mercoledì 25 marzo 2015

Self control

Il livello delle direzioni di gara è mortificante, e penalizzante. Tanti giocatori della Mens Sana hanno uno status che spesso non sentono rispettato. Ma l'insofferenza sul piano nervoso è un possibile tallone di Achille che merita di essere approfondito senza appigliarsi a scusanti. In una stagione in cui è proibito sbagliare e contano anche i dettagli, essere pronti alle partite in cui ci si gioca tutto significa anche aver imparato a essere più forti di tutto, anche di ciò su cui non si ha controllo.

E invece spesso la Mens Sana il controllo sulle partite lo aveva, e ha rischiato di perderlo, proprio per essersi lasciati prendere la mano dalla mancanza di disciplina sul piano nervoso: essere più forti si dimostra anche così. Il tema meritava di essere affrontato da tempo, sin da quando a inizio anno era anche più comprensibile, ma la partita di Oleggio lo rende di attualità.

Anche coach Mecacci ha pubblicamente stigmatizzato più di una volta il fatto che la Mens Sana domenica si sia "innervosita in maniera stupida". Un flash: proprio quando la Mens Sana aveva riportato la partita in equilibrio al ritorno dal riposo dopo aver sfiorato la doppia cifra di svantaggio nel primo tempo, si è ritrovata addirittura in meno di un minuto - come una squadretta da poco - di nuovo respinta dal -2 al -9 di massimo svantaggio. Cosa è successo in mezzo? Una tripla subita da Ferrari mentre era in trance, due falli su di lui di Parente e Ranuzzi, i suoi tiri liberi, un fallo tecnico alla Mens Sana. Controllo perso.

E' la spia di un nervosismo generale che non ha ragione di essere. La pesantezza di una stagione da vivere sotto pressione ogni tanto riaffiora. Anche comprensibile a inizio anno quando un po' tutti dovevano capire dove erano capitati e potevano sentirsi sotto osservazione, lo è meno adesso che i risultati arrivano con continuità (otto vittorie di fila), che la squadra è dove voleva essere e che oltretutto ognuno (evidentemente non tutti, ma quasi) sta andando bene e comunque ha trovato la propria dimensione in squadra. Sul campo la risposta è la durezza, e l'arrivo di Sergio - per quanto dosato nel minutaggio - ha portato un'iniezione di "come stabilire il tono fisico e di durezza di una partita": se la tolleranza è alta, si faccia in modo di non esserne vittima ma di adeguarsi, se non approfittarne.
 
Ma l'eccesso di nervosismo non quadra da qualunque punto di vista la si veda. Innanzi tutto dal punto di vista dello stile "comunicato", che la Mens Sana ha autonomamente deciso di cucirsi addosso per questa ripartenza. E poi dal punto di vista della difesa dei propri interessi, se deve esserci una "strategia" di comportamento: ha più senso arrabbiarsi meno e "meglio", ovvero (quasi solo) nei contesti riservati dei confronti con gli arbitri o con le istituzioni sportive. Non vuol dire riesumare consuetudini del passato, ma una società di riferimento - come la Mens Sana aspira a essere in generale, e come sicuramente è in categoria - è così che si fa sentire.

Contemporaneamente instillando nei propri tesserati, tutti, il silenziatore o comunque la riduzione di quel pollaio di protesta continua, visto in alcuni frangenti di alcune partite, che agli occhi della controparte, o comunque dello sguardo esterno, finisce per diventare sinonimo di "can che abbaia non morde". Come i giocatori, anche la società plausibilmente non ritiene rispettato il proprio status: ma l'isterismo diminuisce il peso specifico percepito delle singole proteste, e quindi quanto vengono ascoltate; serve più alzare la voce meno spesso, ma in maniera più ferma e decisa, sempre se si ritiene che serva, lasciando poi che il rispetto acquisito faccia da tacito memorandum.

Non è un problema così grave come potrebbe sembrare parlandone con questa insistenza, ma questo è un gruppo di lavoro condannato al fatto che si sia molto esigenti nei suoi confronti, per quello che rappresenta. Resta comunque un aspetto non tranquillizzante se la mancanza di lucidità nei confronti del trattamento arbitrale non è figlia della mancanza di una strategia o comunque di una disciplina, quanto di un nervosismo incontrollato, pronto a esplodere in ogni momento. E quando può fare più danni. E' anche mantenendo il controllo che ci si dimostra da grande squadra.

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