giovedì 11 febbraio 2016

Cosa succede adesso

Il tempo di far scoppiare la bomba e i dieci giorni che la Mens Sana aveva per darsi un futuro sono già diventati una settimana. L'assemblea dei soci è il momento della verità: ci sarà un domani? Ci si arriverà così.

Innanzi tutto la scadenza: il 18 febbraio. Quel giorno, oltre all'obbligatorio rinnovo delle cariche, l'assemblea dei soci, in particolare il socio di maggioranza quasi totale, la Polisportiva, ci si aspetta che si esprima in merito alle sofferenze di bilancio. Sono state fatte varie quantificazioni, ma in linea di massima si parla di più di 400mila euro che mancano per finire la stagione. Non servono tutti e subito, ma subito servono quantomeno interventi per porre rimedio.

Forse neanche subitissimo: due anni fa l'assemblea dei soci "della verità" era prevista per il 15 gennaio, c'era l'idea di mandarla deserta (senza la maggioranza dei soci) e di farla slittare alla seconda convocazione per prendere tempo. In realtà poi un mese e una settimana di tempo fu preso lo stesso dalla decisione di far certificare i bilanci a una società di revisione esterna. Perché in caso di intervenuti nuovi elementi, l'assemblea può aggiornarsi a nuova data, purché ce ne sia un motivo reale, altrimenti deciderlo comporta delle responsabilità penali in caso di dissesto.

A decidere sarà il socio "quasi unico" della Mens Sana Basket 1871, la casa madre, la Polisportiva, rappresentata dal nuovo presidente Antonio Saccone. Prevedibilmente il da fare sarà deciso in una giunta immediatamente precedente all'assemblea, in cui la giunta della Polisportiva (questi i membri della giunta) darà mandato al presidente della strada da scegliere.

Se non si saranno trovate misure adeguate, l'assemblea dei soci si troverà a mettere in liquidazione la società, situazione che non necessariamente porta al fallimento ma sicuramente alla morte sportiva della società, a cui automaticamente viene revocata l'affiliazione. Letale nell'uccidere ogni possibile futuro, l'arrivo di un liquidatore difficilmente avrà ricadute immediate sulla stagione in corso: ci vorrà del tempo (anche se logicamente meno dell'altra volta) per analizzare le carte, tirare le somme e cercare accordi per capire se si potrà finire o meno la stagione. Ma sarebbe comunque con una data di scadenza.

Le misure da adottare: nell'idea di salvataggio di Piero Ricci c'era un combinato disposto di tre misure più sostenibili (affitto Emma Villas, aumento di capitale, sponsor da 150mila euro) piuttosto che una sola di dimensioni complesse (super sponsor e/o super socio). A rigor di logica, la caduta di Piero Ricci, l'unica già effettiva (mentre il cda del basket resta in carica fino al rinnovo delle cariche), azzera quelle soluzioni. Che restano percorribili dalla Polisportiva (quella chiamata all'aumento di capitale o all'accordo sull'anticipo dell'affitto) ma non più dal cda del basket, in mancanza di un tratto di unione tra le due realtà, e dunque il basket dovrà elaborare una strategia diversa (che al momento non pare prevedere la dismissione di giocatori).

Già, perché la buona notizia è che istituzioni e cda del basket (con dimissioni già rassegnate, e dunque per chi verrà dopo) sono al lavoro. Continuano a fare incontri, continuano a sviluppare contatti. Sarebbe bello accogliere con ottimismo i resoconti che arrivano di un'accelerazione delle chiacchiere dopo che le dimissioni di massa hanno reso la questione di dominio pubblico. La verità è che, senza voler mancare di rispetto al lavoro di gente che si batte i piedi nelle mele da mesi con contatti di questo tipo (e andrà riconosciuto), i risultati raccolti fino a oggi insegnano ad aspettare i fatti. Ma si lavora.

La cattiva notizia è che istituzioni e cda del basket sono al lavoro ma separati, replicando (per motivi già in pancia da mesi) quella spaccatura nella ricerca della soluzione già vissuta ai tempi della Mens Sana Basket, quando a un certo punto c'erano due se non addirittura tre "squadre" al lavoro, che in teoria è una ricchezza, in pratica disperde gli sforzi. Una spaccatura insanabile, oggi come allora. E la sabbia nella parte superiore della clessidra diminuisce, minuto dopo minuto.

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