lunedì 15 gennaio 2018

Stelle Frullanti: Vildera et labora. Quando silenzio e sacrificio pagano

C’è rammarico. E c’è rabbia per la sconfitta interna della Mens Sana con Casale. Un ko che sa di beffa e di occasione sfumata. Perché è stato un match duro, decisamente faticoso, in cui l’opinione generale è che comunque Siena abbia avuto il grande merito di aver fatto giocar male la capolista, trascinandola in una partita tesa e fisica, forse fuori dalle corde della NoviPiù.
Ci sarebbero tante cose da dire. A partire dalla fatica di inizio gara nel trovare i canestri (vedi i primi 3 tiri di Saccaggi, per esempio: tabellata, palla persa e stoppata subita) passando per la reazione e il tentativo di allungo nella seconda metà di partita (tiriamo in causa ancora Saccaggi: 10 punti in fila per lui, a cui aggiungere anche alcune giocate di Ebanks e di un Turner forse meno evanescente rispetto ad altre occasioni).

E’ stata una Mens Sana operaia, che ha lottato provando ad andare oltre i propri limiti. Del resto, è questo il diktat per chi si trova in zona playout e deve provare a fermare la prima della classe. Se la si vede così, l’immagine della partita non può che essere Giovanni Vildera e non solo per i 16 punti e 16 rimbalzi alla sirena finale.
Giovanni Vildera (dalla pagina Facebook MSB 1871)
Lui, partito non come prima scelta nelle rotazioni di Griccioli prima e di Mecacci poi, si è ritagliato spazi importanti nelle gerarchie e nei minutaggi di squadra. Vildera ha sempre dato l’impressione di essere un grande lavoratore, di uno che preferisce “farsi gli affari propri”, senza crucciarsi troppo di ciò che tecnicamente gli manca. Anzi, consapevole di non essere il nuovo Tim Duncan, ha lavorato (e lavora) per migliorare le sue doti e cercare di mascherare i suoi difetti.

Insomma, un vero e proprio esempio. Soprattutto se si guardano i suoi sparring partner nel settore lunghi, Ebanks a parte. Le (non) prestazioni di Lestini e Simonovic contro Casale testimoniano questo concetto senza necessità di ulteriori commenti. Ne deriva che Giovanni Vildera oggi è un punto fermo nello scacchiere di coach Mecacci, anche se deve lottare, sacrificarsi e sbattersi sui lunghi avversari contro cui spesso è in debito di chili e centimetri. Senza lamentarsi, Vildera fa ciò che gli viene chiesto, sebbene sia faticoso, a tratti estenuante, altre volte onestamente impossibile.

Vildera fa tutto questo senza piangersi addosso. Un messaggio - tra le righe e implicito - non di poco conto, specie se consideriamo il contesto. Ovvero la domenica in cui la proprietà ha deciso di uscire pubblicamente con un pesante J’accuse agli arbitri. Lo sfogo di Filippo Macchi può essere condivisibile e giusto se lo si guarda dalla prospettiva di chi mette i soldi. Opinione strettamente personale è che simili iniziative in sala stampa siano poco eleganti e ancor meno utili. Perché alla fine dei conti, molto banalmente, non restituiscono 2 punti in classifica.

Serve un diverso aplomb. Un aplomb alla Giovanni Vildera, ragazzo di 22 anni che non è e non sarà mai (per caratteristiche) il go-to-guy che condurrà la Mens Sana alla salvezza ma che, proprio con il suo atteggiamento, indica quello che serve a questa Siena: lavoro duro, abnegazione e concentrazione, grande energia in campo e voglia di andare oltre i propri limiti, cercando di superare qualsiasi tipo di ostacolo. Fischi o non fischi compresi.

 
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