mercoledì 4 aprile 2018

L'uscita di scena di Bertoletti

L'addio di Francesco Bertoletti è uno dei passaggi di maggiore impatto (intanto emotivo) sulla stagione della Mens Sana. Alimentata dalla vaghezza voluta nella comunicazione ufficiale, è partita subito la rumba per capire le ragioni delle sue dimissioni da amministratore delegato e consigliere di amministrazione, e a seconda delle spiegazioni degli interessati o dei rumors di piazza si va dai motivi di salute a quelli familiari, da voci di offerte di lavoro altrove (ma non risulta imminenti) a quelle di diversità di vedute. Naturale che vada così. Non resta che prendere atto del calmiere della versione tranquillizzante della società: tutto a posto.
 
Come c'è da prendere atto d'altra parte dell'impatto, in chi non ne conosce le ragioni, che uno sviluppo del genere non può non avere: per come era percepito Bertoletti, per il fatto che presidente e a.d. di inizio stagione non ci sono più, per il momento di sofferenza economica nota e quotidiana in cui la decisione arriva (da affrontare ora con un Bertoletti in meno nel motore), perché a fine esercizio o a fine stagione sportiva sarebbe sembrato un decorso più naturale, mentre così è normale che la gente possa farsi delle idee, per carità magari anche sbagliate. Risposte qui non ci sono, certezze su come andrà adesso men che meno, ma fermarsi di fronte a un cambio del genere per tentare un paio d'osservazioni è d'obbligo.

Si è detto spesso che amministrare una società sportiva è molto diverso da una normale azienda. Il ruolo di risanatore di finanze disastrate non ha aiutato nei concorsi di popolarità, anche all'interno del club. Ma senza entrare nel merito del suo operato, di certo per le regole di ingaggio era una figura centrale. Al suo arrivo era stato naturale cucirgli addosso la figura mitologica, per metà umana e per metà calcolatore, di uomo dei conti, provvidenziale vista la realtà da cui si veniva, per fare le cose per bene (poi ogni epoca ha i suoi pregi e difetti, e non è sicuramente oggi il caso di guardare al passato con snobismo).

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Bertoletti è stato il primo pezzo che la nuova proprietà ha messo nella Mens Sana, arrivato in avanscoperta a lavorare a Siena anche prima che fosse ufficiale. Così la piazza ha conosciuto lui, prima della famiglia Macchi, anche se ovviamente è per conto dei Macchi che ha rivestito quel ruolo. Con un'interpretazione ampia delle regole di ingaggio, non estraneo al fascino dei riflettori, si è speso anche nei confronti dei tifosi, di cui è diventato un punto di riferimento negli incontri fatti. Quando c'è stato bisogno, si è preso sulle spalle la presidenza ad interim.

 Quando c'è stato bisogno, era nel suo ruolo fare il parafulmine nei confronti delle difficoltà e la galassia di persone a cui dovere spiegazioni. Così come da parafulmine era stata la decisione di avocare a sé le critiche, con lo scopo di evitarle alla squadra durante le difficoltà di metà febbraio. E' vero che doveva dirci qualcosa vederlo andare in cda a relazionare sullo stato dei conti al 28 febbraio (quelli sulla cui base dice oggi di aver lasciato i conti in ordine), ragionando sul fabbisogno per finire la stagione. Ma i più recenti interventi in occasione della presentazione di Corona e quello scritto sul Biancoverde News non sembravano posizioni da persona sulla porta d'uscita.

Risulta che la decisione sia maturata nel giro di poche ore, giorni, la lettera di dimissioni è di martedì sera. Più volte e in presenza di accadimenti diversi le dimissioni erano già state minacciate nel corso dei mesi. Stavolta però non ci sono stati passi per evitarlo. Francesco Bertoletti resta nella Siena Sport Network, proprietaria del 61% della MSB 1871, dove con Pietro Mele è socio di minoranza di fianco alla holding della famiglia Macchi.

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Quella di questi mesi è anche una storia di persone e di quello che di peculiare ognuno ha/aveva da portare. Più intraprendente Filippo Macchi, più quadrato Francesco Bertoletti, giusto per fare uso abbondante di eufemismi per rendere almeno un po' l'idea. Da una parte la proprietà, dall'altra l'amministratore delegato plenipotenziario: la convivenza nella quotidianità ha significato mettere ciascuno in discussione una quota dei pieni poteri su cui teoricamente si può pensare di contare in entrambi di questi ruoli. E le decisioni da prendere sono all'ordine del giorno, dell'ora, del minuto: la priorità è pagare prima i giocatori o i fornitori? Entrambi, è la risposta esatta. Ma dovendo scegliere, possono esserci idee diverse.

La dialettica tra posizioni differenti aiuta a trovare un certo equilibrio. Ma allo stesso tempo il confronto quotidiano non può che generare un logorio (posto che Massimo Macchi ha usato parole chiare per Bertoletti, che infatti continuerà ad avere rapporti di lavoro con la famiglia Macchi per altri incarichi assunti anche di recente). Quando Bertoletti aveva stilato un programma triennale (vedendocisi all'interno, ma resta valido anche dopo la sua partenza) Massimo Macchi in società ancora non c'era, la sua decisione di lasciare una parte delle sue attività per affiancare Filippo nella Mens Sana è successiva. E stare tutti e tre nell'organigramma - dev'essere stata una considerazione - aveva poco senso (tanto più potendo risparmiare una cifra che equivale l'ingaggio di un buon allenatore).

Infatti una spiegazione fornita alla tempistica delle dimissioni è che dall'inizio della settimana prossima Massimo Macchi trasferirà, come annunciato, il proprio domicilio a Siena, pronto a prendere in carico un piano già tratteggiato da Bertoletti per finire la stagione, intanto con quello che permetteranno di fare l'aumento del capitale sociale e un nuovo sponsor vociferato da tempo. E per quanto ci sarebbero già pianificazioni sulla prossima stagione, il rispetto per le situazioni attualmente aperte impone il decoro di aspettare a tempo debito per parlarne, dopo aver affrontato le difficoltà del presente.

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No, Massimo Macchi non può certo passare come un rimpiazzo di Bertoletti, perché il suo profilo di top manager è noto. Ma averlo per tre giorni a settimana, invece che full time, sembra comunque rendere necessaria una nuova figura, a cui si sta già pensando ma non sembra facile trovare il giusto incastro, che rilevi almeno una parte dei compiti fin qui ricoperti dall'amministratore delegato. Ora resta da vedere che tipo di equilibrio - analogo, migliore o peggiore - nascerà da un assetto con Massimo Macchi nell'equazione al posto di Bertoletti, col ruolo di presidente e amministratore delegato, e Filippo in quello di direttore generale/general manager. Cosa cambia per la Mens Sana? Impossibile dirlo ora: come già nella gestione delle difficoltà di liquidità, bisogna che a parlare siano i fatti. E poi saranno possibili valutazioni.

   

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