venerdì 20 febbraio 2015

Riforma dei campionati, non facciamo scherzi

Domani il Consiglio Federale, eccezionalmente a Milano per la Coppa Italia, farà luce sulla prossima Serie A2. Non è detto che sia affare della Mens Sana, ma naturalmente l'auspicio sin dall'estate è che lo sia. E sin dall'estate, appunto, sono state prese delle decisioni sapendo che per la prossima stagione sarebbe andata in porto una riforma dei campionati di un certo tipo, e invece in questi giorni se ne sta ventilando un'altra...

L'idea di base è sempre stata quella, a partire dalla prossima stagione, di fondere in un solo campionato le attuali Serie A2 Gold (vecchia A2) e Silver (vecchia B1), con una divisione in due gironi da 16 squadre. Divisione non gerarchica o qualitativa, con un girone più forte e uno più debole, ma due gironi "equivalenti", tipo conference, che poi si incrociano a fine anno. Com'è noto, ed è un calcolo che notoriamente è stato fatto, chi dall'attuale Serie B riuscisse a essere promosso, farebbe dunque di fatto un salto di due categorie, dalla quarta alla seconda serie.

Nelle ultime ore si ventila un'altra possibilità: mantenere la distinzione tra Gold e Silver. Dunque la distinzione qualitativa, gerarchica, tra i due gironi. In Gold la retrocessa dalla A, dalla seconda alla dodicesima della Gold attuale e le prime quattro della Silver. In Silver le ultime due della Gold, dieci squadre dell'attuale Silver e quattro promosse dalla B. Una novità sarebbe proprio quest'ultima: quattro promosse dalla B e non più le tre inizialmente previste (anche se le tante defezioni lasciano aperta la questione), quindi non varrebbe più la roulette russa della Final Four tra le quattro vincitrici dei gironi.

Ai playoff si sfiderebbero le prime quattro della Gold e le prime quattro della Silver, azzerando di fatto la distinzione qualitativa di partenza, in presenza di pari diritto di accesso alle chance di promozione. Così emergono tutte le ragioni della decisione: i paletti di ingresso. Ovvero per fare la Gold aumentano i costi e servono palazzetti da 2000 persone. Chi non ne ha, vorrebbe avere accesso alla possibilità di giocare per la Serie A pur non avendone le credenziali. Per cosa? Per andare in Serie A con palazzetti da meno di 2000 persone? Più che una possibilità effettiva, pare un tentativo dei club in questa situazione (la difficoltà ad adeguarsi all'innalzamento dell'asticella di determinati requisiti) di condizionare il dibattito introducendo strisciante questa proposta.

Cosa cambia per la Mens Sana? Forse le cose peggiorerebbero (se promossa, si troverebbe nella terza serie invece che nella seconda), forse migliorerebbero (fare la terza serie costerebbe meno che fare la seconda), forse non cambierebbe niente (potrebbe puntare comunque al salto in A, passando dai playoff; e se facesse una stagione con la sola ambizione della permanenza in categoria cambierebbe ancora meno). Ma non è solo una questione di tornaconto, è anche una questione di serietà: da mesi si è decisa una riforma, e in base a quell'idea le società (come la Mens Sana) hanno programmato. Cambiare le carte in tavola adesso che si va verso la fine della "mano" minerebbe la credibilità del sistema, che risulterebbe falsato, a prescindere da chi ci guadagnerà e chi no. Chi decide, ci pensi.

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