lunedì 23 febbraio 2015

L'attesa della fine dell'inchiesta

Una pausa dalle chiacchiere di basket la impone il richiamo arrivato da uno striscione srotolato domenica al palasport, che ricordava il triste anniversario - passato sotto imperdonabile silenzio anche qui, proviamo a riparare - di quel 21 febbraio 2014 che ha segnato uno snodo fondamentale della fine della Mens Sana Basket: fu il giorno dell'assemblea dei soci della non approvazione del bilancio 2012/13 in perdita di 5.4 milioni e della decisione di mettere in liquidazione il club.

Molto è successo dopo, qualcos'altro poteva succedere e non è successo, ma di certo da quel giorno (e ancor di più dall'istanza di fallimento di aprile) è partito il conto alla rovescia verso quella camera di consiglio del 4 luglio finita con la dichiarazione di fallimento. Parole che forse avevamo rimosso, e semplicemente rievocarle riaccende il dolore per quei giorni, settimane e mesi che parevano da film. E invece era tutto vero. Ma a che punto è la giustizia?

I ragionamenti su archiviazioni, proscioglimenti, rinvii a giudizio, fasi dibattimentali, patteggiamenti sono prematuri fino alla fine dell'inchiesta. Inchiesta diventata di dominio pubblico con le perquisizioni del dicembre 2012 e di cui è nota solo la parte dei contenuti relativa ai provvedimenti già adottati, e alle relative carte: su tutti gli arresti dell'8 maggio, ma anche l'istanza di fallimento del mese prima, la successiva dichiarazione di fallimento, il pvc della Finanza... Da tutto questo sono emersi degli scorci. Se la parola fine la scriverà solo il terzo grado di giudizio, già per un quadro completo anche solo dell'accusa bisogna aspettare ancora la fine dell'inchiesta.

Dopo più di due anni, quanto manca? Se qualche mese fa si parlava dell'inizio del 2015, adesso l'attesa pare spostarsi intorno al prossimo maggio-giugno. Per quanto affidabile, non è un'informazione ufficiale, e magari può anche essere che chi ne ha il potere possa invece chiudere l'inchiesta domani, o tra una settimana. Ma è un'inchiesta che coinvolge molte persone, tra inquirenti, indagati e professionisti a vario titolo, e sicuramente la tempistica indicata pare quella necessaria perché giungano a conclusione le consulenze tecniche, presumibilmente di natura contabile e sui bilanci, che sono state commissionate.

Per il resto le bocce sembravano ferme da tempo sui vari filoni: l'operazione della cessione del marchio è ormai vecchia di tre anni; l'accusa di evasione poggia su una parte documentale in parte già esposta nel maggio scorsa, poi presumibilmente corroborata dalle varie collaborazioni, seppur aprendo magari nuovi rivoli; il fronte più fresco, quello della bancarotta fraudolenta, comunque è arrivato a conclusione in un certo senso con la dichiarazione di fallimento.

Intorno alle attese si sviluppa da tempo una narrativa anche fantasiosa, che prova a vaticinare il significato di tempi così lunghi: è anche comprensibile che succeda per una questione giudiziaria che coinvolge così tante persone (inteso come appassionati) e che arriva così dritta alla pancia. Ma resta una questione giudiziaria da affrontare con serietà, non come una scelta tecnica dell'allenatore su cui innescare il bar sport. E' il caso di riaggiornarsi quando ci saranno nuove informazioni tangibili per farlo.

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