sabato 27 febbraio 2016

Risarcimento

Non c'è verso di parlare di basket. Era il giorno buono per cominciare a pensare alla bella partita di questo weekend con Agrigento, lasciando decantare la mole perfino eccessiva di sviluppi degli ultimi giorni che ha bisogno di tempo per essere metabolizzata. Poi è arrivato il siluro, in realtà già vociferato il giorno prima e poi slittato di un giorno: la notizia del collega dell'Ansa e di agenziaimpress Cristian Lamorte sulla richiesta di risarcimento danni per 33.5 milioni avanzata dal curatore fallimentare della Mens Sana Basket a carico di tutti i componenti del cda e del collegio sindacale del club dal 2004 al 2014. Trentatre milioni. Il dettaglio è giusto leggerlo al link, qui proviamo a capire le implicazioni.

Questa novità arriva mentre vanno avanti da giorni le voci sulla chiusura dell'inchiesta. Vanno avanti più di quanto sarebbe comunque normale per un'inchiesta di cui a inizio anno era stata indicata come imminente la chiusura, entro fine gennaio. Ma nell'ultimo paio di settimane è stato un continuo cercare conferme che l'inchiesta fosse chiusa sulla base di voci che girano. Invece secondo quanto risulta, non sono ancora stati recapitati gli avvisi di conclusione delle indagini agli indagati, che è un passaggio preliminare necessario rispetto alla chiusura: tra la notifica di questi avvisi e le richieste di rinvio a giudizio o meno devono passare venti giorni, durante i quali le difese possono richiedere alcuni passaggi che in teoria potrebbero anche allungare leggermente i tempi. Ecco, alle ultime notizie questo conto alla rovescia dei venti giorni ancora non è partito perché gli avvisi non sono arrivati. Per capirsi: se fossero recapitati domani, le richieste di rinvio a giudizio non arriverebbero comunque prima di fine marzo. Poi esistono anche le indiscrezioni e le fughe di notizie, ma i tempi degli atti formali sono questi.

Questa richiesta di risarcimento è evidentemente legata per logica all'inchiesta Time Out ma viaggia a livello giuridico su binari indipendenti. A quanto pare è un atto dovuto da parte del curatore fallimentare, quindi non è detto che porti effettivamente a qualcosa. Intanto una rinfrescata di memoria. Oggi si parla di 33.5 milioni. L'8 maggio 2014, il giorno degli arresti, furono già sequestrati 14 milioni, di cui quasi 10 a carico di due delle undici persone a cui oggi viene richiesto il risarcimento. Piuttosto questa richiesta di risarcimento potrebbe essere l'atto che sblocca l'azione di responsabilità che la Giunta della Polisportiva ha deliberato da tempo nei confronti degli amministratori della vecchia società, tenuta in caldo finché le accuse non fossero state formalizzate: questa citazione non è un rinvio a giudizio ma contiene una quantificazione del danno, almeno sul piano dell'accusa.

Tra l'altro sono le parole della richiesta di risarcimento ad aprire una breccia bella grossa a favore dell'argomento che la Mens Sana Basket sia stata una parte lesa. Innanzi tutto si chiede il risarcimento "di tutti i danni subiti dalla Mens Sana Basket spa in liquidazione e dai suoi creditori", quindi la società è ritenuta danneggiata e non beneficiaria. Può sembrare banale, ma non lo è per tutti, vedi ipotesi di revoca dei titoli da parte della Fip. Ancora: dei 33.5 milioni, 22.7 di richiesta risarcimento sono "pari all'ammontare complessivo delle somme distratte dalle casse sociali (...) a fronte di fatture oggettivamente inesistenti", quindi ancora la Mens Sana sarebbe stata vittima di distrazioni di denaro, secondo chi ha scritto l'accusa. E poi ci sono 2.6 milioni di richiesta di risarcimento per "la perdita che il patrimonio sociale ha subito nel periodo in cui la società si trovava in una situazione di scioglimento". Quindi il curatore parla di un danno patrimoniale causato alla Mens Sana Basket. Mettendo tutto insieme, è tutto campo fertile su cui possono svilupparsi con successo una azione di responsabilità o una difesa dei titoli dalla revoca. Ci si capirà qualcosa di più il 6 giugno, giorno fissato per l'udienza.


ps: sul fronte della nuova Mens Sana, era il giorno del secondo incontro al Garden, promosso dall'Associazione. Anche qui, è bene affidarsi al resoconto dettagliato di chi c'era fisicamente, mentre qui proviamo solo a cogliere spunti. C'erano, tra gli altri, professionisti, aziende, persone con buona disponibilità. Forse la più grossa novità emersa è che si è parlato di almeno 12 imprenditori che hanno già dato l'adesione per il Consorzio, e il 1° marzo ci sarà un'assemblea aperta agli interessati come è stato a suo tempo per l'Associazione. A Varese, dove nel Consorzio ci sono una settantina di aziende, la quota minima di ingresso è 10mila euro annuali. A Trento, dove le aziende sono una sessantina, la quota minima è la metà. Moltiplicato per i 12 imprenditori che già ci sono, aiuta a farsi un'idea delle disponibilità minime in ballo, soprattutto se entro la costituzione del Consorzio di martedì il numero salirà ancora.

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