martedì 25 agosto 2015

Dopo dieci anni

Undici mesi fa eravamo qua a straparlare di Mens Sana come troppo grande, e ingombrante, per una realtà come la Serie B, anche un po' offesi per non aver trovato palazzetti adatti e un tappeto rosso per accogliere la discesa tra i comuni mortali di chi ha spiegato basket in Italia per un decennio. E' capitato di confrontarsi con tanti, e di scontrarsi con guappi di provincia a Piombino, col potere reale (e in quanto tale, "saputo esercitare") di Livorno, con la sfrontatezza della legittima ambizione di Cecina.

Di rado c'è stata la sensazione di essere stati trattati come si riteneva doveroso (il calendario con l'incredibile girone di andata, la tragicomica doppia sosta in pieni playoff promozione...) ma attorno alla Mens Sana c'è stata un'aura di blasone e rispetto inevitabile. La Serie A2, il doppio salto di categoria, annullano tutto: si torna nel mazzo, e quest'anno, in questo campionato, Siena sarà una piazza come le altre. Forse anche meno considerata di altre.

Siena è indubbiamente la piazza più importante del campionato. Lo è in A2 e sarebbe tra le più importanti anche in A. Ma non le viene riconosciuto. Ci sta che l'obiettività abiti altrove, non su queste pagine. Ma la Mens Sana è una parentesi rimossa della pallacanestro italiana (e oggi ignorata, nell'imbarazzo di riaprire una stagione di difficile valutazione). E' così perché sconta ancora il fatto di non essersi saputa vendere in passato per quello che è stata realmente, un'epopea del basket e dello sport, pensando allora con la consueta autosufficienza che l'importante era bastarsi a sé stessi e chi se ne fregava del riconoscimento esterno, che oggi arriva postumo solo dagli addetti ai lavori che guardano all'eccellenza cestistica, ma di rado arriva dai tifosi di basket.

Non adeguatamente riconosciuto così un blasone che le appartiene di diritto, sono quasi svaniti anche i riconoscimenti "di pancia", perché non è più l'anno dell'elaborazione del lutto più travolgente degli ultimi anni di basket, e nel frattempo si è dimostrato di aver ripreso un cammino. Non ci sarà neanche l'autorità inconsciamente riconosciuta d'ufficio a chi ha costruito uno squadrone e parte per vincere il campionato, come era l'anno scorso, perché quest'anno obiettivi e percorso sono diversi.

E sarà diversa anche la cornice che potrà offrire la Mens Sana: forse diversa - in bene? in male? - da quella che ha offerto l'anno scorso in Serie B; sicuramente diversa da quella che altri possono incarnare con numeri ancora maggiori, e Siena non sarà più il top della categoria. Ci sono squadre che porteranno più spettatori (Treviso, Reggio Calabria, Verona e Trieste hanno già dimostrato di poter andare sopra i 4000, si aggiunge la Fortitudo), ci sono altre piazze scudettate, ci sono società che hanno investito molto di più, c'è la Capitale.

Non è solo la iper-discussa questione di metabolizzare a livello sportivo la prima stagione non di vertice dopo dieci anni (compresa la B) in cui si è sempre vinto qualcosa, ma è anche il momento di fare i conti con una diversa percezione di Siena e del suo ruolo rispetto al contesto in cui si trova. Non azzerata, no. Ma diversa. La fase-due della ripartenza è anche questo: la consapevolezza del presente e la fame di tornare a scalare quelle posizioni. A livello sportivo, politico, progettuale, di cornice.

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