domenica 19 novembre 2017

Il tornado della prima sconfitta interna stagionale

Aver cambiato l'allenatore non ha deviato l'inesorabile cammino verso la prima sconfitta casalinga della Mens Sana. Neanche contro chissà chi di imbattibile. Se perdere in casa con Napoli era una figuraccia che si era riusciti in qualche modo a evitare, quel minimo la Mens Sana ha finito per arrivare a toccarlo cadendo al PalaEstra con Cagliari (80-86). Interrogandosi ora se diventerà la prossima tipica big incompiuta come ce ne sono tutti gli anni: Scafati, Reggio Calabria e Ferentino l'anno scorso, l'Olimpia Milano spesso in Serie A...

Proprio perché sensato, il successo del progetto tecnico di Mecacci parrebbe soprattutto questione di tempo. Ma intanto perdere non aiuta a crederci, e in verità siamo ancora a metà dell'opera. Sarebbe per questo interessante parlare di un attacco scollato, dell'idea emersa di attaccare la difesa col penetra e scarica dopo il primo pick and roll, dei piccoli in post basso, dei rischi di involvere in un attacco prevedibile e non di qualità, dei passi avanti o indietro dopo il cambio in panchina. Ma l'impatto di un risultato del genere, confermato anche da una contestazione come non si vedeva da anni, impone di guardare non solo al basket e all'immediato, ma anche a ragionare un po' sui massimi sistemi.     


IL GIOCATORE

Devin Ebanks. Ha fatto discutere il suo post su Instagram a fine partita, ma non essendo esplicito che si riferisca ai tifosi, si può escludere che si riferisca magari a qualcos'altro che è successo in spogliatoio? Ha segnato 38 punti su 80 di squadra, il 47.5%. Pur con qualche errore di troppo ai liberi (alla fine 1/5, che non è normale), anche nella moscezza del primo tempo era stato il migliore, 10 punti con 8 tiri. Nel secondo tempo di punti ne ha fatti 28. Per la precisione 18 in otto minuti nel terzo quarto, con Vildera di fianco invece di Simonovic (che alla fine ha giocato solo 5'28", dopo i 21' e i 15' delle prime due gare con Mecacci). Ancor più nel dettaglio 14 in due minuti e mezzo (dal 21'23" al 23'51") per prendere di peso la Mens Sana dal 32-41 e portarla in vantaggio 46-44. Il primo canestro della ripresa non di Ebanks è arrivato dopo 6'50".

Il problema non può essere un giocatore che fa 38 punti, se una volta sceglie una soluzione individuale (visto il deserto attorno, magari non c'erano alternative) o se non è un mastino in difesa (e comunque a volte ci prova). Cioè, sarebbe bello se facesse tutto questo come altra gente che in passato ha giocato a Siena, come leader che dà l'esempio per trascinarsi dietro tutti gli altri. Ma quando non si ragiona di dettagli da limare per essere al top, bensì di come non affogare, forse ci sono problemi più centrali che prendersela con chi segna metà dei punti della squadra, se poi in difesa non si tuffa su tutti i palloni. Magari è giusto pretenderlo con una forza proporzionale a chi in attacco non dà niente (niente), e tuffandosi su tutti i palloni almeno giustificherebbe i minuti che passa in campo. Se il problema sono quelli forti, figuriamoci quelli scarsi.


IL MOMENTO DECISIVO

Il brutto avvio di serata, quel 15-2 di parziale da metà primo quarto in poi per precipitare a -13 al 12', ha fatto iniziare la partita col piede sbagliato e dato fiducia a Cagliari, anche sbagliando otto delle prime nove triple tentate della gara. Ma dopo essere tornati in parità nel quarto periodo, la partita se n'è andata nel giro di pochi secondi a 3'30" circa dalla fine. Sul -2 Turner ha sbagliato la parità, Allegretti ha infilato il +5 ospite, Ebanks ha fatto fallo in attacco su Stephens e Rullo ha messo il +8. La Mens Sana poi è tornata anche -6 palla in mano, sbagliando con Saccaggi, ma è quella coppia di triple che ha scavato il solco. Cagliari fin lì era 7/22 da tre, 31.8%.


LA STATISTICA

Come dice la regola, senza i punti di Casella (ancora fermo) si perde. Come dice la regola, sotto il 41% da tre punti (ed è una percentuale bella difficile da tenere) la Mens Sana non ha mai vinto, anche se questa volta ha fatto un tentativo visibile a tirare molto di più, soprattutto in avvio (e 29 tiri da tre è il massimo stagionale). La regola sembrava anche dire che sopra l'ottantina di possessi si vinceva, invece stavolta a 90 possessi ha vinto Cagliari. E pensare che, nonostante questo passo elevato, si erano tenuti i sardi a 36 punti nel primo tempo, vicino al loro minimo stagionale di 34, prima di concederne 50 nel secondo tempo. Cagliari a questi ritmi, a cui è abituata, fin qui aveva subito 101, 101 e 99 punti: stavolta la Mens Sana si è fermata a 80.

La prestazione di Turner si commenta da sola: il primo canestro è arrivato al 16', il secondo al 31' dopo aver sbagliato sette degli otto tiri tentati fin lì. Il problema è evidente. Senza dunque assolverlo, anzi, non è il suo primo 3/12 in stagione (idem a Trapani, e 3/15 a Casale). Ma soprattutto considerando insieme i due americani, hanno comunque chiuso con 45 punti e 19/39 al tiro (48.7%): il loro mestiere. A preoccupare è ancora quanto arrivato dagli altri otto messi insieme: 35 punti e 12/34 al tiro (35.3%). Esclusi gli americani, sette giocatori su nove sono stati presi quando le disponibilità economiche erano ancora molto ridotte. Ma è quando sono "arrivati" i soldi che si è sbagliata la scelta del "terzo violino" (era Casella, poi con "l'upgrade" si è deciso di mettergli davanti Sandri): al di là della scarsa chimica naturale della squadra per come è stata costruita, aver sbagliato questa pedina è forse il più grande errore di mercato dell'estate

 
LA CHIAVE

L'anno scorso la Mens Sana ha perso cinque partite in casa. Cinque. L'ultima il 19 marzo, 82-87 con Ferentino. Tre settimane prima il -35 interno con Rieti era stata la peggior sconfitta interna della storia della Mens Sana, eppure non c'era stata la contestazione che c'è stata stavolta. Questione di aspettative, anche. Dire che "però si allenano bene" trasmette smarrimento. E se alla precedente gestione tecnica si contestava che la squadra non si allenava bene, oggi è un autogol dal punto di vista del messaggio dire "non serve allenarsi bene, serve giocare bene in partita". Che mina anche nei confronti dalla squadra l'idea di uscirne col lavoro.

Come ha fatto altre volte Griccioli, Mecacci a fine partita ha fatto un'analisi sui problemi di energia, invece che sui problemi di basket. Come ha fatto altre volte Griccioli, più o meno direttamente Mecacci a fine partita le responsabilità le ha addossate un bel po' sui giocatori. Torna in mente che Griccioli nelle ultime due settimane prima dell'esonero aveva chiesto alla società di incontrare la squadra, perché fossero i dirigenti a dare una scossa. Invece che con un incontro, la scossa la Mens Sana l'ha data col cambio di allenatore. Oltre a quello, cosa ha fatto la società nei confronti della squadra per pretendere un atteggiamento diverso da quello che si è manifestato non con Cagliari ma già altre volte? (e siccome se Dio vuole ora "società" è un concetto ampio, questo compito non è di chi fa i conti o di chi mette i soldi)


Che qualche azione per dare la scossa arrivi adesso - si è già parlato di giorni di riposo che saltano e di doppi allenamenti quotidiani - non era quotato, perché è una società che ha abituato a muoversi a furor di popolo inseguendo gli eventi, più che provando ad anticiparli con visione e acume. Più che sfogare la delusione per un rendimento non accettabile, qui c'è da capire costruttivamente qual è la via migliore per rimettere in piedi la stagione. Che poi un atteggiamento improvvisamente punitivo oggi, di pancia, non rischi di fare peggio, in un club in cui si sono stretti anche rapporti inopportunamente amicali coi giocatori (un bel po' di carota e zero bastone), è un aspetto che non è chiaro quanto sia stato valutato. Le scosse vanno anche sapute dare.


LA DICHIARAZIONE

Matteo Mecacci, allenatore Mens Sana: "La deriva che stiamo prendendo non mi piace per niente. Quando si lavora per la Mens Sana bisogna avere un atteggiamento diverso. Io non ci sto. La società prenderà i provvedimenti più idonei che ritiene di dover prendere. La squadra nei momenti di confusione si scioglie, questa è responsabilità mia, però serve anche qualcosa in più, sennò così non si va avanti: a questo gioco non mi piace partecipare. Voglio vedere un tuffo in più, un fallo in più... sennò non è sport, è teatro. A Siena c'è sempre stato tutto meno che teatro, c'è stata la guerra in campo: a tutti i livelli, quando giocavano l'Eurolega e quando si faceva la Serie B, e ci siamo sempre picchiati come fabbri (...). Non possiamo scendere in campo con paura, sennò questo palazzetto invece che la nostra forza diventa la nostra debolezza. Se la medicina è prenderli a bastonate e fargli fare i gradoni del PalaEstra si sbaglia. Io non sono in disaccordo con la decisione della società, perché quando fai queste figure bisogna che tu ti alleni. Ma la medicina va trovata in un altro modo".

 

LE ALTRE

La Mens Sana in questo momento ha solo tre squadre alle spalle, di cui due, Eurobasket e Napoli, affrontate in casa e battute con uno scarto meno netto di quando l'andamento della partita o il gap tecnico facevano pensare. La terza è la Virtus Roma, sconfitta in casa da Rieti ripartita dopo i cambiamenti fatti (Olasewere 28 punti all'esordio), la stessa Rieti che è lì a 6 punti in otto giornate come la Mens Sana e Treviglio che, raccolta con Napoli la seconda vittoria consecutiva e terza in quattro gare, sarà l'avversaria con cui si ripartirà dopo la settimana di stop per l'impegno di Simonovic in nazionale che ha costretto al rinvio della partita con Latina. E poi ci sono i quartieri alti: Casale resta imbattuta dopo aver vinto anche il derby piemontese in casa di Tortona. Tiene il passo a -2 solo Biella, vittoriosa ad Agrigento, mentre meno bene è andata in Sicilia per Legnano, sconfitta a Trapani e ora a -4 dalla vetta. A -6 oltre a Trapani c'è Scafati, sconfitta in volata a Latina.
 

  
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