cui bastava aprire le porte del palazzetto e la gente arrivava: per i giocatori, per le partite, per il senso di partecipare a qualcosa, di essere parte di qualcosa (il clic è questo!).

E non basta l'hashtag #lunchgame per portare la gente al palazzo. A Trapani per la partita alle 14.15 con la Mens Sana avevano organizzato partite delle giovanili in anteprima; c'erano menù a tariffa agevolata per mangiare al palasport prima della partita, magari in famiglia; c'erano promozioni allo store del palazzetto; c'erano degustazioni di specialità locali. A Trapani. Dove non manca la squadra di livello per portare la gente al palazzo. E non sono neanche idee incredibili, si può fare di meglio. Ma intanto sono idee, iniziative. Creare eventi attorno alle partite, magari coinvolgendo le eccellenze locali. 

Domenica ad Agrigento ci sarà il terzo tempo: l'anno scorso, quando ci si riempì tanto la bocca con l'idea di promuovere una diversa cultura della partita, quello della Mens Sana è durato fino al primo paio di sconfitte. Peccato. Casale ha messo in vendita i mini-abbonamenti per le sole tre partite del mese di novembre: i mini-abbonamenti, formula illuminata a metà strada tra gli abbonamenti stagionali e i tagliandi singoli, vanno tantissimo in Nba, e nei club europei con le politiche più illuminate. Magari gruppi di partite a tema, magari con venditori che piazzano pacchetti di biglietti, o che comunque vanno dagli acquirenti invece di aspettare che siano loro ad arrivare. Idee, iniziative. E si può fare di meglio, sono solo i primi esempi presi a caso dai comunicati sul sito della Lega.

Manca il personale? Chi c'è adesso non ce la fa a occuparsi anche di questo? Se è così, è un problema. Ma non può essere tutto riconducibile all'irrisolta mancanza di una figura che si occupi di vendere la Mens Sana verso l'esterno, primariamente agli sponsor. Bisogna darsi una struttura. Questione di idee, iniziative. Non ci sono i soldi? Con la giusta inventiva e creatività, un bel po' si può fare a costo zero. Serve qualcuno che ci pensi.

E se anche ci sono dei costi, sono guadagni futuri. Mal contati, molto mal contati, ma per rendere l'idea, 500 biglietti per ogni partita sono almeno 100-120mila euro in più a fine stagione, 1000 biglietti sono 200-250mila euro in più a fine stagione, 1500 biglietti in più (significa 3000 presenti al palazzo, non 10000) sono 300-350mila euro in più a fine stagione. E così via. Su un budget come quello della Mens Sana, fanno la differenza. E quindi?

4 commenti:

  1. Come tifoso, completamente d'accordo.
    Spero leggano e prendano spunto anche i vertici di Mens Sana Basket 1871.
    Un lavoro di marketing come quello proposto nell'articolo sarà utile anche dovesse arrivare il sospirato Main Sponsor.....

    (ma arriverà?? al momento la situazione sembra la trasposizione del "deserto dei tartari". Anche nel nostro caso il tempo passa e dello sponsor in arrivo, solo voci, chiacchericci, ipotesi ma nulla di concreto).

    Aspettiamolo, si, ma facendo qualcosa..

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  2. appunto. non voleva essere la scoperta dell'acqua calda, quel "ci vuole qualcuno che curi il marketing" che ormai è diventato un cliché, un tormentone.

    non è più, come ho scritto, un superfluo vezzo da fighetti pavoni che vogliono darsi delle figure che non possono permettersi. è che di un certo tipo di lavoro oggi la Mens Sana HA BISOGNO per portare soldi che non ci sono. ne ha bisogno per portare gente, che porti numeri, che portino sponsor, che portino soldi che non ci sono.

    non è un capriccio, non è gigantismo: è sempre di più una necessità, tanto più senza main sponsor. oltre a un modo per guardare al futuro e allargare una base che gli anni delle vacche grasse non hanno allargato (proprio perché a queste cose si è dato un peso diverso).

    ha un costo? non è detto, dipende dal tipo di iniziative. le idee e la creatività servono a quello. ma se anche ha un costo, è comunque trascurabile rispetto al beneficio: nel post ci sono delle cifre chiare.

    è evidente a tutti che alla Mens Sana oggi i soldi non avanzano per dare uno o due stipendi in più, ma PROPRIO PER QUESTO c'è bisogno di un certo tipo di lavoro. gli spettatori (oltre che gli sponsor) non arrivano più da soli.

    c'è stato tanto da fare, è stato fatto tanto da giugno in poi. su questo blog se n'è sempre parlato, mai trascurato. perciò questo post esce adesso e non è uscito (ma poteva uscire) a luglio, ad agosto, a settembre. siamo a novembre, la parte di lavoro straordinaria è passata, non è più troppo presto per parlare di queste cose.

    non è per insegnare niente a nessuno, non è per fare i professori, non c'è la presunzione di spiegare come va il mondo e declamare ricette magiche. la dedizione non è in discussione e ognuno fa il suo lavoro, col rispetto dei ruoli di sempre. il nostro lavoro è quello di fare da stimolo, e lo rivendichiamo

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  3. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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