sabato 25 aprile 2015

Da Piombino a Piombino: la Mens Sana che la regular season consegna ai playoff

Va bene parlare di tutt'altro per qualche giorno, come se servisse a non far salire la pressione e lasciar preparare in santa pace il quarto di finale playoff con Piombino. Poi però anche troppi argomenti si sono accavallati e, arrivati al fine settimana, il basket non è più eludibile. E allora tanto vale tornare a parlarne in maniera leggera leggera (insomma...), tirando cioè una riga alla fine della regular season per dire in che condizioni la stagione consegna la Mens Sana al momento decisivo dell'anno, i playoff. Via col viaggio.

AGGREDITO IL CALENDARIO
Se sei la Mens Sana, costruita con un solo obiettivo, i risultati non bastano, conta anche come li ottieni. Ma sono quello che passa alla storia, quello che fa morale, quello che fa classifica. Per questo è stato fondamentale aggredire un calendario che ha mandato la Mens Sana rifondata fuori casa in 8 delle prime 12 partite giocate, sui campi di tutte le squadre andate ai playoff tranne Valsesia: di queste partite, la Mens Sana ne ha vinte sei su otto. Un rendimento - nato nel momento in cui non si era ancora costruita nessuna certezza - che si è rivelato fondamentale per marcare la differenza sulle avversarie più vicine: Cecina e Livorno all'inizio, Cecina e Valsesia più avanti.
  
LA DIFESA
Gran parte della stagione ha vissuto su momenti di grande altalena tra buon basket e cattivo basket, tra partite dominate e rimonte concesse agli avversari. Ma le fondamenta c'erano, in difesa: per quanto sempre apparsa perfettibile, con momenti di buco, quella della Mens Sana è sempre stata di gran lunga la miglior difesa del campionato. Cambiando pelle agli equilibri tre volte: quando ha messo in quintetto Parente al posto di Panzini, quando - più o meno contestualmente - ha cominciato a far partire Paci titolare e Chiacig dalla panchina, e poi definitivamente con l'arrivo di Biagio Sergio: troppo poco lo si è visto da centro atipico, in un ruolo d'altra parte ben coperto, ma la marcia in più nelle rotazioni - oltre al suo contributo di personalità, e tecnico - è non dover più ritagliare a Ranuzzi minuti da ala forte, né dover spremere Pignatti.

LA CHIMICA DI PARTENZA
Le brutte vittorie nascevano da una difficoltà oggettiva a trovare la chimica in una squadra composta da grandi individualità per la categoria. Ovvero far coesistere cinque giocatori da almeno una decina di tiri per la categoria, più un titolare aggiunto come Panzini, più due scommesse come Paci e Ondo Mengue, con in mezzo il play titolare - la stella - che partiva infortunato, andava aspettato e prima o poi andava comunque messo dentro, e un giocatore di grande personalità come Chiacig ma anche molto condizionante quantomeno sul piano tecnico. Guardare a quando c'erano di fronte tutte queste sfide da intraprendere e vedere ora l'attacco girare con un certo automatismo anche senza fermare la palla dà la misura del percorso fatto. La crescita dell'attacco ha dato un cambio di marcia alla stagione, quando si è equilibrato col ritrovato bilanciamento difensivo.

LA CHIMICA DI ARRIVO
A quintetti diversi con giocatori con caratteristiche diverse corrispondono pallacanestro diverse. Se in difesa la Mens Sana è arrivata a giocare in maniera abbastanza omogenea a seconda dei quintetti, in attacco la gestione delle diverse modalità non è banale. Matteo Mecacci racconta dell'importanza dell'aver semplificato il lavoro di gestione delle chiamate offensive quando in campo c'è un pivot come Chiacig o uno come Paci, quando c'è un play come Parente o uno come Panzini. Il risultato è un attacco che continua a fluire senza perdere ritmo.

LA SCELTA INIZIALE
La Mens Sana era costretta a fare risultato da subito, per mettere in chiaro il valore rispetto agli avversari senza crepe in cui potessero insinuarsi dubbi, e per avere la tranquillità di classifica nel cui alveo anche il lavoro di sviluppo e crescita settimanale potesse essere più costruttivo e tranquillo. Senza vissuto comune ma con la necessità del massimo risultato, la scelta di Matteo Mecacci è stata di lavorare da subito sulla difesa, cercando di vincere le partite così, e in attacco di speculare su alcuni evidenti punti di forza legati soprattutto al superiore talento individuale, cercando molto situazioni di post basso, uno contro uno e simili. Non esattamente il sinonimo della fluidità.

L'EVOLUZIONE
Quando le avversarie hanno cominciato ad adeguarsi, l'aggiustamento di Mecacci è stata di togliere più possibile queste chiamate fisse, dando sempre più spazio a un sistema di letture e dinamismo, non solo giocando su vantaggi precisi individuati all'interno della partita ma anche andando avanti nei giochi: penetra e scarica, sponde del pick-and-roll, e l'aumento dei tiri aperti è stato naturale, così come il maggiore bilanciamento di un attacco che comunque ha trovato così col lavoro i propri automatismi e gerarchie spontanee e non codificate, attorno a una maggiore profondità data, oltre che dall'arrivo di Sergio, anche dalla crescita di Paci e Ondo Mengue grazie anche al mutato e più adatto contesto tecnico. Paci è cresciuto, è meno condizionante in attacco e in difesa, ha aiutato a trovare ritmo offensivo a compagni che si esaltano in una situazione di maggiore atletismo.
  
LA CRISI
La ricerca di questa evoluzione tecnica è cominciata nel momento fin lì migliore, la vittoria in casa di Bottegone. Provando a dare una lettura della stagione, il cambiamento si è sommato ad altri fattori: i cambi di rotazione, con Parente titolare per Panzini e Paci per Chiacig, il diverso basket che ne è derivato, più il fatto che intorno a gennaio ci sono stati i massimi carichi di lavoro per poi alleggerirli fino alla brillantezza di oggi. Col senno di poi, la scatola nera della stagione comincia a rendere un po' più chiare le ragioni di quel mese di crisi post-natalizio.

IL TURBO
Se ognuno pare aver trovato indiscutibilmente il suo ruolo in squadra, quelli dal rendimento con maggiori margini di miglioramento (le cose funzionano anche senza chiedergli straordinari, confidando di poter chiedere un passo in più quando servirà mettere il turbo) sono i giocatori più attesi: Parente e Chiacig. Parente non è stato il giocatore visto fino all'anno scorso, ma è in crescita, quando segna è giusto che tiri tanto ma sta riuscendo a gestire al meglio anche questo ruolo in cui si mette al servizio della squadra. Chiacig ha saputo rendere anche con un minutaggio leggermente ridotto, è riuscito a dimostrarsi una marcia in più quando è entrato in campo con energia, comunque costringe le difese a fare delle scelte, può dare ossigeno conquistando possessi a rimbalzo, dà intimidazione in area. Non come elemento costitutivo, ma come valore aggiunto della squadra.

LA TESTA
Come arriva mentalmente la Mens Sana ai playoff? I fatti dicono che è un gruppo che si è trovato tutto l'anno di fronte alle aspettative di dover vincere per forza, capace di riuscirci anche soffrendo, anche con la pressione che hanno dato le sconfitte dell'andata a Cecina e Livorno, anche coi tarli che poteva lasciare l'eliminazione con Cento, anche con la capacità di mettersi alle spalle la crisi post-natalizia. I fatti dicono che in estate erano stati scelti giocatori mentalmente preparati a giocare per un certo tipo di traguardi, per il tipo di partite che arriva adesso, perché evidentemente vincere da favoriti non richiede la leggerezza di chi ci prova da outsider. I fatti dicono che la stagione ha allenato questo gruppo a giocare di fronte alle aspettative di 2500 persone in casa e col mirino puntato della partita dell'anno in trasferta.

Solo tra un mese e mezzo - si spera - si potrà dire se si è rivelato un percorso vincente, e riuscirci dipenderà anche da fattori incidentali e non solo dal metodo usato, ma sicuramente è stato un percorso con una sua logica. Che non significa aver ipotecato niente, ma sono basi solide con cui guardare ai playoff.

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