lunedì 13 luglio 2015

Mattia Udom, come torna da Agrigento

Annunciato oggi, Mattia Udom è il primo nuovo acquisto per la Serie A2 della Mens Sana. L'anno scorso era ad Agrigento, 17 minuti di media in A2 Gold nella squadra poi arrivata - pur dandogli un diverso spazio nelle rotazioni - a sfiorare la promozione. E' giovane, classe 1993, ma non più Under, segno che non è nella quota di quei due-tre giocatori del '94 o più giovani che vanno ancora presi.

Arrivato alla Mens Sana 17enne dall'Affrico, era tornato da undicesimo per l'anno di Crespi: trascorsi che solleticano le orecchie anche ai dissidenti storici (e comunque rassicura molti averlo visto qua coi propri occhi), anche se non è per questo che è stato preso, ma per il suo valore attuale e potenziale. Di questo può parlare con più competenza e argomenti l'amico Pietro Scibetta, collega di livello continentale, un altro portato altrove dal lavoro eppure colpito dall'ostinata mania di seguire con passione la squadra della sua città, quella che gli ha aperto le porte del basket. Buona lettura.


La stagione di Mattia Udom ad Agrigento è stata, semplicemente, quello che serviva a un giocatore reduce da una interessante "inattività", qual è stata di fatto la campagna 2013-14 con la Mens Sana di Marco Crespi.

In un campionato importante, cioè in una delle prime due serie, non aveva mai giocato salvo sporadicissime comparsate. Agrigento gli ha dato minuti, responsabilità, spazio, oltre alla possibilità di sciogliere quei muscoli che ne fanno - atleticamente parlando - un giocatore sicuramemte importante per la A2.

Ha diviso i minuti da ala grande con Albano Chiarastella, italoargentino capitano e icona dei siciliani, ma nel progetto iniziale di Franco Ciani l'uomo di Bahia Blanca avrebbe dovuto provare a dare minuti di qualità anche da ala piccola, contando su una maggiore dimensione fisica per quel ruolo ma con aspetti tecnici da affinare (palleggio, piedi, stabilità nel tiro piazzato).

Udom aveva dunque la possibilità ma anche la responsabilità di offrire cose diverse: verticalità, dinamismo, capacità di aggredire senza palla che a dire il vero non ha pienamente sfruttato, intestardendosi un po' troppo con il tiro da fuori che di certo non rientra ancora pienamente nel suo bagaglio tecnico.

Ecco, Udom "senza palla", arrivando con i tempi giusti dal lato debole e ricevendo in movimento potrebbe essere davvero uno che fa la differenza, parlando di attacco. In difesa anche, perché in pochi possono raggiungere le sue altezze per stoppare o arrivare con i suoi tempi in aiuto. Detto questo, ha ancora bisogno di concentrarsi sulle cose più concrete. Metterci il corpo dove serve prima di pensare alla giocata risolutiva, imparare a cercarsi le sue ricompense offensive piuttosto che reclamarle.

L'ossessione del volersi mettere in partita facendo canestro lo ha reso meno affidabile sul più bello, nell'ultima finale tra Agrigento e Torino. Cercando più la forma che la sostanza ha finito per perdere fiducia e minuti quando contava di più. L'esperienza siciliana resta positiva per lui, perché già così ha saputo essere un giocatore molto utile, lasciando inoltre l'impressione che ci sia ancora moltissima superficie da grattare, cioè qualità da sfruttare. 

Pietro Scibetta - per Palla al Cerchio

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