lunedì 27 novembre 2017

L'approvazione del bilancio, i mutati equilibri: la Mens Sana ha un nuovo padrone

A pochi mesi dal riassetto societario formalizzato nel giugno scorso, la Mens Sana va di nuovo verso un importante rimescolamento azionario, un nuovo passaggio di proprietà. Dopo Polisportiva, Associazione e Consorzio, tutti ancora presenti nella compagine societaria con percentuali calanti, nuova custode dello scrigno Mens Sana sarà la famiglia Macchi. Più precisamente la Siena Sport Network (detenuta a larga maggioranza dalla famiglia Macchi), attualmente al 34% del capitale sociale mensanino alla pari con il Consorzio: finora erano entrambi soci di maggioranza relativa, legati anche da curati patti parasociali per gestire insieme il club, che adesso andranno riscritti.
 
Con la novità aggiuntiva del cambio di presidenza che si profila (ma che col nuovo assetto societario ha a che fare solo indirettamente), questo passaggio di proprietà è il finale necessario - e già scritto da tempo - della laboriosa partita delle ultime settimane sul bilancio 2016/17: al cda di martedì 28 novembre è atteso il via libera alla bozza di bilancio, che nei tempi di legge sarà poi sottoposta all'assemblea dei soci per l'approvazione formale.

Era uno scenario da Mulino Bianco avere con circa due terzi delle quote sociali - come è stato fino a ora - tifosi, aziende del territorio e la casa madre. Il nuovo assetto fotografa invece in maniera più fedele la realtà soprattutto degli ultimi tempi sul piano dell'impegno economico. Che la famiglia Macchi col passare dei mesi potesse divenire proprietaria a tutti gli effetti della Mens Sana Basket 1871, dopo l'ingresso a parità di quote col Consorzio, era uno scenario non solo plausibile ma anche atteso se non auspicato da molti nelle lunghe settimane dell'inverno 2016/17 in cui l'unica speranza sembrava l'arrivo di un salvatore esterno su un cavallo bianco.

La pesante esposizione economica aveva rischiato, per il secondo anno di fila, di far di nuovo fallire la società in assenza di un soggetto economicamente forte alle spalle. Era quello verso cui ci si stava avviando, dopo essersi già giocati la carta del salvataggio popolare e poi averci provato con il Consorzio. Si cercava uno sponsor, è arrivato e si è rivelato l'antipasto di un piano più ampio, pensato da subito, anche se emerso di fronte all'opinione pubblica solo per gradi. Ci si era arrivati chiudendo in pari la semestrale per cassa, a spese dei conti della seconda parte della stagione, che hanno inciso (insieme ad alcune voci pregresse nei confronti dello Stato) proprio su quel bilancio che va ora in approvazione.

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Inizialmente indicata a 216mila euro, la perdita è cresciuta poi in queste settimane sulla base di nuove valutazioni contabili: non erano sbagliate o giuste necessariamente le valutazioni di prima o quelle di ora, tutti diranno che non si tratta solo di conti da fare ma anche di decisioni da prendere (in questo caso anche su quando contabilizzare certe voci), ed essendoci di mezzo le responsabilità legali degli amministratori ci sta che si tenda a ispirare queste decisioni a princìpi di prudenza. Nell'ultima bozza redatta, quella in approvazione al prossimo cda, le perdite per l'esercizio 2016/17 sono di circa 320mila euro, che si alleggeriranno di 50mila euro con il gettone di ingresso (chiamiamolo così per comodità) concordato con la famiglia Macchi al momento dell'entrata nel capitale.

Ma comunque troppo per aspettarsi che la Polisportiva metta sul piatto 27mila euro per mantenere il 10%, che l'Associazione (dopo i 44mila dell'anno scorso) ne metta 54mila per mantenere il 20%, e soprattutto che il Consorzio (già svenatosi un anno fa per trovare i 115mila euro per il ripianamento dell'esercizio precedente) metta altri 92mila euro, oltre ai circa 400mila di impegni già presi per la stagione, per mantenere il suo 34% di maggioranza relativa. Per questo ridare le carte è diventata, per tutte le parti in causa, in una certa misura una scelta ma in buona parte anche una conseguenza inevitabile.

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C'è chi ha parlato di una scalata della famiglia Macchi. Ostile? Sulla percezione esterna incide il fatto che la Siena Sport Network ha anche altri soci, che secondo quanto unanimemente riportato non sempre col proprio atteggiamento hanno aiutato la quotidianità e a volte anche la costruttività dei rapporti interni al club. Ma la famiglia Macchi, rappresentata a Siena soprattutto da Filippo, ha fin qui sempre dato l'idea di essere planata sulla Mens Sana con rispetto, non con aggressività. Certo, come già detto, è un messaggio bello che fa comodo esibire all'esterno quello di una compagine che ha a bordo una rappresentanza dei tifosi, della casa madre, delle aziende del territorio. Ma è un dato di fatto che trovata una società - come si è detto - in difficoltà, si poteva fagocitarla e basta, invece si è cercato di collaborare - per le ricchezze che ognuno poteva portare in dote - e non solo convivere con le altri componenti dell'azionariato.

Sicuramente in una società con un amministratore delegato plenipotenziario, le carte le dà lui, e di conseguenza il socio che rappresenta. Per fare un esempio, si può decidere di coprire le spese di una stagione cercando le risorse sul mercato degli sponsor per chiudere il bilancio in parità, oppure mettere in conto una perdita, sapendo che alcuni soci hanno più mezzi di altri per partecipare al ripianamento, privilegiando così nell'azionariato i soci più abbienti. Ma è solo un caso di scuola, sicuramente non un riferimento specifico: trovarsi oggi a coprire una perdita non può essere una scelta strategica dell'attuale a.d. Francesco Bertoletti, che neanche era in società nel periodo di riferimento del bilancio. E di risorse e sponsor la famiglia Macchi ne ha portati, a sostegno del budget, compresi sponsor ancora da annunciare, segnatamente un cementificio e un pastificio, che insieme portano più soldi della sola Soundreef. In attesa presto di una nuova figura societaria ad hoc
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Certo, è alla discrezionalità dell'amministratore delegato - chiamato a rispondere dei conti -  che si deve la scelta di contabilizzare nel 2016/17 non tutti i 100mila euro annui del contratto di Soundreef, come pareva fosse negli accordi al momento della stipula, ma solo la quota parte dal momento della firma alla chiusura dell'esercizio (144 giorni, pari a 39mila euro). Ed è vero che con questa scelta, della cui legittimità si è parlato prima, sono venuti meno circa 60mila euro (il resto del contratto da 100mila) di attivi nell'esercizio 2016/17, spostati nell'esercizio successivo. Ma nella sostanza non cambia niente, perché anche contabilizzando tutto nella stagione passata, quei 60mila euro sarebbero stati comunque da trovare per la ricostituzione del capitale dopo il ripianamento perdite. Per capirsi: a spingere gli altri soci verso la diluizione, non è tanto lo spostamento avanti o indietro di una posta, ma la loro valutazione sulla sostenibilità di un giochino diventato sicuramente più grande, rispetto all'anno scorso o a due anni fa.
Su questa valutazione di sostenibilità, col senno di poi, ha inciso sicuramente ad esempio la scelta di metà estate di innalzare il budget di circa 250mila euro, che ha sbilanciato gli equilibri. E pensare che paradossalmente, viste le conseguenze di oggi, tra i più entusiasti c'era stato il Consorzio, che oggi ammette di non poter tenere quel passo. E promotore della proposta era stato proprio uno dei rappresentanti del Consorzio, il nuovo presidente, mentre non era stato semplice convincere ad aumentare il proprio impegno la famiglia Macchi. Ma ragionando sul lungo termine, dopo aver varato un budget ben superiore a quello (già in forte perdita) dell'anno prima, non è improbabile che tra un anno si debba ricorrere di nuovo al ripianamento. Ed è un fatto che per onorarlo alcuni soci abbiano più capacità di spesa di altri. Siccome il piano di sviluppo elaborato prevede altri due-tre anni prima del pareggio, chi è realisticamente in grado di sostenere ripianamenti di questa portata ancora per questo arco di tempo? L'alternativa, se non uscire, è diluirsi.
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Da qui la scelta del Consorzio, che in verità col cambio degli assetti interni ha oggettivamente un po' cambiato passo e forse anche con questa scelta strategica ridisegnerà il proprio ruolo. Mantenendo aperti in maniera costruttiva i canali per concordare un percorso più possibile condiviso col nuovo socio di maggioranza, la scelta di fare un passo indietro - in un club comunque gestito da altri - nasce anche dalla considerazione che sia meglio avere un Consorzio sereno e in salute, piuttosto che spremuto nei suoi elementi guida come è stato la scorsa stagione, e sempre sotto la pressione di scadenze e spese forse al di sopra delle potenzialità attuali.
Ha senso che il Consorzio continui a essere nella compagine sociale come paracadute per ogni evenienza, capace di portare uno zoccolo duro dal punto di vista economico su cui poter sempre contare per tenere in piedi la società con le risorse del territorio. Non proprio come un'agenzia pubblicitaria per aziende di prima classe. Più forse come uno sponsor capace ogni anno di 300-400mila euro. E come qualsiasi sponsor di questa entità ha comunque un peso e un'influenza nella vita della società, paradossalmente anche più di quanto garantiscano le quote sociali.
E se si era creato un certo distacco a volte critico col mondo dei tifosi, non essere più padrone riavvicina naturalmente il Consorzio con l'Associazione, come rappresentanti della senesità e del radicamento sul territorio in una società che - dalla proprietà al presidente passando per l'amministratore delegato - non è molto senese. Per l'Associazione, d'altra parte, che ha già in piedi delle iniziative a riguardo, in questo momento è importante trovare le risorse per restare attorno al 15% (poi può essere qualcosa in più o qualcosa in meno) che le garantisca la rappresentanza con un membro in cda, per tenere a tutti gli effetti un piede dentro la società per continuare a svolgere la propria funzione di controllo e indirizzo, invece di rischiare di contare sempre di meno.  
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Il Consorzio ha deciso che parteciperà al ripianamento per circa 60mila euro. L'Associazione può riuscire a portarne in dote magari attorno ai 40mila, e non è detto che riesca ad andare oltre. La Polisportiva aveva manifestato l'intenzione di rimanere, seppur con una quota minima, e in effetti ipotizzando una partecipazione con 10-15mila euro (di più appare impensabile) si garantirebbe una presenza attorno al 3-5%. Tutti e tre messi insieme coprono un terzo o poco più del ripianamento necessario.

Al momento non c'è niente di deciso, è solo una stima approssimativa, ma si può immaginare un nuovo assetto in cui la Siena Sport Network avrà tra il 60 e il 70% delle quote, il Consorzio tra il 20 e il 25%, l'Associazione attorno al 15% e la Polisportiva una quota minima, mentre Danilo Bono (oggi al 2%) dovrebbe uscire. Che tradotto nel formato attuale significherebbe un cda con 6 membri SSN, 2 del Consorzio e 1 dell'Associazione, ma si va verso un cda a sette membri (4-2-1), senza escludere di scendere a cinque (3-1-1). Il nuovo cda entrerà in carica contestualmente all'assemblea dei soci che approverà il bilancio, la cui convocazione è prevista nel giro di un paio di settimane dall'approvazione della bozza da parte del cda.

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Certi aggiustamenti possono dirsi fatti solo quando il notaio li registra, ma come detto si profila anche un cambio alla presidenza. Il caso, e non altre motivazioni, vuole che coincida con i citati cambiamenti di equilibri societari. Ma in effetti il tempismo ben si sposa col cambio di una figura che era espressione di un socio, il Consorzio, adesso ben lontano dalla maggioranza, con circa un terzo delle quote della Siena Sport Network. La decisione è tutta di Guido Bagatta, che a fronte delle responsabilità amministrative che la presidenza comporta ha espresso la volontà che il suo incarico sia rimodulato, ad esempio in una presidenza onoraria.
 
Un passo di lato, non un passo indietro nel suo coinvolgimento nella Mens Sana, coinvolgimento che resterà immutato nell'operatività e nella quotidianità. La logica lascia pensare che l'incarico civilistico di presidente possa essere ricoperto ad interim dall'amministratore delegato Francesco Bertoletti, che ha già pieni poteri nella gestione societaria, una figura talmente diversa e distante dal campo da sposarsi bene con l'idea che nell'immaginario collettivo il presidente continui a essere Bagatta, seppur onorario. Una soluzione magari ad interim, immaginando che con la nuova stagione il presidente possa anche diventare direttamente Macchi. Massimo Macchi.
 
 
 
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