martedì 31 ottobre 2017

Come giocherà la Mens Sana di Matteo Mecacci

"Griccioli ci ha messo la faccia, ma c'eravamo tutti noi dello staff, siamo tutti colpevoli. E per questo daremo più delle nostre forze per far fare alla squadra quel salto di qualità che ancora non ha fatto. (...) Rinnegare quanto fatto finora sarebbe da vigliacchi e non professionale. (...) Non siamo tutti uguali: a un allenatore piace giocare in una maniera, a un altro in un'altra. (...) Proveremo delle novità, forse saranno anche difficilmente assimilabili dalla squadra. (...) Ho detto alla squadra che vorrei che fossimo uno 'swing team', versatile, con tanti assetti diversi".

Sono solo alcuni estratti di come Matteo Mecacci si è presentato per la sua seconda esperienza da capo allenatore della Mens Sana dopo l'esonero di Giulio Griccioli. Da cui cominciare a capire le caratteristiche che ha senso aspettarsi dalla sua Mens Sana.

Mecacci è lo stesso che era già in palestra fino a ieri con Griccioli. Viene da dentro, non da fuori. E' logico aspettarsi che qualsiasi strada tecnica percorsa fin qui dalla Mens Sana sia sempre stata condivisa e portata avanti insieme - seppur con una comprensibile e naturale dialettica interna - da parte di tutto lo staff tecnico. D'altra parte, se alla Mens Sana di Griccioli veniva contestato che giocava male, Mecacci sbaglierebbe a non cercare di cambiare.

"Avevo promesso che ci saremmo divertiti: in cinque partite mi sono divertito mezzora in tutto contro Agrigento", ha detto Guido Bagatta alla presentazione del nuovo coach. Ecco, l'ultima volta che si è visto Matteo Mecacci in questo ruolo era l'anno della ripartenza dalla Serie B con promozione in A2. La stagione che non si poteva fallire e che, caso unico tra le tante big appena rinate, si è riusciti a chiudere centrando quell'unico obiettivo possibile. Missione compiuta. Ma non si può certo dire che quella era una squadra da schiantarsi dal divertimento.

Oggi cambiano il contesto, i giocatori e l'impostazione di squadra, per carità, sicuramente anche i diretti interessati, ma per quanto vale i trascorsi indicano che forse è più giusto aspettarsi da Mecacci virtù non legate all'intrattenimento, quanto piuttosto al pragmatico raggiungimento di obiettivi. E forse è anche più "centrato" chiedergli questo. "Siamo convinti che questa squadra debba lavorare molto. (...) La squadra ha bisogno di migliorare, e Mecacci è la persona perfetta per questo", è stata invece la prospettiva sul cambiamento offerta da Lorenzo Marruganti, inquadrando tra le righe dove si cerca una discontinuità e insieme cosa ci si aspetta dal nuovo.

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Partiamo dalle rotazioni: anche sulla base di come si è arrivati al cambio di panchina, e magari anche per convinzioni personali, è logico immaginare una maggiore responsabilizzazione dei pivot della squadra, dunque Vildera e Simonovic. E' la premessa anche per un maggiore impiego di Devin Ebanks da "4", con conseguente diminuzione di spazio nel ruolo per altri. E con conseguente cambiamento delle spaziature in attacco che rischia di complicare ulteriormente le cose, in assenza di adeguati automatismi. Ma sarebbe un errore non continuare a impiegare Ebanks anche da centro tattico, sia perché c'erano alcuni benefici evidenti, sia per non stravolgere alcuni punti di riferimento.

In queste prime cinque giornate indicativamente Ebanks giocava una quindicina di minuti da "4" e una ventina da "5". E' verosimile immaginare un'inversione delle proporzioni, come minimo. Fin qui ha giocato circa 35' di media anche Elston Turner. Portarlo provvisoriamente attorno a quota 30 finché non sarà tornato veramente in forma, anche per non averlo morto nei finali di partita, nel frattempo aprirà gli spazi per gli scenari di "versatilità" accennati da Mecacci, magari minuti con in campo il doppio play Saccaggi-Borsato, o il doppio esterno Casella-Sandri (soluzione che dopo il precampionato senza Turner si è vista sempre di meno, se non nei quintetti con Sandri da "4").

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I cambiamenti delle rotazioni, a partire da un più esteso uso di Ebanks in un ruolo diverso da quello in cui finora era la prima punta della squadra, presuppongono un cambiamento dei giochi d'attacco. Non totale, sicuramente non per ora e forse mai. Qualche indicazione è emersa dai due allenamenti della prima giornata di Mecacci: magari si proverà a introdurne due-tre nuovi per attivare il "4", piuttosto che farlo giocare di sponda, condizione necessaria per spostare Ebanks. Giochi che auspicabilmente permettano di creare tiri più costruiti, magari piedi a terra, per Turner, il cui attacco finora ha vissuto quasi solo di uno contro uno, al massimo con l'aiuto di un blocco, ma sempre inventando con la palla in mano.

Gli americani sono per forza la miccia necessaria per accendere anche tutti gli altri. Se poi loro hanno il talento per rendere comunque, sebbene spremerli non sia sano, sono gli italiani quelli che hanno più bisogno di un sistema che, nelle pieghe dei giochi, provi a renderli utili per i loro pregi nascondendone i limiti. Passano da qui le speranze di trovare risorse aggiuntive credibili al solo show degli americani. Magari cominciando a correre un po' di più, a proposito di cavalcare le caratteristiche dei singoli. Ma oggettivamente è difficile che si possa arrivare a qualcosa del genere in tempi rapidi, semmai come ricaduta di tutto il resto. Così come ragionevolmente dovranno arrivare poi anche soluzioni individuali e a zona necessarie per proteggere le pecche di un gruppo non di difensori.

Non si sa se questa squadra arriverà mai a giocare bene, figuriamoci aspettarsi che lo faccia già domenica con Eurobasket: è questione di cosa aspettarsi realisticamente dalla squadra dopo così poco tempo, ma anche di cosa aspettarsi dopo un "mischione" di input così differenti nel giro di pochi giorni, che rischia verosimilmente confondere chi non sempre ha dimostrato di aver le idee chiare anche prima. Dopo meno di una settimana di lavoro sarebbe comunque difficile arrivare a una diversa identità di gioco, più sensato (ma è un'opinione personale) aspettarsi qualcosa attorno al doppio impegno casalingo del 19 e 26 novembre contro Cagliari e Latina. Una reazione emotiva, questo sì, potrebbe esserci in tempi brevi, e sarà questo, più che qualsiasi cosa provata da Mecacci in così poco tempo, a dare nell'immediato eventuali cambi di rotta.
 



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