lunedì 30 ottobre 2017

L'ultima pagina dell'era di Giulio Griccioli

Alle 17 Giulio Griccioli, allenatore della Mens Sana, si è presentato in sede per una riunione da lui stesso richiesta a Lorenzo Marruganti, direttore sportivo della Mens Sana, per confrontarsi dopo la sconfitta di domenica a Scafati. Alla riunione, che a seconda delle ricostruzioni è durata venti minuti o due ore e mezza, ha trovato Filippo Macchi, rappresentante della famiglia proprietaria di fatto della Mens Sana, arrivato apposta da Napoli - dove si era trattenuto dopo la partita - per comunicare a Griccioli la decisione di sollevarlo dall'incarico. Nella mattinata di martedì è previsto che il coach passi a salutare la squadra. Esonero, dopo cinque giornate. Tre sconfitte - a Casale, Trapani e Scafati - e due vittorie - con Agrigento e con Napoli - giusto per ricordare chi c'era di fronte e come sono andate queste cinque partite.

E' il primo esonero della Mens Sana dalla sua rinascita, dalla Serie B, del 2014. L'ultimo che si era visto a Siena era stato 19 anni fa Luca Dalmonte, che durò 14 partite e saltò dopo dieci sconfitte. Incidentalmente proprio Dalmonte è anche uno dei due allenatori, insieme a Capobianco, di cui ha vissuto un esonero in carriera Lorenzo Marruganti, a Teramo.

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Con una mossa dal sapore di lasciare un segno dopo tanti mesi dietro le quinte, la nuova proprietà dopo i soldi ci mette anche la faccia, forse nel giorno in cui a farlo ci guadagna meno e ne esce peggio. Filippo Macchi ha preso la decisione al termine della partita con Scafati. Con un invito alla riflessione ma non l'opposizione da parte del presidente Guido Bagatta, che comunque non risultava nel fan club di Giulio Griccioli. Magari sono cose che si dicono e basta, ma risulta che la decisione sarebbe stata la stessa anche se la Mens Sana avesse vinto, motivata dall'atteggiamento con cui la squadra è scesa in campo.

E peraltro l'andamento della gara di Scafati rende complicato pensare che la squadra abbia giocato contro l'allenatore, perché altrimenti se questo era lo scopo - seppur grazie alla metamorfosi di elementi... "sospetti" - non si capisce perché non abbia "deciso" di giocare anche il secondo tempo agli stessi miserabili livelli del primo, o perché - sempre se quello era lo scopo - non avesse più efficacemente "deciso" di partire bene e poi sparire nella ripresa... No, a volte la dietrologia non regge. Ma a proposito di bar sport, gira anche la riflessione per cui l'improvvisa accelerata - rispetto  a una più fisiologica decisione dopo un eventuale passo falso domenica con Eurobasket - sarebbe motivata dalla paradossale paura per cui, se sul campo di una big come Scafati si è perso di tre dopo aver giocato così, magari la squadra cominciava a vincere e la possibilità di cambiare allenatore non si sarebbe più ripresentata.

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E' sicuramente una chiacchiera, ma il fondo di verità è che la mossa maturava da tempo. All'esterno non era mai sorprendentemente mai trapelato nulla (anche da queste pagine si era evitato, auspicando una soluzione costruttiva) ma la decisione arriva al termine di un periodo che va avanti da mesi. Tanto che la domanda è: perché non farlo in estate? Quando Griccioli avrebbe potuto vagliare altre soluzioni e le fondamenta di una stagione importante sarebbero state gettate da chi effettivamente si voleva alla guida della squadra. La risposta arrivata è: per dare un'opportunità a Griccioli. La proprietà era nuova, piuttosto che prendere subito una decisione del genere, peraltro non banale da comunicare alla piazza, ha deciso di vedere cosa il coach avrebbe dimostrato di fare. Si vede che cinque partite sono bastate.

Tra i tanti momenti di discussione rimasti privati, ce n'è uno che però non può non fare parte della ricostruzione dei fatti: un incontro a Firenze ad agosto tra Griccioli, Macchi e Bagatta. Che finisse con una separazione tra le parti era un'eventualità chiara per la società, ma il coach ne era uscito invece rilanciando la propria figura. Forse l'onestà di dire chiaramente ad agosto che si preferiva affidare la squadra a un altro avrebbe evitato oggi di esonerare un allenatore al 30 ottobre e vederlo restar fermo un anno. Ancor prima c'era la possibilità di spingerlo verso quella Piacenza che invece ha rifiutato, per rimanere ad allenare una squadra che doveva essere costruita (prima di rompere il salvadanaio) con un budget inferiore di 15mila euro a quello dell'anno prima.

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Il giudizio alla proprietà sul lavoro svolto in palestra arrivava e arriva da chi è a Siena con le competenze e le mansioni per farlo. Lorenzo Marruganti conosce i nuovi soci da gennaio e da allora ha condiviso le proprie idee sul futuro anche nell'ottica dell'annunciato programma triennale della nuova proprietà, che sul piano tecnico si è affidata completamente a lui. Il crollo della seconda parte della scorsa stagione ha reso difficile valutare in maniera univoca ed esaustiva il lavoro fatto l'anno scorso di Griccioli. Ma lì qualcosa si è rotto anche tra i due, tra Griccioli e Marruganti. Certo con peculiarità uniche (compresa la chat tra presidente e giocatori...) ma non è questa l'unica società che ha al suo interno componenti purtroppo anche variegate e pittoresche: normalmente però tutto è calmierato dal ruolo di filtro del direttore sportivo. Qui da un certo punto in poi è stato difficile immaginarlo sulla stessa pagina dell'allenatore. E questo non ha aiutato Griccioli a partire col piede giusto con la nuova proprietà e la nuova presidenza.

Giulio Griccioli era stato scelto (e aveva scelto Siena) in quella che obiettivamente era un'altra stagione della Mens Sana. Era il momento del passaggio delle consegne tra un'Associazione forte perché azionista di maggioranza uscente e un Consorzio salvatore della patria, con Giangastone Brogi uomo forte in società e Fabio Bruttini alla guida del Consorzio, che avrebbero portato alla scelta di Andrea Viviani per la presidenza del club. Oltre che uno dei migliori prodotti della scuola tecnica cittadina, Giulio Griccioli è un grande senese, a prescindere da tutto. Era stato chiamato anche per questo. E per portare la sua esperienza di come lavora una società vincente (avendoci passato dentro murato vivo giornate intere negli anni dell'eccellenza assoluta). Per questo poi si è sentito in diritto con il passare dei mesi di mettere bocca anche in questioni non strettamente tecniche, e questo lo ha reso inviso a molti (e molti erano già cambiati rispetto a chi lo aveva scelto). Non ha aiutato il fatto che in contemporanea le cose abbiano cominciato ad andare male sul campo.

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I tempi e i modi dell'esonero di Griccioli, sviscerati nella loro contraddittorietà, rubano la scena alle ragioni tecniche. Che ci sono, e hanno cittadinanza. Questa non è stata una Mens Sana bella da vedere, no. Se si parla di basket, quando Griccioli avrà modo di vagliare nuove opportunità lavorative, non porterà la pallacanestro di questa squadra come biglietto da visita delle sue credenziali. Per esprimere giudizi accettabili bisognerebbe aver visto questa squadra in palestra tutti i giorni, quindi non chi scrive, ma nelle cinque partite giocate ci sono indicatori sufficienti sulle abitudini di lavoro e il livello di disciplina di questa squadra. Risulta che Griccioli avesse chiesto da un paio di settimane alla società di venire a parlare con la squadra. Picche. A Griccioli è stato contestato lo scarso impiego di Simonovic: nei suoi progetti c'era di arrivare a un assetto di partenza con Ebanks da 4 e Simonovic da 5, ma a gennaio, nei tempi necessari perché la crescita del montenegrino fosse assorbita da una squadra una volta costruite le sue certezze.

Il finale di precampionato aveva fatto balenare il potenziale della squadra, ma da allora è cambiato il mondo: la Mens Sana ha perso un giocatore come Cappelletti fondamentale per la fisionomia, ha recuperato solo prima dell'esordio in campionato un americano fermo da due settimane dopo che l'altro è arrivato dopo gli altri perché era in galera. Un altro giocatore, Borsato, è arrivato subito prima della prima di campionato, si aggiunga la richiesta di far crescere i ragazzi (Simonovic in particolare) e una chimica obiettivamente difficile, tra squadra costruita in due tempi, un paio di ruoli coperti obiettivamente peggio degli altri e posizioni in campo (vedi lunghi) con equilibri tutti da trovare. Non c'è nessun alibi, visto quanto ci si ritrova in mano oggi al cambio di allenatore. Ma un contesto del genere oggettivamente ha un certo peso: ci si era ritrovati nella situazione in cui il vero precampionato lo si è fatto in queste prime cinque giornate di stagione. Invece adesso se ne ricomincerà di nuovo un altro, a seconda di quanto drastiche saranno le scelte di Mecacci.

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Matteo Mecacci era la prima scelta, non una scelta al risparmio. La leggenda narra di una indicazione precisa della proprietà su di lui mentre in tanti attorno invocavano Cesare Pancotto, già contattato per vie traverse anche in estate, e che sarebbe venuto anche a piedi, agevolato economicamente dal contratto ancora in essere con Cremona (che per quest'anno va bene, ma avendo chiesto un biennale...). Nessuno ha smentito l'idea per cui la fiducia in Mecacci è stato un motivo dietro la scelta di non salutare Griccioli già in estate: allora era presto per darlo in pasto alla piazza, tanto più con una squadra diventata poi sempre più ambiziosa, ma magari a stagione in corso... Eccoci qua.

Mecacci è l'allenatore della ripartenza, della promozione che non si poteva fallire (e che tutte le big appena rinate avevano fallito) dalla B alla A2. Poi ha fatto la scelta di tornare a un assistentato a fari spenti per crescere, che gli ha garantito un paio di anni di obiettivo quieto vivere: li ripagherà adesso tutti insieme, per vedere se l'esperienza alle spalle di Ramagli e Griccioli gli è servita veramente a crescere, in una situazione particolarmente stressante e non facile per il debutto in A2. Era il 22 ottobre 2013, dopo due giornate, quando subentrò a Russo - di cui era stato vice - sulla panchina di Lucca con Marruganti ds. Stavolta è il 30 ottobre, dopo cinque giornate.

E' una scelta di alto profilo dal punto di vista delle competenze molto più di quanto dica il curriculum. Viene da pensare con lacune da colmare altrove, a partire dall'esperienza. Ma quantomeno l'alternativa non è stato un bollito della panchina, come alcuni dei nomi rimasti a spasso, che sicuramente non avrebbe dato alcun senso alla stagione. Ha più senso allora rischiare puntando su un nuovo progetto tecnico sviluppando le risorse interne: a meno che non fosse arrivato un big vero della panchina, ma non tira aria, era in effetti l'unico motivo vendibile alla piazza per giustificare l'esonero di Griccioli. Non servirà a niente però senza il rispetto dei ruoli e senza tornare a mettere l'allenatore al centro del progetto tecnico: con Griccioli non è mai successo, ma il basket di qualità si fa così.



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