mercoledì 4 febbraio 2015

Cento di gravità permanente

L'eliminazione della Mens Sana con Cento è stata un calcio doloroso. Farebbe già male nel senso di calcio nel posteriore, nel senso di buttati fuori dalla Coppa Italia. Che però non era un obiettivo stagionale: sempre detto, ed è giusto ripeterlo adesso, anche se le ambizioni di una squadra costruita come la Mens Sana vanno oltre quello che viene esplicitamente richiesto. Fa ancora più male però nel senso di calcio nel bassoventre, ovvero per il modo in cui è arrivata.

LA PARTITA - E' forse preferibile non consumare a caldo lo spazio dell'analisi, dell'approfondimento di questo 64-77 casalingo. Capire le ragioni tecniche, e quelle non tecniche, che reclamano urgente attenzione. I 27 tiri da tre presi, la zona a oltranza da attaccare, il 47% da tre avversario subìto, i 32 punti incassati in quell'incubo di terzo quarto, quel break di 24-4 che ha aperto la voragine negli ultimi sette minuti del periodo senza praticamente provare a fermare il naufragio dalla parità al -20, l'aggressività mancata, l'incapacità di tenere quasi tutti gli uno contro uno, i 14 rimbalzi d'attacco concessi... A una squadra senza i due lunghi titolari, Cutolo e Carretti...

SENZA ALIBI - In condizioni normali avrebbe anche senso evocare la perdita di lucidità - fisica e nervosa - di chi gioca la sesta partita in venti giorni. Ma proprio il doppio impegno settimanale di recente era stato una mano santa, e comunque alla (almeno) terza pessima figura stagionale ci si è già giocati il jolly per attenuanti del genere. Poi: contro una squadra arrivata in sei e senza due dei suoi principali riferimenti? Così come è ormai svuotata di senso la speranza - che infatti stavolta nessuno ha nominato - di una "sconfitta che fa bene", utile alla crescita.

(NIENTE DI) FORMATIVO - L'idea di tappa funzionale alla formazione di una cultura vincente, e di viverla come una preparazione che tornasse utile per i playoff, era alla base dello spirito con cui doveva essere affrontato questo impegno di Coppa. Tappa "allenante", visto il valore dell'avversaria. Ma, al di là di aver perso il treno per un'altra occasione "allenante" come la Final Four, se questa parentesi doveva essere utile alla crescita, riesce difficile capire come possa esserlo uscire dalla Coppa così. Giocando così, perdendo così, non c'è niente di formativo.

PRONTI. MA... - Anche se la Mens Sana ha giocato alla grande solo un quarto e mezzo su otto, e questo qualche riflessione può evocarla, aver vinto a Cento cambia drasticamente l'analisi di questa eliminazione, la complica forse. La Mens Sana non è inferiore alla capolista del Girone B, anzi (non parlo di valori sulla carta, ma di valori sul campo a fine gennaio). La Mens Sana non è impreparata e incapace di fronte ad avversari del genere. E' pronta. Ma i problemi che ci sono azzerano e superano il livello di cui si è capaci. 

CAPIRE - Molto a questo punto dipenderà dall'analisi che verrà fatta da chi ne è deputato, e responsabile. "Una partita vergognosa, indecorosa. Invece di fare una ulteriore passo avanti nella crescita ricominciata dopo Empoli, sono stati fatti due passi indietro a livello di atteggiamento: inaccettabile", ha detto Mecacci a fine serata. Parliamo della stessa malattia di un mese fa? O invece da quella la Mens Sana era guarita e non ci sono motivi per considerare questo diversamente da un incidente di percorso, arrivato quando la pazienza per metterli in conto è già finita? Oppure ancora è qualcosa di nuovo, o che covava, o che comincia ora, o che fa parte della natura di questo gruppo e che c'è da aspettarsi che periodicamente ritorni? 

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